C’è un momento, salendo in funivia da Malcesine, in cui il Lago di Garda sparisce sotto di te e il verde cambia completamente. Non è più il verde mediterraneo degli ulivi e dei limoneti della riva — è qualcosa di più selvatico, più alpino.
Poi la cabina completa il giro di 360 gradi e capisci dove sei: su una montagna che si estende per 40 chilometri parallela al lago, tra i 2.218 metri di Cima Valdritta e le acque che brillano sotto. Bè, tanta roba.
Hortus Europae: il soprannome più antico della montagna
Il nome “Giardino d’Europa” non è stato inventato da un ufficio turistico. Lo coniò nel Cinquecento l’erborista Francesco Calzolari, che per primo mise in risalto la particolarità della flora del Monte Baldo, luogo di congiunzione tra l’ambiente naturalistico mediterraneo e quello alpino. Cinquecento anni dopo, quel soprannome regge ancora — e i numeri spiegano perché.
Sulle pendici del Monte Baldo si trovano il 43% dell’intera flora alpina europea, la metà di tutte le specie di orchidee italiane — oltre 60 — e il 40% delle specie di farfalle conosciute. Non è un caso: l’influenza climatica del lago permette la convivenza di molti ambienti naturali diversi tra loro, dalla macchia mediterranea all’area montana, fino all’area boreale e alpina. Un caso unico a livello europeo.
Il risultato è una montagna che cambia aspetto ogni cento metri di quota. Nella fascia bassa dominano querce e castagni. Salendo arrivano i faggi, poi le conifere, poi i larici. Sopra i 1.500 metri inizia il mondo delle praterie alpine con stelle alpine, soldanelle e rododendri. In primavera, quando tutto fiorisce in sequenza dal basso verso l’alto, la montagna è un calendario naturale che si legge salendo.
Perché in primavera e non in agosto
D’estate il Monte Baldo funziona benissimo — è pieno di gente, le funivie fanno la coda, i sentieri principali sono frequentati. È bello lo stesso, ma non è quello che si viene a cercare qui.
In aprile e maggio la situazione è diversa. Camminare sui sentieri del Baldo in primavera è come sfogliare un’enciclopedia botanica dal vivo, con orchidee di montagna, genziane, viole e peonie che sbocciano a quote diverse settimana dopo settimana. I parcheggi di Malcesine sono vuoti alle nove del mattino. I rifugi hanno ancora i tavoli liberi. La funivia sale senza attesa.
C’è anche una questione di temperature: in quota fa fresco, il cielo è spesso terso dopo le piogge primaverili e la visibilità sulle Alpi e sulle Dolomiti di Brenta è quella che d’estate il caldo e lo smog non concedono quasi mai. La vista sul lago, con il profilo che scende da Riva del Garda fino a Peschiera, è il tipo di panorama che rimane in testa.
I sentieri: dalla passeggiata alla cresta
La funivia di Malcesine — quella con le cabine rotanti che in pochi minuti coprono oltre 1.600 metri di dislivello — porta direttamente a Tratto Spino, quota 1.760 metri. Da qui si apre una rete di sentieri ben segnalati adatti a livelli diversi.
Il Sentiero delle Creste è il più panoramico e il meno impegnativo: parte dalla stazione a monte e percorre il crinale con vista continua sul lago. Il Sentiero del Ventrar è più tecnico, esposto a nord, incide la parete della Colma e porta sul versante orientale della montagna con uno dei panorami più suggestivi del Baldo. Non è adatto a chi soffre di vertigini e in primavera va controllato per eventuali nevai residui sui tratti in ombra.
Per chi preferisce salire a piedi, il versante di Prada, a San Zeno di Montagna, è la porta d’accesso meno frequentata: si raggiunge con la seggiovia biposto dalla località Prada e si cammina in una zona più silenziosa con vista sul basso Garda, con Sirmione e Bardolino che sembrano disegnati sull’acqua.
Il percorso naturalistico Prà Alpesina è quello giusto per chi vuole capire la flora: bacheche lungo il sentiero spiegano fauna, flora e tradizioni del Monte Baldo in un itinerario che porta alla scoperta dell’ecosistema in quota. Ci sono anche i resti di alcune strutture della Prima Guerra Mondiale lungo l’Anello dei Forti — il Baldo era zona di confine, e le tracce si vedono ancora.
La fauna: camosci, marmotte e aquile reali
La fauna del Monte Baldo conta numerose specie di volatili: dall’aquila reale al nibbio, all’allocco e al gufo reale, al picchio rosso, all’upupa. Tra i mammiferi il camoscio domina dalle cime più alte, mentre la marmotta — quasi il simbolo del Baldo — cattura chiunque la incontri per il suo carattere curioso.
In primavera le marmotte escono dal letargo verso marzo-aprile e sono facilmente avvistabili lungo i sentieri in quota. I camosci si muovono in gruppi sulle creste. Le aquile si vedono planare sopra le termiche che si formano dal lago — il Monte Baldo è uno dei siti di parapendio più frequentati d’Italia proprio per le stesse ragioni: le correnti ascensionali dal Garda sono potenti e stabili.
L’Orto Botanico di Novezzina
A quota 1.250 metri, sul versante veronese raggiungibile da Caprino Veronese, si trova l’Orto Botanico del Monte Baldo a Novezzina. In primavera è il punto di partenza consigliato per il percorso botanico che porta alla scoperta delle specie rare ed endemiche della montagna. Non è un giardino all’italiana con aiuole ordinate: è una collezione naturalistica in piena montagna, con le piante nel loro ambiente, sui versanti dove crescono davvero.
Tra le specie che non si trovano da nessun’altra parte al mondo: la Guenthera Repanda e la Gypsophila papillosa, endemismi del Baldo documentati dal Cinquecento. Con il riscaldamento globale, il rischio principale per queste specie è la perdita del clima alpino nelle zone sommitali: alcune di esse crescono solo sulla cresta sommitale e rischiano di scomparire con l’innalzamento delle temperature. Vederle adesso, in primavera, ha un senso che va oltre la passeggiata botanica.
Come arrivare e informazioni pratiche
Funivia Malcesine–Monte Baldo — partenza dal centro di Malcesine, stazione intermedia a San Michele (580 m), arrivo a Tratto Spino (1.760 m). Cabine rotanti a 360°. Aperta 10 mesi l’anno, chiusa per manutenzione in genere a novembre. Controllare orari aggiornati prima di partire.
Funivia Prada–Monte Baldo a San Zeno di Montagna — versante più tranquillo, meno folla, vista sul basso Garda.
In auto — da Verona circa 45 min fino a Malcesine.
Da Milano circa 1h45.
Abbigliamento — anche in primavera la temperatura in quota è sensibilmente più bassa della riva: portare uno strato termico anche se si parte con il sole.
Periodo migliore — maggio e inizio giugno per la fioritura in quota; aprile per chi vuole silenzio assoluto e non teme qualche nevaia residua sui sentieri esposti a nord.
Foto Canva, Orto Botanico Novezzina
Leggi anche
Dove andare in Italia in primavera
©RIPRODUZIONE RISERVATA




