Un viaggio nel tempo tra i giochi d’acqua e l’architettura rinascimentale di Villa Lante

Esplorare questa perla della Tuscia viterbese equivale a scoprire un capolavoro architettonico del XVI secolo che trasforma il concetto di giardino all'italiana in un racconto filosofico

Villa Lante, Bagnaia

Bagnaia, frazione di Viterbo, appare come un borgo medievale raccolto: piazzette e mura che nascondono fontane monumentali e vicoli antichi abitati da circa 5.000 anime. Pur essendo uno spazio piuttosto minuto, però, cela uno dei parchi più celebri d’Europa (tanto da essere particolarmente ammirato – e spesso visitato – da Re Carlo III). Parliamo di Villa Lante, una dimora storica sorta per volontà del cardinale Gianfrancesco Gambara, il quale affidò a Jacopo Barozzi da Vignola il compito di dare forma a un’idea ambiziosa.

L’opera rappresenta la vittoria dell’ingegno umano sulla natura selvaggia, trasformando un bosco incolto in un percorso ordinato. La particolarità risiede nella distribuzione spaziale: mancano i palazzi centrali imponenti. Gli edifici, chiamati Palazzine Gambara e Montalto, restano laterali per lasciare che la vera protagonista sia la cascata d’acqua che scende lungo l’asse centrale del declivio.

Camminando tra i palazzi di Villa Lante

Foto: Jeff from Sacramento, CA – Villa Lante, CC BY 2.0, via Wikimedia

L’elemento liquido giunge direttamente da una sorgente naturale situata poco distante e scorre sfruttando esclusivamente la forza di gravità. Gli architetti del tempo studiarono pendenze millimetriche affinché il flusso creasse suoni diversi a seconda del punto visitato. Un meccanismo idraulico antichissimo, ma che funziona perfettamente ancora oggi.

Simbolismo e pietra peperina

La pietra locale grigia definisce l’estetica di ogni scalinata o vasca presente nel perimetro. Salendo i gradoni, si incontra la Fontana dei Lumini, una struttura circolare che ospita numerosi piccoli getti somiglianti a candele accese. Poco più in alto, la maestosa Fontana della Catena cattura lo sguardo. Quest’ultima riproduce la forma di una chela di gambero, esplicito riferimento araldico alla famiglia Gambara. L’acqua corre velocemente dentro queste sinuosità lapidee, generando un effetto ottico dinamico che affascina i fotografi di tutto il mondo.

Tra le fontane di Villa Lante

Il percorso prosegue verso la Mensa del Cardinale, un lungo tavolo di pietra con una fessura centrale scavata appositamente per mantenere fresche le bevande o la frutta durante i banchetti estivi all’aperto. Gli ospiti del prelato sedevano circondati dal verde, godendo di un refrigerio naturale garantito dallo scorrimento continuo sotto il piano d’appoggio. Tale dettaglio svela l’uso ludico e sociale che l’aristocrazia rinascimentale faceva di questi spazi esterni, trattandoli come vere stanze da ricevimento prive di soffitto.

I Quattro Mori e il quadrato perfetto

Raggiungendo la parte bassa del complesso si ha l’opportunità di accedere al giardino formale caratterizzato da siepi di bosso potate con precisione millimetrica. Al centro del bacino principale cattura l’attenzione la Fontana dei Mori, opera attribuita a Taddeo Landini: quattro figure maschili sollevano faticosamente lo stemma della famiglia del Pontefice Sisto V Peretti. Le statue circondano un getto altissimo che si eleva verso il cielo, fungendo da baricentro visivo per l’intera proprietà.

Fontana dei Quattro Mori a Villa Lante

Questa zona riflette la filosofia del giardino “all’italiana”, basata su proporzioni geometriche rigide e prospettive studiate per trasmettere un senso di ordine divino. Le aiuole disegnano ricami complessi visibili soprattutto dalle terrazze superiori, permettendo di comprendere la visione d’insieme del progettista. Villa Lante rimane un esempio raro di conservazione integrale, poiché ha mantenuto intatti i suoi connotati originali nonostante il trascorrere dei secoli e le diverse proprietà susseguitesi.

Un patrimonio di armonia e silenzio

Visitare Bagnaia non richiede tempo per osservare enormi monumenti, ma per cogliere i dettagli delle logge affrescate che spesso sono cariche di scene mitologiche e vedute paesaggistiche. Le stanze interne delle due palazzine gemelle dialogano costantemente con l’esterno attraverso ampie vetrate. L’aria fresca dei boschi circostanti penetra nei corridoi, mescolandosi al profumo delle piante secolari. Un sito che è stato spesso paragonato ai giardini di Versailles per l’uso dell’acqua, sebbene mantenga una dimensione più intima e spirituale (tipica delle residenze estive della nobiltà romana).

Fontana dei Delfini, Villa Lante

Un luogo amato persino da Re Carlo III

Sì, parliamo proprio del figlio della Regina Elisabetta, attuale sovrano del Regno Unito: Re Carlo III. Grande estimatore dell’architettura paesaggistica e della botanica, durante visite in Italia rimase profondamente affascinato da Villa Lante, tanto da condurvi studi e workshop architettonici e da trarne ispirazione per i giardini formali e sostenibili di Highgrove House, la sua residenza privata nel Gloucestershire.

La Fontana Pegaso di Villa Lante

La passione (e l’impegno) del sovrano per la sostenibilità trova un parallelo storico nel sistema idraulico di Bagnaia, che sfrutta solo la gravità naturale senza pompe meccaniche (un’efficienza ecologica ante litteram che colpì la sua attenzione).

Foto di copertina: Roberto Ferrari from Campogalliano (Modena), Italy – Giardino #2, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia; Canva

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