Il paradosso dolomitico
Cortina d’Ampezzo è in provincia di Belluno. Le Tre Cime di Lavaredo sono in provincia di Belluno. La Marmolada è in provincia di Belluno. Eppure a pochi chilometri da questi luoghi sovraffollati — nei quali d’estate i parcheggi si riempiono prima dell’alba e i sentieri sembrano code di supermercato — esistono vallate dove i rifugi sono ancora rifugi nel senso originale del termine, i sentieri portano a posti dove non si incontra quasi nessuno, e i borghi di montagna non sono stati convertiti in esperienze turistiche.
Non si tratta di destinazioni di serie B, come del resto le Dolomiti del Brenta. Si tratta della stessa catena montuosa, dello stesso patrimonio UNESCO istituito nel 2009, dello stesso paesaggio che ha reso le Dolomiti famose nel mondo.
La differenza è che il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi — 32.000 ettari nella parte centro-meridionale della provincia, tra la Valle del Cismon a ovest e il Cadore a est — non ha Cortina nei prezzi né Cortina nei numeri. E questo, nel 2026, è un vantaggio oggettivo.
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Orientarsi: un territorio grande e diverso
Prima di partire vale la pena capire di cosa stiamo parlando geograficamente, perché la provincia di Belluno è ampia e articolata. Le principali aree che la compongono sono la Valbelluna — la valle più ampia, con Belluno capoluogo, paesaggio aperto e dolce — l’Agordino a nord-ovest, con il gruppo del Civetta e il passo Giau, la Val Zoldana verso il Pelmo, il Cadore con Pieve di Cadore e Auronzo, il Comelico nell’angolo nord-orientale, l’Alpago a sud-ovest con il lago di Santa Croce, e il Feltrino nella parte meridionale.
Il Parco Nazionale occupa la zona più selvaggia, con pochi centri abitati, sentieri impegnativi e rifugi che mantengono un carattere autentico. Le valli circostanti offrono un turismo più accessibile, con borghi, laghi, piste ciclabili e un’ospitalità di dimensione familiare.
Trekking: dall’Alta Via ai Cadini del Brenton
L’Alta Via Dolomiti Bellunesi è il percorso di riferimento per chi vuole attraversare il Parco in modo serio. Sette tappe da Forno di Zoldo al Rifugio Dal Piaz nel Feltrino, con dislivelli importanti, pochi punti di appoggio e sentieri esposti che richiedono esperienza di montagna. Non è un percorso per tutti — ma è esattamente per questo che rimane integro. I rifugi lungo il tracciato sono strutture vere, non resort di alta quota.
L’Alta Via delle Dolomiti n.1, che parte dal Lago di Braies e arriva a Belluno in 12 tappe per circa 125 km e 7.300 metri di dislivello, attraversa la parte più spettacolare del territorio. L’Alta Via n.3 parte da Villabassa in Alto Adige e arriva a Longarone in 8 tappe per circa 100 km — più accessibile come distribuzione delle tappe, comunque impegnativa.
Per chi cerca qualcosa di meno tecnico, la Valle del Mis con i Cadini del Brenton è una delle escursioni più belle del Parco. Quindici grandi marmitte collegate da cascatelle, con una vegetazione da inversione termica che porta pino mugo e rododendro a quota insolitamente bassa. Poco oltre, la Cascata della Soffia precipita di dodici metri in una forra di roccia. Lungo lo stesso percorso si incontrano i borghi abbandonati delle Gene — Gena Bassa, Gena Media, Gena Alta — evacuati dopo l’alluvione del 1966 e mai più rioccupati. Lavatoi, capitelli, muretti a secco: l’archeologia di una vita di montagna che si è interrotta di colpo.
I borghi: pietra, legno e identità intatta
Mel, nella Valbelluna, è uno dei Borghi più Belli d’Italia — una classificazione che in questo caso non è marketing ma descrizione accurata. Centro storico porticato, palazzi veneti settecenteschi, una piazza che sorprende per la scala e la qualità architettonica. È a 25 km da Belluno, spesso ignorato da chi punta direttamente alle vette.
Fornesighe, in Val di Zoldo, è qualcosa di più raro: un piccolo borgo di pietra e legno quasi perfettamente conservato, con case dal tetto spiovente, fienili, sculture di legno, panorama sulle vette del Parco. Il nome rimanda agli antichi forni e fucine per la lavorazione dei metalli estratti dalla vicina Val Inferna — un’industria che esisteva qui prima che il turismo diventasse un concetto.
Cibiana di Cadore è il paese dei murales — dal 1980 le facciate delle case vengono dipinte da artisti internazionali, creando un museo all’aperto di pittura murale che racconta la storia e i mestieri del Cadore. Oltre cento opere distribuite nel borgo, accessibile a piedi in pochi minuti dal parcheggio.
Pieve di Cadore è la città natale di Tiziano Vecellio — la casa del pittore è visitabile, il museo dedicato conserva opere e documenti. Non è un museo di provincia: è uno dei luoghi più importanti della storia dell’arte italiana, nel cuore delle Dolomiti.
Feltre, nel Feltrino, è una città rinascimentale sistematicamente sottovalutata. Il centro storico è percorso da un lungo asse porticato con palazzi cinquecenteschi, una piazza maggiore con la fontana e la loggia, una pinacoteca con opere di Cima da Conegliano e altri maestri veneti. Vale una mezza giornata almeno — e quasi nessuno ci arriva.
Bici: le strade del Giro e la ciclovia sull’ex ferrovia
Le Dolomiti Bellunesi hanno costruito negli ultimi anni una delle offerte ciclistiche più complete dell’arco alpino. Il punto di forza non sono i percorsi per atleti — quelli esistono e sono spettacolari — ma la varietà di opzioni per chi pedala senza competere.
La Ciclovia delle Dolomiti — 60 km su tracciato di ex ferrovia tra Calalzo di Cadore, Cortina d’Ampezzo e Dobbiaco — è il percorso più accessibile: fondo quasi sempre pianeggiante, paesaggio dolomitico, gallerie scavate nella roccia, ponti sospesi, punti di noleggio e ristoro distribuiti lungo il tracciato. Si pedala tra boschi e vecchie stazioni ferroviarie con una facilità che permette di guardare più che pedalare.
Il 31 maggio 2026, con il Monte Avena Bike Day, le strade della tappa del Giro d’Italia 2026 vengono chiuse al traffico per una giornata intera. Un’opportunità concreta per pedalare in sicurezza su percorsi normalmente trafficati, nello stesso paesaggio che il 29 maggio aveva visto sfilare il gruppo professionisti sulla tappa Feltre-Alleghe con i passi Duran, Staulanza, Giau e Falzarego — 151 km e 5.000 metri di dislivello. Non serve essere ciclisti per partecipare all’evento del 31: è aperto a tutti i livelli.
Per chi vuole esplorare le valli su due ruote senza strade asfaltate, il territorio offre MTB nell’Agordino e in Alpago, e itinerari gravel come il Grande Anello Bellunese — un progetto in sviluppo che collega le valli su percorsi misti lontani dal traffico.
Oltre la bici e il trekking
Il lago di Santa Croce, nell’Alpago, è uno dei laghi di montagna più ampi del Veneto — e uno dei siti più conosciuti in Europa per kitesurf e windsurf, grazie a un vento regolare che risale dal Piave. In estate la sponda est è attrezzata con scuole e noleggi.
Il parapendio dai pendii del Monte Avena e del Col Visentin è praticato da decenni — la posizione geografica e le correnti rendono questa zona una delle più interessanti del Veneto per il volo libero. Il progetto Dolomiti Fly coordina operatori e pacchetti per chi vuole avvicinarsi all’attività.
La Certosa di Vedana, nella Valle del Mis, è un complesso monastico cistercense fondato nel XII secolo come ospizio per i viandanti del Canale d’Agordo. Dal 1977 è affidato alle monache dell’ordine di San Brunone. Non è aperta al pubblico in modo continuativo — ma è raggiungibile e visibile esternamente, inserita in uno dei paesaggi più silenziosi del Parco.
La Foresta di Somadida, nel Cadore, è una delle foreste più grandi del Veneto — riserva naturale con faggi e abeti centenari, percorsi naturalistici, fauna selvatica. Accessibile in auto da Auronzo di Cadore, con sentieri di difficoltà variabile.
Info pratiche
Come arrivare: in auto dall’A27 Venezia-Belluno, poi le varie strade provinciali per le singole valli. In treno: linea Venezia-Belluno con cambio a Conegliano, poi bus locali per le valli. Per l’Agordino e il Cadore l’auto rimane il mezzo più comodo.
Quando andare: giugno-settembre per trekking e bici; fine maggio per il Giro d’Italia e il Monte Avena Bike Day; autunno per il foliage nei boschi di faggio.
Base logistica: Belluno città per chi vuole un centro urbano; Agordo o Feltre per chi vuole stare più vicino al Parco; Forno di Zoldo per l’Alta Via.
Sito ufficiale: visitdolomitibellunesi.com
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