Ocho Rios, ritorno al paradiso perduto: è qui che è nato il mito dei Tropici

Tra le onde di Ursula Andress e il lusso degli spot Martini, Ocho Rios resta il luogo dove è nato il nostro immaginario di paradiso

Ocho Rios, Giamaica

Tutto quello che sappiamo dell’esotismo moderno ha una coordinata precisa: la costa settentrionale della Giamaica. C’è un fermo immagine che si è impresso nelle retine di milioni di spettatori, diventando lo standard universale della vacanza perfetta: una spiaggia abbagliante, il fruscio delle palme e Ursula Andress che emerge dalle acque di Laughing Waters con un bikini bianco e una cintura da sub. Era il 1962, il film era Agente 007 – Licenza di uccidere, e in quel preciso istante il mondo ha smesso di sognare la riviera e ha iniziato a desiderare i Tropici.

Arrivare a Ocho Rios oggi permette di fare una sorta di operazione di archeologia emotiva: oltre a dove andare dall’altra parte del mondo, si fa un tuffo in quel tubo catodico che per tutti gli anni ’70 e ’80 ha nutrito i nostri sogni attraverso spot pubblicitari patinati e film d’azione.

Il set di James Bond: dove la realtà imita il cinema

Se chiudete gli occhi, a Ocho Rios potete ancora sentire l’eco di quel lusso d’azione che ha definito un’epoca. Il cuore di questa nostalgia batte a Oracabessa, dove sorge Goldeneye. Quella che un tempo era la villa privata di Ian Fleming (il creatore di James Bond) è oggi un resort che sembra essersi rifiutato di invecchiare.

Qui si respira ancora l’atmosfera delle pubblicità dei profumi come “Ô de Lancôme”, dove l’eleganza era fatta di pelle ambrata, acqua cristallina e una natura che non era ancora “social”, ma puramente selvatica. Visitare la James Bond Beach (attenzione, si chiama così in onore di Fleming ma la scena iconica, come già detto, è stata girata presso Laughing Waters) è quasi come entrare fisicamente in una pellicola che ha stabilito le regole del glamour internazionale.

James Bond Beach, Giamaica

Dunn’s River: la cascata che ha inventato l’avventura esotica

Nessuna immagine descrive meglio la Giamaica televisiva degli anni ’80 di quella delle Dunn’s River Falls. Questa scala di roccia calcarea naturale, dove l’acqua dolce precipita per metri e metri fino a baciare il Mar dei Caraibi, è stata il set naturale di decine di servizi di moda e documentari. Risalire le cascate a piedi, mano nella mano con gli altri viaggiatori, era il rito obbligatorio di ogni “viaggio premio” dell’epoca.

È un luogo che emana ancora quell’estetica da “Laguna Blu“: una natura così rigogliosa da essere quasi prepotente, che i fotografi di quegli anni usavano per vendere l’idea di una freschezza primordiale e di una giovinezza eterna.

Dunn’s River Falls, Giamaica

L’estetica Martini: il gusto della “Dolce Vita” caraibica

Negli anni ’70 e ’80, la Giamaica è stata il set preferito per le grandi campagne pubblicitarie degli alcolici, in primis il Martini. L’immagine del lusso coloniale, fatto di amache, verande in legno bianco e drink ghiacciati serviti al tramonto, nasce tra queste scogliere. Sorseggiare un cocktail sulla terrazza del Jamaica Inn (hotel che ha ospitato Marilyn Monroe e che ancora oggi bandisce i televisori dalle camere per non rompere l’incantesimo) significa ritrovare quella spensieratezza analogica che vedevamo nei Caroselli e nei primi grandi spot a colori.

Guida al Paradiso ritrovato: dove rivivere il mito

Per chi vuole trasformare la nostalgia in itinerario, Ocho Rios offre ancora angoli intatti in cui il tempo sembra essersi fermato. Ecco come costruire il perfetto viaggio “Bond-style”:

  • Il check-in nel mito: per dormire dentro la storia, la scelta è doppia. Goldeneye mette a disposizione le ville originali di Fleming, mentre il Jamaica Inn conserva quell’azzurro polvere e quelle colazioni servite in veranda che sembrano venire direttamente da un catalogo d’epoca.
  • Risalire la storia: le Dunn’s River Falls vanno visitate la mattina presto per evitare le folle delle navi da crociera e ritrovare quel silenzio magico che si vede nei vecchi reportage.
  • Il rito del tramonto: il bar dell’hotel Sans Souci è il top del top per ordinare un Martini. L’architettura rosa confetto e i giardini lussureggianti richiamano immediatamente l’estetica dei viaggi transatlantici degli anni ’70.
  • Escursione nostalgica: noleggiate una barca in legno per raggiungere Oracabessa Bay. Vedere la costa dal mare è l’unico modo per capire perché i registi e i fotografi di moda abbiano eletto questo tratto di Giamaica a “fabbrica globale dei sogni”.

Spiagge e colori di Ocho Rios

Esperienze outdoor a Ocho Rios: “Vivi il tuo film d’azione”

Se il relax in spiaggia richiama le atmosfere degli spot Martini, le attività outdoor di Ocho Rios sono fatte per farci sentire i protagonisti di una pellicola di spionaggio o di un’avventura esotica degli anni ’80.

  • Il trekking verticale alle Dunn’s River Falls: risalire queste cascate di 180 metri è un’attività fisica che richiede coordinazione e regala quella scarica di adrenalina tipica dei viaggi avventura di un tempo.
  • Blue Hole, il Tuffo nel “Neon“: a pochi chilometri da Ocho Rios si trova questo canyon naturale nascosto nella giungla. Qui l’attività consiste nel tuffarsi da corde di canapa o da scogliere naturali in pozze di un azzurro così elettrico da sembrare un filtro saturo degli anni ’90.
  • Blue Hole, Giamaica
  • Rafting su zattere di bambù sul White River: qui si scende il fiume su lunghe zattere di bambù guidate da un “punters” con una pertica, esattamente come facevano i divi del cinema negli anni ’70.
  • Snorkeling alla Barriera Corallina di Oracabessa: le acque intorno a Goldeneye sono una riserva marina protetta. Fare snorkeling qui consente di vedere il mondo sottomarino che ha ispirato le scene subacquee di 007, tra coralli cervello e pesci tropicali dai colori vibranti.
  • Kayaking verso l’Isola che non c’è: partendo dalla spiaggia di James Bond, si può pagaiare fino a piccole insenature nascoste accessibili solo via mare.

 

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Ocho Rios rimane lì, sospesa tra il mito cinematografico e la realtà caraibica, a ricordarci che il paradiso, prima di essere un luogo, è stata un’inquadratura che ci ha insegnato a desiderare l’impossibile.

Foto Canva

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