C’è un luogo, nel cuore del Lazio, dove il tempo sembra essersi fermato al 1944. È il borgo fantasma di Antuni, un pugno di pietre antiche che svetta su un colle quasi interamente circondato dalle acque turchesi del Lago del Turano. Collocato nel comune di Castel di Tora (uno dei “Borghi più belli d’Italia”), Antuni è sì un rudere, ma anche un esperienza sensoriale che unisce il trekking d’autore alla suggestione della “rovina”.
Foto di Alessandro.P.76 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Un destino scritto tra le acque e le bombe
La storia di Antuni è una cronaca di isolamento e resilienza. Fondato intorno all’anno mille, il borgo ha vissuto per secoli in simbiosi con la valle sottostante, fino a quando, negli anni ’30, la creazione del bacino artificiale del Turano trasformò il colle in un istmo, separandolo quasi totalmente dal resto del mondo e portando all’inizio dello spopolamento.
Il colpo di grazia arrivò nel 1944: un errore balistico durante un bombardamento aereo distrusse gran parte dell’abitato. Gli abitanti, già provati dalle difficoltà di un’economia rurale isolata, decisero di abbandonare definitivamente (e gradualmente) le loro case trasferendosi nella vicina Castel di Tora. Da allora, Antuni è diventata una “Pompei medievale” dell’Appennino, sospesa tra il cielo e il riflesso blu delle acque.
L’itinerario: camminare sul filo del tempo
L’ascesa verso il borgo avviene attraverso un sentiero che si snoda a partire dall’istmo che collega la terraferma al monte di Antuni. Si segue un’antica mulattiera fiancheggiata da muretti a secco e una vegetazione che, a seconda della stagione, esplode tra le ginestre gialle o i colori caldi del foliage autunnale. La pendenza è costante ma mai proibitiva, rendendo l’attività accessibile anche a chi non ha un allenamento da alpinista (purché dotato di scarpe da trekking con un buon grip).
Una volta raggiunta la sommità, lo sguardo si apre sul Palazzo Del Drago, l’antica residenza nobiliare che un tempo ospitava decine di stanze affrescate. Oggi, dopo un attento restauro conservativo, è possibile visitarne i saloni e affacciarsi dai balconi che sembrano sospesi nel vuoto.
Foto di Altotemi, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia
Per i camminatori più curiosi è disponibile una deviazione che scende verso le pareti del colle per raggiungere l’Eremo di San Salvatore. Si tratta di una piccola grotta naturale trasformata in cappella in cui sono conservati affreschi del XV-XVI secolo.
Consigli tecnici per l’outdoor
Visitare Antuni richiede un minimo di pianificazione, poiché l’accesso al borgo è protetto per preservarne l’integrità:
- Accesso: il paese è visitabile esclusivamente tramite visite guidate organizzate (solitamente nei weekend o su prenotazione). Questo garantisce un’esperienza immersiva e la sicurezza di accedere a strutture ancora fragili.
- Attrezzatura: fondamentali calzature da escursionismo. Anche se il dislivello è contenuto (circa 150-200 metri), il terreno può essere scivoloso in caso di umidità.
Oltre il borgo: il comprensorio del Turano
Una volta scesi da Antuni, la giornata outdoor può continuare lungo le sponde del lago. Per chi ama l’acqua, il kayak o il SUP permettono di osservare il borgo fantasma dal basso, posando lo sguardo sulla verticalità delle sue mura difensive direttamente dal livello della placida acqua. Per i trekker più esigenti, la rete sentieristica della Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia mette a disposizione percorsi che si inoltrano in faggete secolari e praterie d’alta quota.
Foto Canva
Antuni, oltre a essere un borgo abbandonato, è un monito sulla fragilità umana e sulla forza della natura, un luogo in cui ogni passo risuona di una bellezza malinconica che resta impressa nel cuore di chiunque decida di risalirne il sentiero.
Foto di Copertina: Justinawind – Opera propria, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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