Senza girarci troppo intorno, ecco la verità nuda e cruda: Berat, in Albania, vanta un aspetto visivo quasi unico al mondo. Guardando i versanti della collina, il visitatore si accorge che la città si presenta con file ordinate di vetrate rettangolari che sembrano osservare il visitatore. Fa quasi sorridere per quanto è sorprendente la “brutale” precisione di questa architettura, al punto tale che questa caratteristica le ha regalato il celebre soprannome di Città delle mille finestre. Son tutte abitazioni ottomane che, tipicamente bianche e costruite in pietra, si arrampicano le une sulle altre dando vita a un labirinto di vicoli stretti.
Mangalem, il quartiere tradizionalmente musulmano, si trova ai piedi della fortezza, mentre sulla sponda opposta del fiume Osum sorge Gorica, la zona storicamente cristiana. Entrambi i rioni sono protetti dall’UNESCO per la loro integrità strutturale e attraversare il ponte ad archi che li collega permette di notare come la pietra locale rifletta la luce solare in modo differente a seconda dell’ora del giorno.
La fortezza abitata sulla vetta
Sulla sommità del rilievo domina il Kala, un castello risalente principalmente al XIII secolo. Una cittadella che, persino adesso, ospita una comunità residente (è una caratteristica decisamente rara nel contesto delle strutture difensive europee): all’interno delle mura perimetrali, infatti, si trovano case private, piccoli orti e botteghe artigiane.
Con una piacevole passeggiata si possono scorgere i resti di antiche moschee e numerose chiese bizantine. Tra queste merita una menzione la Cattedrale della Dormizione di Santa Maria, sede del Museo Onufri, al cui interno sono protette con cure le opere del maestro iconografo del XVI secolo, celebre per l’uso di un pigmento rosso così particolare da essere studiato ancora oggi dai restauratori internazionali.
Attività all’aria aperta e puro divertimento
Poco distante dall’abitato storico, il paesaggio muta drasticamente lasciando spazio a una delle formazioni geologiche più spettacolari dei Balcani. Il fiume locale ha modellato nel corso di milioni di anni una serie di gole profonde, i Canyon dell’Osum, lunghi circa 26 chilometri. Pareti verticali di calcare, alte fino a 100 metri, racchiudono un ecosistema fluviale unico.
Gli appassionati di sport d’acqua frequentano questo tratto per il rafting, specialmente durante la primavera, quando il livello del fiume consente di navigare tra 8 cascate spettacolari che cadono direttamente dai bordi della gola. Una di queste, nota come “La Cascata dell’Amore“, crea giochi di luce particolari sulle rocce modellate dalla corrente. Non mancano formazioni naturali bizzarre, tra cui la “Porta del Diavolo” o la “Cattedrale”, nomi attribuiti dai locali a causa delle sagome evocate dalla pietra erosiva.
Chi ama il trekking può dirigersi verso l’adiacente Monte Tomorr, vetta sacra per la popolazione albanese e sede di pellegrinaggi annuali. Questa cima, che supera i 2.400 metri di altitudine, funge da parco nazionale e rappresenta una meta privilegiata per gli escursionisti esperti. I sentieri risalgono i versanti tra foreste di pini bosniaci e faggi, offrendo rifugio a una fauna selvatica che comprende orsi bruni e lupi.
Lungo le pendici sorgono piccoli santuari della confraternita Bektashi, luoghi di silenzio e riflessione che si integrano perfettamente nel contesto naturale. Molti viaggiatori scelgono i percorsi meno battuti per visitare la Cascata di Bogovë, una caduta d’acqua gelida e cristallina nascosta in un bosco fittissimo.
Perché vale la pena
Berat, per sua fortuna, è una destinazione il cui turismo predilige la sostanza alla forma e in cui l’accoglienza nasce da un istinto ancestrale. Inoltre, la città rappresenta un equilibrio singolare tra la maestosità della natura selvaggia e una resilienza urbana che ha attraversato imperi e trasformazioni politiche restando fedele alla propria estetica di pietra e luce.
Il valore aggiunto risiede nella possibilità di vivere un’esperienza stratificata: si possono sfidare le correnti dei canyon al mattino e ritrovarsi a cena tra le mura di un castello abitato la sera stessa, avvolti dal profumo del legno bruciato e del caffè.
In sostanza, questo angolo di Albania rimane una lezione a cielo aperto su come la bellezza possa sopravvivere ai secoli quando viene custodita con orgoglio e semplicità da chi la abita ogni giorno.
Foto Canva
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