Nei viaggi letterari c’è un tipo di viaggiatore che parte con una valigia e un libro. Non una guida turistica, un libro, quello che ambienta la storia nel posto dove sta andando, o quello scritto da qualcuno che in quel posto ci ha vissuto, ci ha sofferto, ci si è innamorato.
Il turismo letterario non è una moda del 2026, ma quest’anno è diventato ufficialmente un trend di massa, che unisce la passione per i libri alla scoperta di luoghi evocativi, dai classici itinerari sulle orme degli scrittori ai percorsi moderni ispirati da saghe contemporanee.
L’Italia è il paese più letterario del mondo. Non solo perché ha dato i natali a Dante, Leopardi, Calvino, ma perché il paesaggio italiano è già letteratura, già scritto, già interpretato da voci enormi. Camminare nelle Cinque Terre sapendo che Montale le ha attraversate decine di volte cambia il modo in cui le guardi.

In più, l’Italia è il paese con la più alta concentrazione di arte e natura meravigliose al mondo. Uniamo le due cose e ci rendiamo conto di come i luoghi letterari italiani siano anche straordinarie mete di viaggio a prescindere.
In sintesi: leggere Verga prima di arrivare ad Aci Trezza trasforma dei semplici faraglioni nel set a cielo aperto de “I Malavoglia”.
Ecco la nostra selezione di viaggi letterari, che sono in realtà viaggi da fare anche se non hai mai letto un libro.
Trieste, la città di Joyce e Svevo
Trieste è probabilmente la città più letteraria d’Italia, nel senso più preciso del termine. James Joyce ci visse dall’1904 al 1915, insegnando inglese e scrivendo le prime versioni di Gente di Dublino e il Ritratto dell’artista da giovane. Non era un residente entusiasta, ma Trieste lo formò come scrittore più di quanto lui stesso ammettesse.
In piazza Hortis c’è la statua in bronzo di Italo Svevo, seduto come in attesa di una conversazione. La libreria antiquaria di Umberto Saba, in via San Nicolò, è ancora aperta, quasi immutata, ed entrare è una di quelle esperienze che valgono da sole un viaggio. Al Molo Audace, allungato sul mare, si capisce perché questa città di confine abbia prodotto una letteratura così ibrida, così nervosa, così consapevole di essere in equilibrio tra mondi diversi.
Le Cinque Terre e la Liguria di Montale
“Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto” sono i versi di apertura di Ossi di seppia, e il muro, il sole, il mare ligure non sono metafore: sono paesaggi precisi, misurabili. Eugenio Montale nacque a Genova nel 1875 e per tutta la vita mantenne un rapporto viscerale con la Liguria. Il borgo di Monterosso, nelle Cinque Terre, è il luogo che ha ispirato molti dei versi del poeta. Oggi esiste il Parco Letterario Eugenio Montale, un percorso naturalistico affacciato sul mare che attraversa i luoghi delle sue poesie.
È uno dei contesti più riusciti del turismo letterario italiano, perché il paesaggio è rimasto abbastanza simile a quello che Montale descriveva. Vale una visita che unisce trekking, letteratura e mare, ideale per chi ama i viaggi attivi nella natura italiana.
Genova e la Liguria di Petra
Nei romanzi della scrittrice spagnola Alicia Giménez Bartlett, l’ispettrice Petra Delicado indaga a Barcellona. Ma quando Sky Italia ha prodotto la serie con Paola Cortellesi nel 2020, la scelta della location è caduta su Genova, definita dagli stessi produttori la città italiana più simile alla capitale catalana: porto, caruggi, mix di bellezza e degrado, una personalità urbana forte e non addomesticata.
Le riprese coprono quasi tutta la città: il centro storico con i suoi vicoli stretti, la zona del porto antico, l’Acquario, la funicolare Zecca-Righi, il Teatro Carlo Felice e i parchi di Nervi. Ma si estendono anche fuori città: Santa Margherita Ligure, Sestri Levante, Chiavari, le spiagge di Voltri. Seguire i luoghi di Petra significa percorrere una Liguria intera, quella meno turistica e più vera, lontana dal Tigullio patinato e vicina alla città-porto che ha sempre avuto una sua identità difficile da imitare.
La Sicilia di Montalbano e Camilleri
Andrea Camilleri è probabilmente lo scrittore italiano che ha generato più turismo letterario nell’ultimo ventennio. La sua Vigàta è una città immaginaria, ma ha un’identità geografica precisa: si trova nell’agrigentino, e il suo cuore reale è Porto Empedocle, la città natale di Camilleri, dove una statua del Commissario Montalbano accoglie i visitatori sul lungomare.
Le riprese della celebre serie RAI sono concentrate più a est: Ragusa Ibla è il set principale, con i suoi palazzi barocchi che fanno da sfondo alle indagini. Scicli ospita il Commissariato di Vigàta, in realtà il Municipio. Punta Secca, vicino a Santa Croce Camerina, è la casa di Montalbano, affacciata sul mare e oggi affittabile come alloggio turistico. Modica, Noto e Caltagirone completano un itinerario nel barocco siciliano che, grazie a Camilleri e alla serie TV, è diventato uno dei più visitati dell’isola. Un percorso che si abbina bene a quello che raccontiamo nella nostra guida alla Sicilia orientale.
La Sicilia di Màkari e Savatteri
Se Montalbano ha consacrato il sud-est siciliano, Gaetano Savatteri e la sua serie Màkari, in onda su RAI 1 dal 2021 e già alla quinta stagione, hanno fatto lo stesso con la Sicilia occidentale, quella della provincia di Trapani, molto meno frequentata dai turisti stranieri e per questo ancora più autentica.
Macari è un minuscolo borgo di case arrampicate sul costone del Monte Cofano, affacciato su un golfo di acqua smeraldo, vicino a San Vito Lo Capo. A pochi chilometri si trovano tutti i luoghi che hanno reso celebre la fiction: la Tonnara di Scopello con i suoi faraglioni, la Riserva Naturale dello Zingaro con sette chilometri di sentieri e calette senza strade né stabilimenti, il borgo medievale di Erice a 750 metri di quota con vista sulle Egadi, e Castellammare del Golfo con il suo porticciolo colorato. Savatteri e Camilleri condividono l’editore, la Sellerio, e la stessa visione: la Sicilia come personaggio, non solo come sfondo.
La Napoli di Elena Ferrante e dell’Amica Geniale
Elena Ferrante è la scrittrice italiana più tradotta al mondo nell’ultimo decennio, e la sua quadrilogia dell’Amica Geniale ha trasformato un quartiere periferico di Napoli in una meta di pellegrinaggio letterario internazionale. Il Rione Luzzatti, nella periferia orientale della città, nel quartiere di Gianturco, è dove nascono e crescono Lenù e Lila. Distante appena due chilometri da Piazza Garibaldi, era invisibile al turismo fino a pochi anni fa. Oggi il New York Times lo cita come meta, e tour guidati partono ogni settimana tra la parrocchia della Sacra Famiglia, il tunnel che porta al mare, la biblioteca rionale.
Ma la Napoli di Ferrante è anche quella del Corso Umberto I, di Port’Alba con le sue bancarelle di libri, di Piazza dei Martiri, di Ischia, l’isola sognata da bambine e raggiunta solo da adulte. Un itinerario che attraversa la città intera, dal degrado alla bellezza, con una guida invisibile e potentissima.
La Napoli del Commissario Ricciardi e di De Giovanni
Se Ferrante racconta la Napoli del dopoguerra, Maurizio De Giovanni racconta quella degli anni Trenta, quella del ventennio fascista vista dagli occhi del Commissario Ricciardi, il poliziotto con gli occhi verdi che percepisce le ultime parole dei morti. È una Napoli in bianco e nero, nervosa, stratificata, bellissima e crudele.
De Giovanni definisce la sua città “fatta a strati come una cipolla”, e il percorso letterario tra i suoi romanzi tocca luoghi ancora oggi visitabili: via Toledo e i Quartieri Spagnoli, Piazza del Municipio con il Palazzo San Giacomo, la Questura di Ricciardi, la Galleria Umberto I, fino alla tappa finale obbligata, il Caffè Gambrinus, dove il commissario gustava il suo caffè con la sfogliatella. L’associazione culturale NarteA organizza tour guidati nei luoghi dei romanzi, con la voce dello stesso De Giovanni negli auricolari.
La Sicilia di Verga e Pirandello
La Sicilia letteraria ha due capitoli distinti e ugualmente imprescindibili. Giovanni Verga ha raccontato Catania e il mondo dei pescatori con uno sguardo realistico e spietato. Aci Trezza, a pochi chilometri da Catania, è il borgo dove è ambientato I Malavoglia. I faraglioni dei Ciclopi stagliarsi sul mare sono esattamente come Verga li ha descritti, e vederli con il libro in mano crea un corto circuito temporale preciso.
Il secondo capitolo è Luigi Pirandello, nato nel 1867 in una contrada chiamata, suggestivamente, Caos, nella provincia di Agrigento. La sua casa natale è oggi uno dei musei letterari più riusciti d’Italia, affacciata sulla campagna e sul mare come se il paesaggio stesso giustificasse tutta l’ambiguità della sua scrittura.
La Barbagia di Grazia Deledda
Grazia Deledda è l’unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1926. Nacque a Nuoro nel 1871, nel cuore della Barbagia sarda, e da quella terra aspra e arcaica trasse tutta la sua materia narrativa. Il Museo Deleddiano a Nuoro conserva manoscritti, fotografie e oggetti personali della scrittrice.
La Barbagia stessa, con i suoi borghi di pietra, le foreste di lecci e il paesaggio che sembra fermo nel tempo, è già un itinerario letterario senza bisogno di indicazioni. Un territorio che si abbina naturalmente a un soggiorno in Sardegna fuori stagione, quando l’isola è più silenziosa e autentica.
Il Lago di Garda e D’Annunzio
Il Vittoriale degli Italiani, sul Lago di Garda a Gardone Riviera, è la casa-museo di Gabriele D’Annunzio ed è uno degli esempi più straordinari e grotteschi di autobiografia architettonica del Novecento. D’Annunzio ci visse dal 1921 fino alla morte nel 1938, trasformando la villa in un labirinto di stanze oscure, cimeli, trofei di guerra, una nave incagliata nel giardino.
È impossibile capire D’Annunzio senza aver visto il Vittoriale, e impossibile visitare il Vittoriale senza uscirne con qualcosa di strano addosso.
La Torino di Primo Levi
Primo Levi nacque a Torino nel 1919, al corso Re Umberto 75, in un appartamento dove tornò a vivere dopo Auschwitz e dove morì nel 1987. Definì la sua esistenza tutta torinese, “con involontarie interruzioni”. La Torino di Levi è quella del Liceo Classico D’Azeglio, dell’Università di Torino dove si laureò in Chimica nel 1941 nonostante le leggi razziali, del Parco del Valentino, di via Po, dei portici del centro.
Il Centro Internazionale di Studi Primo Levi è il punto di partenza per chi vuole seguire questa mappa letteraria, con oltre trenta luoghi mappati in città. Fino al maggio 2026 è visitabile la mostra “I mondi di Primo Levi”, con manoscritti, fotografie e oggetti personali. Dalla fine del 2026 aprirà il Primo Levi Lab nella nuova Biblioteca Civica al Parco del Valentino, sede permanente dedicata alla sua opera. Torino è, tra tutte le città letterarie italiane, forse quella che ha il rapporto più onesto e preciso con i propri scrittori: li cita con sobrietà, li abita ancora.
La Via degli Dei: trekking e letteratura
Per chi vuole unire letteratura e cammino, la Via degli Dei è il percorso più suggestivo d’Italia: 130 chilometri che collegano Bologna a Firenze attraverso gli Appennini. È al centro del romanzo Il Sentiero degli Dei di Wu Ming 2, che racconta questo cammino con uno sguardo critico e personale.
Camminare su questi sentieri significa sovrapporre la propria esperienza fisica a una storia di resistenza poetica, un viaggio nel senso più letterale del termine.
La Valle del Diavolo e Dante
C’è un posto in Toscana che non assomiglia a nulla di italiano, né di europeo. Si chiama Valle del Diavolo, si estende tra Pomarance e Larderello in Valdicecina, e il suo paesaggio, fatto di colonne di vapore bianco che si alzano dal terreno, pozze di fango bollente, fumarole e geyser naturali, non è una metafora. È la terra che fuma davvero.
Il nome non è un’invenzione turistica. La valle era già famosa in epoca medievale per i suoi soffioni boraciferi, e si dice, con buone ragioni, che Dante Alighieri vi si ispirò per descrivere l’Inferno nella Divina Commedia. Il paesaggio che il sommo poeta vedeva era ancora più grezzo e inquietante di quello attuale: nessuna centrale, nessun tubo argenteo, solo terra che ribolliva e vapori che salivano verso il cielo come in un prologo all’Oltretomba.
Oggi la valle ha un aspetto più industriale ma non meno affascinante: le torri di refrigerazione delle centrali geotermiche ENEL e la fitta rete di condutture argentate che percorre colline e vallate creano un paesaggio ibrido, a metà tra la fantascienza e il medioevo. Larderello produce da sola il 10% dell’energia geotermica mondiale, alimentando circa un milione di case in Italia. È il luogo dove, per la prima volta al mondo, si è iniziato a sfruttare il calore della terra per produrre elettricità, grazie all’intuizione dell’ingegnere francese François Jacques de Larderel nell’Ottocento.
Per chi vuole vedere le manifestazioni geotermiche nella loro forma più naturale, le tappe imperdibili sono due: il Parco delle Fumarole di Sasso Pisano, dove il terreno fuma e ribolle in un contesto quasi lunare, e il Parco delle Biancane di Monterotondo Marittimo, con geyser, fumarole e lagoni visitabili a piedi su percorsi segnalati. Il Museo della Geotermia di Larderello è gratuito e racconta tutta la storia del territorio, dalle origini etrusche alle centrali moderne. Su prenotazione è possibile assistere all’apertura di un soffione dimostrativo, uno spettacolo che non ha equivalenti in nessun altro posto d’Europa.
A completare l’itinerario, a pochi chilometri si trova Volterra, una delle città etrusche più integre d’Italia, con le sue mura ciclopiche e l’Acropoli affacciata sulla Val d’Era. E per chi vuole abbinare letteratura e gastronomia, il Vapori di Birra a Larderello è il primo birrificio al mondo che produce birra artigianale utilizzando come fonte primaria di energia il vapore geotermico.
Foto Canva
> Iscriviti alla nostra newsletter compilando il form qui sotto!
Spoiler: ne mandiamo poche, ma buone!
Leggi anche:
Alma Karlin: la donna che girò il mondo da sola quando le donne non potevano
Dove andare in primavera in Italia: le mete migliori
Ikaria: cosa fare sull’isola greca della longevità
©RIPRODUZIONE RISERVATA




