Ci troviamo nella Piccardia, regione storica nel nord della Francia, per la precisione su un promontorio strategico che domina un grazioso borgo. E proprio qui, nel bel mezzo del dipartimento dell’Oise, svetta una costruzione voluta da Napoleone III per celebrare la grandezza del passato francese attraverso un’architettura ideale e imponente. Parliamo del Castello di Pierrefonds, struttura che è sì altamente affascinante, ma anche testimone di una storia davvero singolare (e amata dai registi di Hollywood).
Breve storia del Castello di Pierrefonds
Luigi d’Orléans scelse questo sperone roccioso del borgo di Pierrefonds nel XIV secolo per edificare una struttura difensiva avanzata. Le vicende belliche del ‘600, però, la ridussero a un ammasso di detriti. Fino a quando arrivò Napoleone III che, affascinato dal romanticismo dei ruderi, decise di ricostruire l’intero complesso.
Eugène Viollet-le-Duc, l’architetto incaricato del progetto e già celebre per i restauri del Notre-Dame di Parigi, decise di non limitarsi alla conservazione. Egli, infatti, preferì dar vita a una visione accademica e grandiosa dell’epoca cavalleresca. Fu così che il cantiere ottocentesco produsse un edificio che univa (e lo fa ancora oggi) sistemi difensivi pesanti a raffinatezze estetiche tipiche del Secondo Impero.
In sostanza, l’obiettivo era creare il castello medievale perfetto e superare la realtà storica per abbracciare un ideale di bellezza e difesa: ogni blocco di roccia racconta la volontà di un sovrano di lasciare un segno indelebile nel territorio francese. Ma del resto, per l’architetto restaurare un edificio non significava mantenerlo o ripararlo, bensì ripristinarlo in uno stato di completezza che poteva non essere mai esistito.
La struttura del castello e i Nove Prodi
La fortezza di Pierrefonds si presenta con esterno che mantiene una severità militare autentica, mentre l’interno rivela soluzioni abitative d’avanguardia per l’epoca. Tale dualismo fa sì che sia unico nel panorama europeo, poiché incarna il desiderio di una nazione di ritrovare le proprie radici storiche attraverso la lente del progresso tecnologico. La pietra bianca utilizzata per i restauri brilla ancora oggi tra le fronde della vegetazione circostante, mettendo in scena un contrasto cromatico che attira l’attenzione da chilometri di distanza.
Il visitatore non può non notare ben 8 torri circolari che proteggono il corpo centrale del complesso e che portano i nomi dei Nove Prodi, figure leggendarie della storia antica e sacra. Si possono ammirare i profili dedicati a Giulio Cesare, Carlo Magno, Re Artù, Alessandro Magno, Godefroy de Bouillon, Giosuè ed Ettore di Troia e Giuda Maccabeo che vigilano sui visitatori dai loro basamenti massicci, posizionati all’interno di nicchie decorate. La discrepanza numerica tra 8 torri e 9 Prodi è uno dei dettagli più curiosi del progetto di Viollet-le-Duc: il nono Prode, Re Davide, è celebrato nella cappella.
La corte interna rivela uno stile decisamente più leggero, in cui il gusto del XIX secolo reinterpreta i motivi del Rinascimento. Loggiati eleganti e scale monumentali sostituiscono la severità delle mura esterne, mentre i dettagli delle finestre e dei camini mostrano un’attenzione al particolare che rasenta la perfezione artigianale.
Dallo schermo televisivo alle ombre dei sotterranei
La struttura possiede una tale carica estetica da essere stata scelta come set principale per la serie Merlin. Il maniero interpreta il ruolo della città di Camelot, prestando le sue sale e i suoi camminamenti alle avventure del giovane mago e di Re Artù. La Sala delle Preuse costituisce l’ambiente più grandioso dell’intero complesso, una galleria monumentale (lunga 52 metri), che ospita un camino colossale ornato dalle statue di nove donne illustri
Scendendo nelle fondamenta, si incontra una sorpresa chiamata Ballo dei Gisants. Si tratta di un’installazione che raccoglie numerosi calchi funerari in gesso che riproducono i sovrani di Francia, provenienti dalla basilica di Saint-Denis. La disposizione delle statue in una penombra calcolata, accompagnata da un allestimento sonoro discreto, trasporta la mente verso una dimensione quasi onirica. Questa commistione tra la gloria luminosa delle sale superiori e il silenzio dei sotterranei rende Pierrefonds un’esperienza fuori dal comune, un luogo dove la storia rinasce attraverso l’immaginazione e la volontà di un architetto visionario.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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