Bisogna dirlo subito, e senza fare troppi giri di parole: il Quartiere Coppedè è un vero e proprio perimetro di meraviglie. E per raggiungerlo è possibile fare un’escursione cittadina partendo dal cuore pulsante del centro storico: molti viaggiatori commettono l’errore di chiudersi dentro un taxi, perdendo il piacere di scoprire la stratificazione urbana di Roma. E questo, purtroppo, è uno spreco.
Il percorso ideale comincia da Villa Borghese, il polmone verde che funge da perfetto riscaldamento per le gambe. Attraversando i viali alberati del parco, ci si direziona verso l’uscita di via Pinciana. Da quel punto inizia un trekking metropolitano di circa 2 chilometri che taglia il quartiere Pinciano.
Le pendenze sono lievi, ma il ritmo dei passi deve assecondare la curiosità. Procedendo verso Piazza Buenos Aires, il rumore dei viali principali sfuma gradualmente per lasciare spazio a strade residenziali silenziose. Poi c’è una risalita verso l’area dei Parioli, un po’ di sforzo che viene ampiamente ricompensato quando appare l‘Arco dell’Ambasciata, il maestoso portale d’ingresso che segna il confine tra la realtà quotidiana e il sogno visionario del progettista fiorentino.
Un’anomalia architettonica tra Liberty e Barocco
Definire questo rione semplicemente “quartiere” (sia per me che scrivo che per chi ha già avuto l’opportunità di visitarlo) risulta riduttivo. Coppedè, infatti, è piuttosto una specie di esperimento stilistico senza precedenti. Nato dall’estro di Gino Coppedè, tra il 1913 e il 1927, mentre il resto della città celebrava il classicismo o il razionalismo, qui il genio umano decise di mescolare elementi gotici, richiami assiri, decorazioni barocche e dettagli liberty.
La primavera, poi, è la stagione più indicata per farci una passeggiata perché esalta i dettagli delle facciate con la luce radente del mattino che colpisce i mosaici e le terrecotte. Osservando attentamente il Palazzo degli Ambasciatori, per esempio, si notano fregi intricati che sembrano quasi mutare forma col variare delle ombre.
Il fatto curioso è che, pur non essendo una zona vasta, la densità di particolari per metro quadro obbliga a soste continue. Le persone restano spesso col naso all’insù per decifrare le figure mitologiche che popolano i cornicioni, testimoni di un’epoca in cui l’estetica prevaleva sulla funzionalità pura.
Il cuore pulsante della Fontana delle Rane
Piazza Mincio rappresenta il fulcro nevralgico dell’intera area. Al centro svetta la celebre Fontana delle Rane, nota ai romani per un aneddoto legato alla cultura pop del secolo scorso. Si racconta (niente di certo, dunque) che i Beatles, dopo un concerto al vicino Piper Club nel 1965, decisero di rinfrescarsi proprio dentro questa vasca, vestiti di tutto punto. Tale episodio ha conferito al monumento un’aura leggendaria che va oltre il valore artistico.
La struttura stessa è un trionfo di sculture acquatiche, con ben 12 rane che adornano i bordi e che appaiono pronte a saltare da un momento all’altro.
Attorno alla piazza si affacciano gli edifici più emblematici, tra cui spicca il Villino delle Fate. Si tratta di un immobile che vanta una facciata asimmetrica incredibile: è ricca di logge, affreschi e materiali diversi come marmo, ferro battuto e legno. Le decorazioni celebrano Firenze, Venezia e Roma attraverso immagini di Dante e Petrarca, dando vita a un ponte visivo tra le grandi capitali dell’arte italiana.
La mancanza di auto parcheggiate durante le ore centrali dei giorni festivi aiuta a godere di una prospettiva pulita, ideale per chi ama la fotografia architettonica d’autore.
Perché scegliere proprio la stagione dei fiori
Il motivo per cui il Quartiere Coppedè batte qualsiasi altra zona dell capitale in primavera risiede nell’equilibrio cromatico. Il grigio del travertino e il rosso dei mattoni si fondono con il verde tenero delle piante rampicanti che iniziano a risvegliarsi sui balconi. A differenza di Trastevere o del Rione Monti, in questo luogo la quantità di visitatori rimane (per il momento) contenuta, permettendo un’esplorazione lenta e meditativa.
La brezza primaverile trasporta i profumi dei giardini privati delle ville circostanti e ciò fa sì che il trekking urbano sia anche un’esperienza multisensoriale. Muovendo i passi lungo via Brenta o via Olona, si percepisce l’unicità di un posto che non somiglia a nient’altro nel panorama mondiale. La visita termina solitamente con una sensazione di piacevole spaesamento, tipica di chi ha appena varcato la soglia di una dimensione parallela prima di tornare al trambusto della vita moderna.
Foto Canva
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