Ci sono posti che colpiscono prima ancora di entrarci. Pitigliano è uno di questi. Arrivando da sud, dopo una serie di strade tortuose tra le colline della Maremma, il panorama si apre su qualcosa di difficile da descrivere: un borgo arroccato su uno sperone di tufo, con le case che sembrano crescere direttamente dalla roccia, fondendosi con essa in sfumature di giallo ocra, fino a diventare un tutt’uno con la rupe. Di sera, con l’illuminazione notturna, sembra sospeso nel vuoto.
Arrivando da sud, Pitigliano si staglia come un presepe di case e torri scolpite nel tufo. Il primo colpo d’occhio è l’acquedotto mediceo (1636-1639): quindici arcate, due delle quali monumentali, che portavano l’acqua dalle sorgenti del Meleta fino alle cisterne cittadine.
Prima ancora di varcare le mura, è già chiaro che questo posto è diverso da tutto quello che si è visto nel resto della Toscana.
La storia: etruschi, ebrei e il titolo di “Piccola Gerusalemme”
Inserito fra i borghi più belli d’Italia ma in realtà non sempre affollato, Pitigliano non ha una sola storia — ne ha almeno quattro sovrapposte. Il territorio era abitato già nel Neolitico, ma sono gli Etruschi a lasciare le tracce più spettacolari: le Vie Cave, profondi corridoi scavati a mano nel tufo con pareti alte fino a 20 metri, il cui utilizzo è ancora oggetto di dibattito tra gli studiosi. Strade di comunicazione, canali, percorsi devozionali o trincee difensive: l’ipotesi più accreditata è che servissero come vie di collegamento tra i villaggi e le necropoli.
Dopo la promulgazione delle bolle papali del 1555-1569, che imponevano nuove restrizioni agli ebrei dello Stato Pontificio, molte famiglie lasciarono Roma, Viterbo e Orvieto per trovare rifugio nella contea degli Orsini. Pitigliano si rivelò accogliente: i nuovi arrivati poterono riavviare botteghe, filiere tessili e attività di prestito, contribuendo alla crescita economica del borgo. La convivenza portò in breve tempo alla costruzione della Sinagoga, già nel 1598.
Da poche unità la comunità ebraica di Pitigliano raggiunse oltre 600 fedeli, meritandosi l’appellativo di Piccola Gerusalemme. Per oltre quattro secoli la comunità ebraica è stata al centro della vita cittadina, ma è solo nell’Ottocento che, a causa della migrazione verso centri maggiori, il numero di ebrei inizia a diminuire. 
Durante l’occupazione nazista (1943-44) il paese si distinse per una rete di solidarietà: molti contadini nascosero famiglie ebree nelle cantine e nei poderi della valle del Lente. Per questo coraggio, il 18 marzo 2002 lo Yad Vashem di Gerusalemme ha conferito il titolo di “Giusti fra le Nazioni” a diverse famiglie pitiglianesi.
Cosa vedere: le cose da non perdere
Le Vie Cave
Lo avevamo già incluso nei 20 borghi più spettacolari d’Europa. Ma anche in quelli più belli da vedere in inverno. Pitigliano, insomma, è unico.
Sono la firma degli Etruschi sul paesaggio e l’esperienza più fisica che Pitigliano offre. Strette fenditure scavate nel tufo con pareti verticali che in certi punti raggiungono i 20 metri d’altezza, percorribili a piedi tra boschi e vegetazione. La più accessibile è la Via Cava di San Sebastiano, ad ingresso gratuito.
Per chi vuole l’esperienza completa, il Parco Archeologico Città del Tufo include anche la Via Cava di Poggio Prisca con ricostruzioni di siti etruschi.
Il Ghetto ebraico e la Sinagoga
Attraversando l’antica Porta di Piazza Petruccioli si entra nel dedalo di vicoli medievali. Dal 25 aprile 2016 una passerella panoramica di 400 m collega via Santa Chiara a piazza della Repubblica, correndo a mezza costa lungo il masso tufaceo: offre viste spettacolari sulle vallate e conduce all’ingresso del Quartiere Ebraico, oggi restaurato e dotato di pannelli multimediali che raccontano riti e tradizioni. 
Nel ghetto si trovano la Sinagoga (visitabile tutti i giorni eccetto il sabato), il forno delle azzime, la macelleria kasher e la cantina kasher — dove ancora oggi si produce un vino rosso da uve Sangiovese e un bianco da Trebbiano e Malvasia. La macelleria e la cantina sono scavate direttamente nel tufo.
Palazzo Orsini e i musei
Il Palazzo Orsini, trasformato tra Quattro e Cinquecento in elegante residenza rinascimentale, ospita al suo interno il Museo Diocesano (dipinti e oreficerie dal XIII al XVIII secolo), il Museo Archeologico con reperti etruschi provenienti dalle vie cave e l’Archivio vescovile.
Da non perdere il cortile interno con pozzo esagonale e loggiato a due ordini.
L’Acquedotto Mediceo
Il simbolo visivo di Pitigliano è questo: un acquedotto del XVII secolo con quindici arcate in tufo che fa da portale d’ingresso al borgo. Fu costruito tra il 1636 e il 1639 e poi restaurato cento anni dopo. L’acquedotto, interamente rivestito in tufo, è costituito da due grandi archi principali e prosegue con altri tredici cerchi più piccoli.
Il Santuario della Madonna delle Grazie
È il belvedere. Sulla strada statale SR74, a un chilometro dal centro, offre la vista frontale più fotogenica sull’intero borgo — quella che si usa per capire da fuori perché Pitigliano sembra crescere dalla roccia.
Cosa si mangia
Al calar del sole il borgo si accende di botteghe artigiane, enoteche e trattorie dove assaggiare lo Sfratto — dolce simbolo della comunità ebraica, ripieno di noci, miele e scorza d’arancia — e sorseggiare un calice di Bianco di Pitigliano DOC.
Lo Sfratto ha una storia nella sua forma: ha la forma di un bastone perché quando gli ebrei si insediarono in Toscana, i soldati di Cosimo de Medici dovettero bussare casa per casa con un bastone per costringerli a trasferirsi nel ghetto. Un dolce che racconta una deportazione — difficile trovare un souvenir con più significato.
Il Bianco di Pitigliano DOC, da uve Trebbiano e Malvasia, è il vino della zona: secco, fresco, minerale. Si abbina perfettamente all’acquacotta — la zuppa povera della Maremma a base di pane raffermo e verdure — e ai formaggi locali.
I dintorni: le Città del Tufo
Pitigliano non è sola. A pochi chilometri si trovano Sovana e Sorano, con le quali forma il comprensorio delle Città del Tufo — tre borghi etrusco-medievali visitabili in una giornata.
A 30 minuti di auto ci sono le Terme di Saturnia, con le piscine naturali di acqua sulfurea a 37 gradi, accessibili gratuitamente.
Come arrivare
In auto: Pitigliano è attraversata dalla SS74 che collega Orvieto ad Albinia. Da Roma circa 155 km (1h 45min). Da Grosseto circa 70 km, un’ora. Da Firenze circa 200 km.
In treno e bus: le stazioni ferroviarie più vicine sono Albinia, Orbetello e Grosseto. Da queste si prosegue in autobus: linea Tiemme per chi arriva dalla Toscana, linea Cotral per chi arriva da Viterbo.
L’auto rimane il mezzo più comodo per esplorare le Vie Cave e i dintorni.
Info pratiche
Provincia: Grosseto (Toscana) Quota: 313 m s.l.m.
Parcheggio consigliato: Viale San Francesco / Via Santa Chiara Sinagoga e museo ebraico: aperti tutti i giorni eccetto il sabato
Parco Archeologico Città del Tufo: a pagamento, include le principali Vie Cave
Via Cava di San Sebastiano: accesso gratuito, vicino al centro
Foto Canva
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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