Avvicinandosi alla catena alpina che separa l’Italia dalla Francia, la pianura torinese cede il passo a una gola imponente dominata da un picco roccioso singolare. Su questa sommità, isolata e svettante a circa 1.000 metri di altitudine, “riposa” una struttura monumentale visibile a chilometri di distanza. Si tratta della Sacra di San Michele, l’edificio religioso scelto come monumento simbolo della regione Piemonte. Questa spettacolare costruzione medievale occupa la cima del monte Pirchiriano, posizionandosi esattamente all’imbocco della Val di Susa, una delle valli più storiche d’Europa.
La sua sagoma austera ha colpito nei decenni scorsi l’immaginazione dello scrittore Umberto Eco, il quale scelse proprio questi spazi per ambientare le vicende del suo celebre romanzo intitolato Il nome della rosa. Oltre al legame letterario, l’edificio rappresenta storicamente la prima importante stazione in territorio italiano lungo la Via Francigena, l’antico cammino percorso dai pellegrini che scendevano dal nord Europa verso Roma.
Dal castrum romano alla chiesa romanica: breve storia della Sacra di San Michele
Le origini del sito affondano le radici nell’epoca romana, quando la cima ospitava un presidio militare fortificato. La svolta spirituale avvenne tra gli anni 983 e 987 d.C., periodo in cui l’ex arcivescovo di Ravenna, Giovanni Vincenzo, scelse la solitudine della montagna per vivere una vita eremitica. Una narrazione tramandata nei secoli racconta di una manifestazione dell’Arcangelo Michele, il quale ordinò all’eremita stesso di edificare un santuario sul picco roccioso.
Il nucleo primitivo crebbe rapidamente nei decenni successivi grazie all’insediamento dei monaci benedettini, i quali ampliarono il complesso realizzando una cripta e un cenobio idonei a dare ospitalità ai numerosi viandanti. Nel corso del XII secolo, sopra la costruzione originaria, venne eretta la Nuova Chiesa in stile romanico-gotico. Accanto a essa sorse il Nuovo Monastero, un ampio centro di vita quotidiana dotato di celle, refettorio e laboratori, oggi visibile sotto forma di suggestive rovine.
Scalinate di pietra e antichi portali astronomici
L’accesso al cuore della Sacra di San Michele richiede il superamento di prove fisiche imponenti, a cominciare dallo Scalone dei Morti. Si tratta di una scalinata che possiede 243 gradini intagliati direttamente nella viva roccia del monte, visibile in diversi punti della salita. Il nome singolare deriva dalla presenza, durata fino all’anno 1936, di scheletri di monaci collocati all’interno di nicchie murarie laterali.
Al termine della salita si incontra il Portale dello Zodiaco, una straordinaria opera di scultura romanica. Gli stipiti di pietra mostrano i dodici segni zodiacali e le costellazioni celesti, concepiti per simboleggiare il passaggio del tempo. I dettagli scolpiti mostrano scene bibliche tragiche come l’uccisione di Abele per mano di Caino, ma anche raffigurazioni profane singolari, tra cui tre individui impegnati a strapparsi i capelli a vicenda e figure femminili che nutrono dei rettili.
All’interno della chiesa si trova una statua contemporanea dell’Arcangelo Michele, alta 5,20 metri, scolpita dall’artista Paul dë Doss-Moroder. Nel 1622 si concluse la gestione benedettina, lasciando il sito all’abbandono finché nel 1836 il re Carlo Alberto di Savoia affidò il complesso ai padri Rosminiani, trasferendovi le salme della dinastia reale dalle cripte di Torino.
La direttrice invisibile dell’Arcangelo e la sfortunata Alda
Una particolarità geomantica collega questo picco a una rete geografica misteriosa chiamata la linea magica di San Michele. Il santuario piemontese occupa il centro esatto di un asse rettilineo lungo 2.000 chilometri che unisce sette santuari dedicati all’Arcangelo, partendo dall’isola irlandese di Skellig Michael fino al monte Carmelo in Israele.
Una tradizione locale suggerisce che posizionandosi su una specifica mattonella del pavimento di tonalità chiara, situata a sinistra subito dopo l’ingresso della chiesa, sia possibile avvertire una forte carica energetica derivante da questo allineamento. All’esterno del blocco principale, invece, sorge la Torre della Bell’Alda, una struttura isolata alta 20 metri.
Il nome è legato al racconto popolare di una fanciulla che, per sfuggire all’assalto di alcuni soldati, scelse di gettarsi nel vuoto dal muraglione. Salvata miracolosamente dagli angeli la prima volta, la ragazza volle ripetere il salto per vanità davanti ai compaesani increduli, incontrando però una fine tragica sul fondo del burrone.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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