Sulla cresta dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, proprio lungo il tracciato della Via Francigena, svetta una sentinella di pietra tanto fiera quanto isolata. Il nome ufficiale sui documenti storici è Torre di San Martino di Paerno, ma per chiunque abiti tra queste colline è semplicemente Ciucarun. Tale termine piemontese, che potremmo tradurre come “grande campanile”, descrive perfettamente l’impatto visivo di una struttura che svetta solitaria in mezzo ai boschi di questa località della provincia di Torino.
L’immagine che il viandante trova impressa sui suoi occhi è quasi surreale, ma nella realtà dei fatti ha una storia ben precisa: un tempo era parte integrante della Chiesa di San Martino di Paerno, mentre oggi è l’unica testimonianza rimasta di un villaggio che ha smesso di respirare molto tempo fa.
Un borgo sparito nel nulla
In passato Paerno era un borgo medievale florido che occupava la collina. Nel corso dei secoli, la popolazione scelse di abbandonare l’altura per fondare l’odierna Bollengo, situata in una posizione più comoda per i commerci. Fu così che le pietre della chiesa di San Martino vennero riutilizzate per nuove costruzioni, ma risparmiando la torre.
Il Ciucarun rimase quindi lì, nella stessa posizione in cui era stato originariamente costruito ma da solo, avvolto esclusivamente dalla solitudine, dalla natura e da un silenzio assordante. Ma il tempo, come si è soliti sottolineare, è un galantuomo: negli anni è diventato un vero e proprio punto di riferimento visivo per i viandanti della Via Francigena e un simbolo di resistenza contro l’oblio. La Torre di San Martino di Paerno è quindi oggi un raro esempio di monumento che si è salvato grazie alla sua utilità civica, trasformandosi in una bussola di pietra per l’intera comunità.
Guida al sentiero per il Ciucarun
Il percorso per raggiungere questa torre che possiamo definire “orfana” è un classico dell’outdoor canavesano. Partendo dal centro di Bollengo, si imbocca una mulattiera che sale con pendenza variabile ma mai proibitiva. L’esperienza è quindi gratificante, anche se richiede uno sforzo fisico contenuto, perché regala grandi soddisfazioni ambientali:
- Itinerario: il tracciato ricalca in parte la Via Francigena (traccia 7 Viverone-Ivrea) per cui si segue una strada sterrata che sale dolcemente tra vigneti eroici e fitti castagneti. La segnaletica è puntuale e guida senza troppi problemi verso la cresta della collina.
- Dettagli tecnici: il dislivello è di circa 180 metri, copribile in più o meno 40-50 minuti di cammino lento. Il fondo è composto da terra e ciottoli morenici; questi ultimi tendono a muoversi sotto il piede, perciò è consigliato usare scarpe con una buona tenuta (suola Vibram o similare).
- Unicità geologica: lungo il percorso si incrociano dei curiosi massi erratici. Sono enormi blocchi di roccia alpina trasportati dal ghiacciaio Balteo migliaia di anni fa. Molti di questi presentano le “coppelle”, piccole incavi scavati dall’uomo in epoca preistorica. È un dettaglio che trasforma una semplice passeggiata in un viaggio nel tempo profondo.
Carattere e dettagli della struttura
Avvicinandosi alla base della Torre di San Martino di Paerno (e con un po’ di sguardo attento) è possibile notare la cura della muratura romanica. Gli archetti pensili che decorano i diversi ordini del campanile sono piccoli capolavori di artigianato medievale. La torre è divisa in piani da cornici marcapiano e presenta aperture che diventano più ampie salendo verso l’alto (monofore e bifore), una tecnica usata per alleggerire il peso della struttura e permettere al suono delle campane di propagarsi meglio.
Dalla radura ai piedi del monumento, il panorama è totale: lo sguardo spazia dai profili delle Alpi fino alla pianura padana. Il contrasto tra l’architettura ordinata della torre e la natura selvaggia della Serra mette in scena un’atmosfera magnetica, quasi mistica, che invita alla sosta e alla riflessione.
Un piccolo consiglio: portate con voi un binocolo per ammirare tutto al meglio (vale davvero la pena).
Foto Canva
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