Cosa mangiare prima e dopo un trekking: la guida pratica secondo la scienza

Il trekking non è come la corsa: il tuo corpo usa carburanti diversi, con tempi diversi e in proporzioni diverse. Questo cambia completamente quello che ha senso mangiare prima di partire, durante il cammino e al ritorno. Non servono gel sportivi né protocolli da atleta d'élite — serve capire come funziona la macchina. Eccolo spiegato in modo pratico.

Cosa mangiare prima e dopo un trekking

Il trekking è forse l’attività outdoor con il rapporto più favorevole tra piacere, accessibilità e benefici sulla salute. Ma ha anche una caratteristica che molti sottovalutano: è un’attività di lunga durata a bassa-media intensità, e questo significa che il corpo usa il carburante in modo diverso rispetto alla corsa o al ciclismo ad alta intensità.

Capire questa differenza cambia completamente le scelte alimentari — sia prima che durante che dopo l’uscita.

Come funziona il carburante durante il trekking

Il trekking con zaino si svolge tipicamente intorno al 45% del VO2 Max, il che significa che circa il 70% dell’energia proviene dai grassi e il 30% dai carboidrati. Questo è un dato cruciale: a differenza della corsa veloce o del ciclismo intenso — dove il corpo brucia prevalentemente glicogeno (carboidrati) — il trekking a ritmo normale utilizza principalmente i grassi come carburante primario.

Cosa mangiare prima e dopo un trekking

Le implicazioni pratiche sono importanti. Prima di tutto: le riserve di glicogeno nel fegato e nei muscoli si esauriscono più lentamente durante il trekking rispetto agli sport ad alta intensità. Ma l’apporto calorico totale può essere molto elevato — da 3.000 a 6.500 calorie al giorno per uscite lunghe, a seconda del peso corporeo, della distanza, del dislivello e del peso dello zaino.

Il “muro” che colpisce i ciclisti da strada o i maratoneti non è tipico del trekking, ma il deficit calorico accumulato nel tempo — mangiare meno di quanto si consuma — è uno dei problemi più comuni e meno riconosciuti di chi fa uscite lunghe.

Prima dell’uscita: caricare senza appesantire

L’obiettivo della colazione pre-trekking è duplice: partire con le riserve di glicogeno piene (che serviranno soprattutto nelle salite e nelle sezioni più intense) e avere abbastanza carburante disponibile per le prime ore senza sentirsi pesanti.

Timing: idealmente 2-3 ore prima della partenza per un pasto completo, o 45-60 minuti prima per qualcosa di più leggero.

Cosa funziona bene

Porridge di avena con frutta e frutta secca — carboidrati a digestione moderata che forniscono energia stabile senza picchi glicemici, grassi buoni e proteine per la sazietà. È probabilmente il miglior pre-trekking per le uscite di mezza giornata.

Pane integrale con uovo e verdure — bilanciato tra carboidrati, proteine e grassi. Facile da preparare, digeribile in 2 ore.

Yogurt greco con frutta e granola — opzione più leggera e rapida per uscite di 2-3 ore dove non si parte con dislivelli importanti.

Cosa evitare: cibi ricchi di grassi saturi (salumi, formaggi stagionati, fritti) nelle due ore prima della partenza. I grassi rallentano lo svuotamento gastrico e possono causare nausea nelle prime ore di cammino, soprattutto in salita.

Durante l’uscita: mangiare prima di avere fame

Questo è il principio più importante — e più spesso ignorato — della nutrizione durante il trekking. I ricercatori osservano tassi elevati di sotto-alimentazione nei backpacker: mangiare sulla base di quanto si è soliti mangiare a casa non è una strategia adeguata per un’attività fisica prolungata.

La fame è un segnale ritardato rispetto al reale bisogno energetico del corpo durante un’uscita. Quando la senti, sei già in debito calorico. La strategia corretta è mangiare piccole quantità a intervalli regolari — ogni 60-90 minuti — invece di aspettare la pausa pranzo.

Snack da zaino che funzionano:

Frutta secca mista (noci, mandorle, anacardi) — densità calorica alta, facilità di trasporto, mix di grassi e proteine. Il perfetto carburante per le fasi di camminata stabile.

Datteri o albicocche secche — carboidrati semplici a rapida disponibilità. Utili nelle salite più impegnative quando il corpo passa a bruciare più glicogeno.

Barrette di cereali integrali — praticità e carboidrati a digestione moderata. Attenzione agli zuccheri aggiunti: le migliori sono quelle con ingredienti semplici (avena, frutta secca, miele).

Formaggino o pezzetti di formaggio stagionato — proteina e grasso in formato portatile. Utile come spuntino di metà giornata per spezzare la fame e ridurre il catabolismo muscolare.

Banana — il classico. Potassio per i crampi, carboidrati rapidi per l’energia, nessuna difficoltà digestiva.

Il pranzo sul sentiero: la pausa che recupera

Per uscite di mezza giornata o giornata intera, il pranzo sul sentiero è un momento importante — non solo per il piacere, ma perché rappresenta l’opportunità di rifornire glicogeno e ridurre il senso di fatica nelle ore pomeridiane.

Un panino con proteine (uova sode, tonno, pollo) su pane integrale con verdure — semplice, completo, trasportabile. Abbinato a un pezzo di frutta e qualche nocciolina, copre proteine, carboidrati e grassi buoni nel formato più pratico possibile.

Cosa mangiare prima e dopo un trekking

L’errore tipico è mangiare troppo a pranzo, poi sentirsi pesanti e rallentati nel pomeriggio. Meglio un pranzo moderato e uno spuntino sostanzioso a metà pomeriggio.

Dopo l’uscita: la finestra del recupero

L’assunzione di carboidrati è essenziale per il ripristino del glicogeno, soprattutto nelle prime ore post-esercizio. Le proteine sono essenziali per accelerare il recupero muscolare e raggiungere un bilancio azotato positivo. Questo è il fondamento scientifico del pasto post-trekking.

In pratica: il pasto dopo un’uscita di trekking dovrebbe arrivare entro 45-60 minuti dal ritorno, e dovrebbe contenere sia carboidrati che proteine nella proporzione di circa 3:1 (tre grammi di carboidrati per ogni grammo di proteine).

Opzioni concrete:

Pasta o riso con legumi — il classico abbinamento italiano, ottimale per il recupero del glicogeno muscolare con una buona quota proteica vegetale.

Uova strapazzate con pane integrale e frutta — leggero, rapido, bilanciato. Perfetto per chi torna tardi e non vuole cucinare.

Yogurt greco con frutta e muesli — se l’uscita non era troppo lunga, copre il fabbisogno proteico e glucidico senza appesantire.

Una nota sull’idratazione: il ripristino dei liquidi è parte integrante del recupero post-esercizio. Un bicchiere di acqua con una punta di sale integrale e succo di limone appena tornati a casa è il modo più economico e naturale per iniziare la reidratazione con elettroliti.

La lista della spesa per il trekking del weekend

Se stai pianificando un’uscita per sabato o domenica, questi sono gli ingredienti da avere in casa:

Avena, frutta fresca, frutta secca mista (noci, mandorle, anacardi), datteri o albicocche secche, uova, pane integrale, formaggio da asporto, tonno o salmone in busta, banana. Per il recupero: pasta integrale o riso, legumi già cotti, yogurt greco.

Non è una lista complicata. È la stessa lista della cucina quotidiana — usata con consapevolezza di timing e proporzioni.

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