Nel nostro Paese esistono ancora degli angoli in cui ci si aspetta una qualche concessione al presente, ma invece si trova soltanto pietra grigia, silenzio e la sensazione concreta di essere arrivato otto secoli in ritardo. È il caso di San Pellegrino a Viterbo, uno dei quartieri medievale più estesi d’Europa ma che, purtroppo, viene ignorato da molti dei viaggiatori che percorrono il Lazio.
L’ingresso è a Piazza San Carluccio, a meno di un’ora e mezza di auto da Roma, e già dopo i primi passi il rumore del mondo contemporaneo scompare del tutto. Viterbo è una città che merita attenzione per molte ragioni, ma San Pellegrino è il suo cuore più antico e più autentico: un labirinto di stradine acciottolate che ha mantenuto la sua urbanistica duecentesca senza restauri di facciata.
Pietra vulcanica e strade d’altri secoli
Tutto qui è costruito in peperino e pietra basaltica, entrambi materiali di origine vulcanica dal caratteristico colore grigio scuro. Del resto, queste particolari pietre erano ciò che il sottosuolo laziale metteva a disposizione, e i mastri costruttori dell’epoca le hanno lavorate fino a creare un’omogeneità visiva che oggi stupisce per coerenza.
Foto: ENIT SpA
Camminare lungo via San Pellegrino, l’asse principale del quartiere, equivale ad attraversare un corridoio in cui palazzo dopo palazzo, pavimentazione e dettaglio raccontano la stessa storia senza mai contraddirsi. Il quartiere si snoda tra piccole piazzette assolate e vicoli coperti, senza una singola insegna luminosa a spezzare l’incantesimo.
San Pellegrino è davvero uno degli esempi più completi e meglio conservati di quartiere medievale in tutta Europa.
Archi, torri e cortili: un alfabeto architettonico tutto viterbese
Per capire San Pellegrino bisogna imparare tre parole. La prima è profferlo: la scalinata esterna che portava agli appartamenti superiori, mentre al piano terra si apriva la bottega. Una soluzione funzionale che oggi sembra un elemento scenografico, ma che all’epoca rispondeva a logiche di commercio e difesa.
La seconda è richiastro, termine che indica un cortile interno delimitato da tre abitazioni e spesso ornato di verde, aperto sulla strada pubblica attraverso cancelli in ferro battuto. Uno spazio condiviso, semi-privato, tipicamente medievale nel suo equilibrio tra comunità e riservatezza.
La terza parola descrive forse l’elemento più spettacolare del quartiere: le case a ponte. Si tratta di abitazioni costruite su doppi archi che scavalcano la via sottostante, unendo due edifici separati da una strada e creando passaggi coperti dal sapore quasi fiabesco. Il fatto più sorprendente è che, oltre a essere belle, garantivano pure la staticità strutturale degli edifici collegati. Un’intuizione ingegneristica travestita da poesia.
Le torri, poi, erano lo status symbol dell’epoca, e a Viterbo l’altezza di ciascuna era regolata dal Comune per evitare che le famiglie più ricche costruissero vere e proprie fortezze private. Le case-torri di San Pellegrino erano inoltre difensive per necessità, poiché le mura cittadine medievali proteggevano solo alcuni quartieri, e chi abitava fuori dal perimetro sicuro doveva ingegnarsi per proteggersi da solo.
La piazza che sembra un set cinematografico
Il cuore pulsante del quartiere è Piazza degli Alessandri, che offre forse la visione più completa di una piazza duecentesca rimasta integra in tutta Italia. Al centro della scena si staglia Palazzo degli Alessandri, dimora nobiliare fatta costruire da una delle famiglie più potenti e benestanti della Viterbo medievale, di parte Guelfa. E la storia ci racconta che l’edificio sia stato salvato dalla demolizione grazie all’intervento diretto di papa Innocenzo IV (un dettaglio che dice molto sul peso politico di questa contrada anche nel Medioevo).
Sulla piazza si affaccia anche la chiesa di San Pellegrino, che dà il nome all’intero quartiere. L’insieme di questi edifici compone una scenografia che nessun regista riuscirebbe a costruire da zero. È autentica perché è sopravvissuta, non perché sia stata ricostruita.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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