Il viaggio verso questo angolo di Lazio, in provincia di Roma, riserva una sorpresa geologica di rara bellezza. Ci troviamo nel Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano e proprio qui, in un paesaggi primordiale che in molti paragonano all’Islanda, prende vita la Caldara di Manziana che rappresenta un relitto geologico di rara bellezza.
Si tratta, infatti, di una depressione circolare formatasi in seguito all’attività del complesso vulcanico Sabatino che, invece di collassare totalmente, mantiene ancora oggi una vitalità sotterranea visibile. A render il tutto ancora più surreale è che il suolo appare biancastro, simile alla superficie lunare, a causa della forte presenza di zolfo e della trasformazione chimica delle rocce locali.
I piccoli geyser laziali e il paragone con l’Islanda
Il viaggiatore che arriva alla Caldara di Manziana viene subito catturato dalla presenza di alcune pozze d’acqua che ribollono senza sosta. La mente di molti vola immediatamente ai famosi getti islandesi, i geyser incredibili che caratterizzano l’isola del ghiaccio e del fuoco. La realtà scientifica, però, svela un meccanismo differente: queste polle emettono anidride carbonica e idrogeno solforato che, salendo in superficie, creano grosse bolle.
L’acqua mantiene una temperatura ambiente, smentendo l’idea di un calore estremo. Si tratta perciò di un vulcanismo secondario in miniatura. Nonostante ciò e pur mancando le alte colonne di vapore di Reykjavík, il sito condivide con esse la medesima origine profonda legata al calore del magma che spinge i gas verso l’esterno attraverso le spaccature della crosta terrestre. Quindi sì, in qualche modo siamo di fronte a una piccola (piccolissima) Islanda.
Il miracolo delle Betulle bianche
C’è anche un altro aspetto che rende questo posto a poca distanza dalla Capitale davvero straordinario, ovvero la vegetazione. Al centro del bacino sorge un bosco di Betula pendula (detta anche Betulla bianca) e sapete qual’è il fatto sorprendente? Che sono alberi tipici dei climi freddi della Scandinavia. Ma invece sono proprio lì, a Manziana, con i suoi appena 369 metri di altitudine (ancor meno per la Caldara).
Se vi state chiedendo come sia possibile, la risposta è molto semplice: per una bizzarra combinazione di fattori ambientali. Durante l’ultima era glaciale, le betulle occupavano gran parte della penisola italiana, ma poi col riscaldamento successivo la specie si ritirò verso nord.
In sostanza, questo specifico fazzoletto di terra rimase una sacca di freddo grazie all’inversione termica, condizione che permise alla corteccia argentea di resistere pure a pochi chilometri dal mare e sfidando le leggi della latitudine.
Come funziona la visita della Caldara di Manziana
Il collegamento principale tra il centro del borgo e il monumento naturale attraversa la Macchia Grande, una fustaia di cerri monumentali estesa per quasi 600 ettari. Per essere più dettagliati, il percorso 262B unisce le due aree naturalistiche con un tracciato di circa 5 chilometri e mezzo.
Partendo dall’ingresso delle Colonie sulla via Braccianese, si segue la segnaletica gialla del sentiero dei Fontanili. Il fondo stradale battuto rende il tragitto agevole anche per le biciclette. Lungo la via, capita di incontrare gruppi di bovini e cavalli allo stato brado che si abbeverano presso le antiche strutture in pietra. Un’immagine davvero preziosa.
Norme di sicurezza e tutela dell’area
Trattandosi di un ecosistema delicato, serve prudenza lungo i tracciati segnati. I gas risalenti dal sottosuolo risultano pesanti e tendono a ristagnare nelle zone basse, soprattutto in assenza di vento.
Bisogna anche mantenere sempre la distanza di sicurezza dalle rive delle pozze gassose per evitare di inalare concentrazioni elevate di tali sostanze. Infine, ricordatevi del rispetto del suolo che protegge le radici delle betulle secolari, un tesoro botanico che rende questa escursione un’esperienza quasi assurda.
Foto Canva
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