Portofino è una delle coste più fotografate d’Italia, uno di quei posti dove lo yacht è il mezzo di trasporto normale e il caffè al bar costa come un pasto. Eppure, a dieci minuti a piedi dalla strada provinciale che collega Paraggi al borgo più esclusivo della Liguria, esiste un posto fondato nel 1317 dove arrivare in auto è sconsigliato (anzi, non si può), il WiFi non è garantito e la cena del venerdì segue un ricettario monastico del Medioevo.
Si chiama Eremo di Sant’Antonio di Niasca ed è, tecnicamente, il posto più fuori contesto di tutta la riviera — nel senso migliore possibile. Apre da Pasqua al primo novembre, con pernottamento e cucina casalinga. Arriva giusto in tempo per chi vuole scoprire il Parco Naturale Regionale di Portofino prima dell’alta stagione, quando i sentieri sono ancora silenziosi e l’aria sa di rosmarino e terra bagnata.
Un posto sospeso nel tempo: la storia
Nel 1317 il Capitolo di Roma libera la terra su cui sorge la piccola chiesa di Sant’Antonio da ogni obbligo nei suoi confronti. Tre fraticelli vivono qui in comunità, con l’obbligo di servire Dio col lavoro della terra e con la preghiera. Da allora l’eremo cambia pelle più volte: la Confraternita dell’Assunta vi si insedia, con i confratelli che operavano in anonimato, coperti da cappe con cappuccio.
Nel 1798 Napoleone sopprime l’oratorio insieme all’Abbazia della Cervara. Nel 1802 viene venduto ad Agostino Molfino. Tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento, il barone Giacomo Baratta ristruttura e amplia gli edifici, trasformandolo in azienda agricola con macine, torchi e frantoi. Nel 1980 la famiglia Piaggio lo dona al Comune di Portofino. Poi, decenni di abbandono. Fino al recupero.
Il restauro: recuperare senza stravolgere
I restauri, iniziati nel 2010 e terminati nel 2021, hanno trasformato la sala macine in sala da pranzo. Il granaio, il fienile, il dispensario e la piccionaia sono stati adibiti a camere da letto. Un luogo che rinasce con attenzione agli sprechi, riciclando e recuperando il più possibile della struttura originaria.
L’eremo ha pannelli solari e recupera l’acqua del fiume per i bagni. Ha anche vinto un bando PNRR per la riqualificazione del sistema idrico storico dell’antico mulino, con l’obiettivo di raccogliere, risparmiare e riutilizzare l’acqua in un sistema integrato tra spazi interni ed esterni. Un dettaglio che dice molto di chi gestisce questo posto: non si tratta di greenwashing, ma di necessità trasformata in pratica quotidiana.
L’ambiente: il Parco che Portofino dimentica
La presenza d’acqua, il buon soleggiamento e la disponibilità di terra coltivabile hanno reso questa valletta favorevole all’insediamento fin dal Medioevo, e ancora oggi la rendono tranquilla e gradevole. Siamo a 80 metri sul livello del mare, immersi nel bosco del promontorio, con il rumore del mare che arriva attutito tra gli alberi.
A pochi minuti in discesa c’è la spiaggetta di Niasca, quasi sempre meno affollata delle alternative più famose del golfo. Per inciso, è una delle più belle d’Italiua.
L’idea guida del progetto è stata sottrarre agli appetiti commerciali un edificio storico e dargli una destinazione d’uso conforme al territorio: un rifugio escursionistico raggiungibile a piedi, punto di partenza per le passeggiate nel Parco. Da qui si può proseguire verso San Fruttuoso, salire verso la chiesa di San Nicolò o percorrere il crinale che collega i siti medievali del promontorio.
Dove dormire: camere monastiche con vista sul bosco
Il rifugio dispone di quattro stanze matrimoniali, di cui due con terzo letto sul soppalco, una camerata da quattro posti e una camerata da sei con letti a castello, dove è possibile prenotare anche il singolo posto letto. La camera più ricercata è il Granaio, con doppio affaccio su mare e bosco. Il Fienile ha il soppalco e una luce che cambia ogni ora.
Niente minibar, niente televisione. Qualcuno troverà il silenzio scomodo. Di solito, dopo la prima notte, cambia idea. È possibile prenotare l’intera struttura per eventi privati, workshop residenziali, team building o corsi di pronto soccorso. Una biblioteca tematica con lavagna interattiva completa gli spazi comuni.
Info pratiche alloggio
Stagione: da Pasqua al 1° novembre
Indirizzo: Loc. Sant’Antonio 1, 16034 Portofino (GE)
Tel.: +39 380 1563777
Web: eremosantantonio.it
Cosa si mangia: l’orto e le ricette dei monaci
La cucina dell’Eremo è profondamente legata alla terra: ingredienti dell’orto e prodotti a chilometro zero danno vita a piatti semplici ma ricchi di sapore. Ogni venerdì torna in tavola la “cucina di strettissimo magro”, le ricette austere dei monaci del monte di Portofino.
Non è un menu fusion, non è una rivisitazione creativa: è la stessa logica alimentare di settecento anni fa, applicata a ingredienti freschi coltivati su terrazzamenti che le macchine non possono raggiungere — troppo ripidi. Pranzo e cena sono disponibili anche ai non ospiti, ma la sera è necessaria la prenotazione. Per gruppi, meglio contattare direttamente.
Come arrivare: a piedi, punto
L’auto è tecnicamente possibile ma concretamente inutile: parcheggi scarsi, strada congestionata, e comunque si finisce ad aspettare un posto. Il rifugio è raggiungibile solo a piedi tramite un sentiero in salita che parte sulla strada provinciale 227 da Paraggi (15 minuti) o dalla Baia di Niasca (10 minuti).
In treno e bus
Da Santa Margherita Ligure con il bus n. 782 — frequenza ogni 15 minuti — si arriva alla fermata di Niasca, appena dopo Paraggi. Da lì, 7 minuti a piedi. Il percorso segue la pedonale, si prende la deviazione che sale nella valletta a sinistra e l’Eremo appare dopo pochi minuti tra gli alberi. Chi arriva dalla passeggiata Paraggi-Portofino lo trova sulla destra, dopo il bivio segnalato.
Foto Eremo di Niasca, Dapa19, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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