C’è un momento, nel cuore dell’inverno, in cui l’Etna smette di sembrare una montagna mediterranea per trasformarsi in un paesaggio primordiale che nulla ha da invidiare ai ghiacciai del Nord Atlantico. Chi sceglie di risalire il versante nord verso la Grotta del Gelo si trova immerso in uno scenario che richiama l’Islanda: distese infinite di neve che coprono campi di lava nera, crateri che fumano nel gelo e un silenzio assoluto in cui ogni tanto si avvertono solo forti folate di vento.
In questo contesto, a 2.040 metri di altitudine, si nasconde un paradosso geologico: un tunnel di scorrimento lavico che custodisce al suo interno ghiaccio perenne, un abisso bianco che batte nel petto infuocato del vulcano.
Genesi: un frigorifero naturale nato dal fuoco
La storia della grotta inizia con una delle eruzioni più imponenti dell‘Etna, quella del 1614-1624 (sì, è durata ben 10 anni). Durante questo evento, la lava fluiva verso valle creando dei canali; la superficie, raffreddandosi a contatto con l’atmosfera, si solidificò formando un involucro esterno rigido. All’interno di questo “tubo”, la lava incandescente continuò a scorrere fino a esaurirsi, lasciando una galleria vuota.
La Grotta del Gelo deve la sua sopravvivenza al ghiaccio grazie alla sua morfologia a sacco: l’ingresso è situato in una posizione più elevata rispetto al fondo della caverna. Essendo l’aria gelida più densa e pesante di quella calda, questa scivola all’interno della grotta e vi rimane intrappolata. Tale fenomeno dà vita a un isolamento termico perfetto che permette alla neve filtrata e ghiacciata di non sciogliersi mai, nemmeno durante le ondate di calore africane.
Foto di Enrico Zappala’ – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
L’escursione invernale: il percorso tecnico
Raggiungere la grotta durante la stagione fredda è una sfida classificata per Escursionisti Esperti (EE/EAI). Il tracciato principale segue una parte della Pista Altomontana, partendo solitamente dal Rifugio Ragabo o da Piano Provenzana.
Va specificato, tuttavia, che sebbene l’accesso al versante non sia precluso ai privati, l’estrema difficoltà di orientamento tra le colate innevate e il rischio di vetrato rendono l’escursione autonoma possibile esclusivamente ad alpinisti esperti dotati di traccia GPS e attrezzatura tecnica; per tutti gli altri, l’accompagnamento con una Guida Vulcanologica autorizzata resta l’unica scelta sicura per gestire le insidie del vulcano e accedere all’interno della grotta in totale sicurezza
- Distanza e dislivello: l’itinerario copre circa 16-18 km (A/R) con un dislivello positivo di più o meno 800 metri. Con la neve fresca, i tempi di percorrenza possono estendersi fino a 8-9 ore.
- L’ascesa tra le “Sciare”: il cammino attraversa inizialmente boschi di pino laricio, per poi aprirsi su distese laviche chiamate sciare. Con le temperature rigide, queste distese diventano deserti bianchi dove i segnavia possono essere sommersi. Un punto di riferimento intermedio fondamentale è la Grotta dei Lamponi (1.745 m), un’altra imponente galleria lavica che offre riparo per un check dell’attrezzatura prima dell’ultimo strappo.
- Il tratto finale: l’ultimo chilometro è il più duro. La pendenza aumenta e il vento modella la neve creando accumuli insidiosi o lastre di ghiaccio vivo (vetrato). Qui l’orientamento diventa critico: senza un GPS e una buona visibilità, il rischio di smarrimento tra i crateri laterali è elevato.
Entrare nell’abisso: l’esperienza interna
Una volta raggiunto l’ingresso, spesso parzialmente ostruito da imponenti accumuli nevosi, si scende nel cuore del vulcano. L’interno è un tripudio di formazioni glaciali: stalattiti e stalagmiti di ghiaccio limpido che in inverno raggiungono il loro massimo sviluppo, unendosi talvolta in colonne trasparenti. Il suolo è una lastra di ghiaccio estremamente scivolosa che richiede precisione millimetrica nei movimenti.
Foto di Marcoetna – Opera propria, CC BY 3.0, via Wikimedia
Equipaggiamento e Sicurezza
La preparazione per questa spedizione non ammette errori:
- Hardware: sono indispensabili le ciaspole per i tratti di neve fresca e i ramponi tecnici in acciaio per la progressione su ghiaccio e l’esplorazione della grotta. Una piccozza è caldamente consigliata per i tratti più esposti.
- Protezione: il caschetto è obbligatorio per proteggersi da eventuali crolli di frammenti lavici o ghiaccio. La stratificazione dell’abbigliamento deve prevedere un guscio tecnico capace di resistere a temperature percepite anche di -15°C.
- Illuminazione e GPS: all’interno della grotta regna il buio assoluto; è necessaria una torcia frontale potente con batterie di riserva. Un dispositivo GPS con traccia pre-caricata è vitale per gestire eventuali fenomeni di whiteout (nebbia fitta e neve che annullano l’orizzonte).
Va specificato, inoltre, che in anni di nevicate eccezionali l’imboccatura della grotta può essere completamente sommersa dalla neve. In quel caso, l’escursione diventa una “caccia al tesoro” dove bisogna letteralmente scavare per trovare l’ingresso. Le guide vulcanologiche organizzano regolarmente spedizioni invernali alla Grotta del Gelo, ma lo fanno solo con clienti ben equipaggiati e quando le condizioni meteo sono stabili.
Foto di copertina: Enrico Zappala’ – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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