La Torre di Neuchâtel quasi nessun italiano la conosce. Si chiama Tour des Prisons, si vede dalla riva del lago, e ha le radici piantate nel X secolo — il che la rende uno degli edifici più antichi della Svizzera ancora in piedi.
Per quasi mille anni ha fatto una cosa sola: tenere la gente dentro. Poi nel 2015 ha preso fuoco. E poi è diventata qualcos’altro. Quella storia, dall’inizio alla fine, vale il viaggio da sola e ha a che fare con J.R.R. Tolkien, che passò di qui e trovò ispirazione per la terra di Mezzo.
Fino a ottobre c’è il Tour du Fantastique, che mette insieme la Torre, Tolkien e tante suggestioni, appunto, fantastiche.
Una torre che ha dieci secoli di cattivi ricordi
La Tour des Prisons è una delle costruzioni più antiche di Neuchâtel, edificata a partire dal X secolo e sopraelevata nei secoli successivi. Per capire quanto è antica bisogna metterla in prospettiva: quando le prime pietre furono posate, Carlo Magno era morto da poco più di un secolo, Neuchâtel non era ancora una città e la Svizzera non esisteva.
La torre sorge all’estremità orientale di una cresta che domina il cuore della città, accanto al Castello di Neuchâtel (sotto nella foto), residenza dei signori del luogo dalla fine del XII secolo. Il castello è a sua volta un caso notevole: il corpo di fabbrica romanico, risalente alla fine del XII secolo, è il più antico edificio civile della Svizzera ancora in uso senza interruzione. Due edifici, fianco a fianco, con un curriculum medievale che fa girare la testa.
La torre ha fatto la prigione per quasi tutto questo tempo, fino al 1848 — l’anno della proclamazione della Repubblica — quando finalmente qualcuno ha deciso che tenere le persone in una torre del X secolo forse non era più all’altezza dei tempi. Ma il bello è che dentro c’erano ancora le celle originali: due antichi cachot in quercia, costruzioni notevoli che testimoniavano la vita carceraria medievale.
Uno dei prigionieri più illustri? Un umanista italiano, Benedetto da Piglio, trattenuto nella torre per diversi mesi nel 1415. Ha descritto la sua prigionia in vari testi, rimasti conservati in Austria e pubblicati solo di recente da uno storico italiano. Una testimonianza straordinaria sulla città medievale, ritrovata per caso, in un archivio straniero, sei secoli dopo.
L’incendio del 2015 e quello che ha salvato
Poi nel 2015 la torre ha preso fuoco. Il 22 maggio, un giovedì sera, un incendio si è propagato nei livelli superiori dell’edificio. L’intervento rapido dei pompieri ha permesso di contenere le fiamme, ma i danni sono stati molto gravi: le travi dei due ultimi piani hanno bruciato, insieme a uno dei magnifici cachot in quercia.
Il sopravvissuto — il cachot del primo piano, risparmiato dalle fiamme — è diventato oggetto di uno studio dendrocronologico. Gli storici hanno analizzato il legno delle travi per datarlo con precisione. Il risultato ha confermato l’autenticità della struttura: non una ricostruzione moderna, non una copia, ma il legno originale. Sopravvissuto a secoli di prigionieri, a umidità, a freddo. Quasi sopravvissuto anche all’incendio.
Dal suo punto più alto, la torre offre una vista panoramica sulla città, sul lago di Neuchâtel e sulle Alpi. È il tipo di panorama che non ti aspetti da una prigione medievale. Ma forse è proprio per questo che ha resistito tanto a lungo — c’è qualcosa in quel posto, un equilibrio tra la pietra e il paesaggio, che rende difficile immaginarlo diverso.
Il castello accanto: il governo che lavora in un edificio del XII secolo
Il Castello di Neuchâtel è tuttora sede del governo cantonale e di una parte degli uffici dell’amministrazione. È anche lì che si riunisce il Gran Consiglio neuchâtelese. Il che significa che i funzionari pubblici svizzeri vanno al lavoro in un edificio medievale, ogni giorno, e probabilmente ci hanno smesso di pensarci.
Alcuni elementi architettonici e ornamentali della residenza del XII secolo sono ancora visibili oggi. Straordinariamente rari, rappresentano un vero tesoro — tanto più prezioso perché per poco non ci sono arrivati: nel 1488 fu costruita una pressa coperta che li nascose completamente, preservandoli dalla distruzione. Solo a metà del XIX secolo, abbattendo la pressa, si riscoprì il decoro romanico sottostante.
Le visite guidate al castello sono organizzate ogni pomeriggio da aprile a settembre. Non è il tipo di visita organizzata per turisti distratti: le guide portano nei corridoi dove i conti di Neuchâtel hanno vissuto, nelle sale dove ancora oggi si prendono decisioni politiche, negli angoli dove i secoli si sovrappongono senza che nessuno li abbia rimossi.
Il lago che chiamano il mare della Svizzera
Prima di salire alla torre, o dopo averla visitata, il lago è lì — e va guardato con calma. Il lago di Neuchâtel è il più grande tra i laghi interamente svizzeri, con una superficie di quasi 218 km², una lunghezza di 38 km e una profondità massima di 152 metri.
Non è il più celebre — lo oscurano il Lemano e il lago di Lugano nel marketing turistico — ma ha qualcosa che gli altri non hanno: una luce bassa, quasi invernale anche d’estate, che arriva dal Giura e cambia continuamente.
I locali lo chiamano il mare della Svizzera. Le rive settentrionali sono coperte di vigneti — il vino del canton Neuchâtel è uno dei bianchi svizzeri più sottovalutati, prevalentemente Chasselas — e d’estate si cammina o si pedala lungo una rete di sentieri ben segnalati che percorre tutta la costa. Il lago è anche una zona protetta importante per molte specie di uccelli acquatici: insieme al Lemano e al lago di Costanza, ospita tre quarti di tutte le coppie di cormorano e circa la metà degli svassi maggiori dell’intera Svizzera.
Dal lungolago di Neuchâtel, a piedi dalla torre, si vede tutto: le Alpi sullo sfondo, i vigneti sulla collina, qualche vela in lontananza. Non è un paesaggio che urla. È il tipo di posto che non capisci subito, e poi non riesci più a toglierti dalla testa.
Tolkien è passato di qui. E ci ha lasciato qualcosa
Nel 1911 J.R.R. Tolkien — allora diciannovenne, ancora anni prima di scrivere qualsiasi cosa — attraversò la Svizzera con un gruppo di amici durante un’escursione estiva. Passò per questa regione, vide le Alpi, il lago, le città sul bordo dell’acqua. Anni dopo, quando costruì la geografia della Terra di Mezzo, molti di quei paesaggi riapparvero — trasformati, trasfigurati, ma riconoscibili per chi conosce i luoghi originali.
Il sito celtico di La Tène, a pochi chilometri da Neuchâtel, sul bordo del lago, è considerato da molti studiosi uno dei modelli per Lake-town — Pontelagolungo — ne “Lo Hobbit”: un insediamento sull’acqua, con palafitte, con quella qualità sospesa tra il reale e l’immaginato che Tolkien sapeva usare meglio di chiunque altro.
Non è una certezza documentata. Ma è il tipo di connessione che trasforma un paesaggio in qualcos’altro — e che fa guardare il lago di Neuchâtel con occhi diversi.
Il motivo per andarci adesso
C’è un illustratore britannico che vive a Neuchâtel da decenni. Si chiama John Howe, e ha disegnato la Terra di Mezzo più di chiunque altro — è stato il responsabile del design visivo delle trilogie cinematografiche di Peter Jackson, ha illustrato edizioni di Tolkien in tutto il mondo, ha prodotto centinaia di opere che hanno definito l’immaginario fantasy contemporaneo.
Dopo anni di trattative, la Città e il Cantone di Neuchâtel, i responsabili del Festival del film fantastico e lo stesso John Howe hanno trasformato le ex-prigioni in un luogo espositivo e di creazione artistica. I sei piani delle ex-prigioni e la torre medievale attigua sono stati trasportati nell’universo allegorico del celebre illustratore.
Il risultato si chiama Tour du Fantastique. È aperto fino al 18 ottobre 2026. Ospita 270 opere di Howe — 150 inedite — in un percorso immersivo che sale attraverso i livelli di quella torre che per secoli ha tenuto la gente dentro. Un posto con mille anni di storia che non ha cercato di nasconderli. Li ha usati.
Come arrivare e informazioni pratiche
Neuchâtel è raggiungibile in treno da Ginevra (1h10), Berna (40 min), Zurigo (1h40). La torre è nel centro storico, a piedi dalla stazione. Castello: visite guidate apr-mag sab, dom e festivi; giu-set mar-dom, ore 14-17, 5 CHF. Tour du Fantastique: aperta fino al 18 ottobre 2026.ù
Foto Jura Trois Lacs, Xavier Voirol, Martouf, CC0, via Wikimedia Commons
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