Ritorno al calpestio imperiale: la rinascita del Colosseo tra archeologia e design moderno

Un intervento ambizioso restituisce la quota originaria del settore meridionale del Colosseo, svelando volumi perduti da 15 secoli attraverso un progetto di Stefano Boeri Interiors e materiali innovativi

Nuovo calpestio imperiale Colosseo

L’Anfiteatro Flavio ha cambiato volto ancora una volta, recuperando una prospettiva che il tempo e i sedimenti avevano sotterrato. Il Parco archeologico del Colosseo ha recentemente terminato un cantiere durato 4 anni, concentrato sul versante meridionale del monumento. Parliamo di quella porzione di ellisse che, tra il VI e il VII secolo d.C., subì crolli strutturali dovuti alla natura instabile del terreno alluvionale, ben diversa dalla solidità su cui poggia il lato opposto. Terremoti e spoliazioni medievali trasformarono pilastri alti 50 metri in cave di materiale, lasciando spazio a stalle e ricoveri di fortuna.

Oggi, grazie alla visione dello studio Stefano Boeri Interiors, i visitatori possono osservare la morfologia antica senza che sia stata costruita una sola finta parete. Il segreto risiede nel pavimento: la distesa di sanpietrini ottocenteschi è stata rimossa per far riaffiorare la quota di calpestio dell’epoca di Vespasiano, situata a circa 23 metri sul livello del mare. Al posto della terra battuta e dei ciottoli moderni, distese di travertino estratto direttamente dalle cave di Tivoli segnano il perimetro degli ambulacri, i corridoi coperti che un tempo regolavano il flusso della folla e l’ingresso dell’Imperatore.

Il restyling del Colosseo

Geometrie di luce e volumi suggeriti

La particolarità del nuovo allestimento risiede nel rispetto delle tracce superstiti. Gli scavi hanno riportato alla luce rari blocchi originali, sopravvissuti ai saccheggi dei secoli bui, che ora restano visibili dietro protezioni discrete. Dove la pietra antica manca, il progetto architettonico interviene con parallelepipedi moderni che seguono fedelmente le impronte lasciate dai pilastri originali. Questi elementi non cercano di imitare l’antico, ma ne suggeriscono il ritmo visivo, restituendo la scansione spaziale dei fornici.

Interessante appare la scelta di lasciare a vista la fondazione tra i passaggi contrassegnati dai numeri LXIV e LXXI. Una particolare finestra archeologica che permette di comprendere le tecniche costruttive romane, mostrando la solida base su cui poggiava l’intera macchina dei giochi. Il travertino utilizzato, identico per composizione chimica a quello antico, dà vita a una separazione netta tra il monumento e la piazza circostante, definendo con precisione la crepidine, ovvero il bordo monumentale esterno.

Il nuovo volto del Colosseo

Scienza e sostenibilità nel cuore di Roma

L’intera operazione si distingue per un approccio tecnologico all’avanguardia. Ogni materiale impiegato risulta completamente reversibile, garantendo la tutela del bene per le generazioni future. Mapei, partner tecnico dell’iniziativa, ha formulato adesivi e massetti privi di cemento e sali dannosi, utilizzando una calce speciale studiata per non aggredire le superfici storiche. Marco Squinzi ha evidenziato come l’innovazione serva qui a proteggere la tradizione, rispondendo a necessità conservative estreme.

Oltre al valore scientifico, l’area assume una funzione sociale. I blocchi che richiamano i pilastri perduti fungono da sedute, trasformando un settore prima marginale in una vera piazza urbana. Il direttore Simone Quilici ha sottolineato il desiderio di riappropriarsi dell’essenza del posto, offrendo ai cittadini romani e ai viaggiatori internazionali un’immagine decorosa e leggibile. L’inaugurazione ha coinciso inoltre con l’emissione di una moneta commemorativa in argento, quasi a voler sigillare nel metallo questa nuova epoca del monumento.

Ingresso degli antichi Romani al Colosseo

Attraversando questi spazi, la percezione della grandezza imperiale diventa tangibile. Il Colosseo smette di essere un guscio vuoto e torna a mostrare la complessità dei suoi percorsi interni, regalando un viaggio a ritroso di oltre 1500 anni.

Foto di Simone Murrone, Parco Archeologico del Colosseo

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