C’è un paradosso che funziona bene per descrivere la Brianza: è una delle zone più densamente costruite d’Italia, eppure al suo interno sopravvive un parco regionale di oltre 8.000 ettari che si allunga per 25 chilometri lungo il fiume Lambro, da Monza fino ai laghi di Pusiano e Alserio.
Il Parco Regionale della Valle del Lambro, istituito nel 1983, è uno di quei posti che i lombardi conoscono per nome ma raramente frequentano — e quando ci entrano per la prima volta restano sorpresi dal silenzio.
L’itinerario che collega Albiate ad Agliate è tra i più riusciti del parco: breve, accessibile, con una destinazione finale che giustifica da sola l’intera camminata. Si chiama ufficialmente “I segreti medievali” — un titolo che non mente.
Il percorso: da Villa Campiello al romanico
Il punto di partenza è il parco di Villa Campiello ad Albiate, uno degli accessi naturali al sistema verde del Lambro sul versante monzese. Da qui il sentiero si addentra nel bosco seguendo tracce di antichi viandanti — il Parco le chiama così, e non è retorica: questo tratto di Brianza era attraversato da vie di comunicazione medievali che collegavano i borghi del fiume ben prima che l’asfalto ridisegnasse tutto.
Il percorso è interamente a piedi, lungo 4,56 chilometri, con un fondo misto tra sterrato e sentiero nel bosco. Non ci sono difficoltà tecniche: è adatto a chiunque abbia scarpe decenti e voglia camminare senza fretta. Il bosco è prevalentemente di carpini, roverelle e ontani, con tratti che in primavera diventano quasi fitti — la luce filtra a tratti, il sottobosco è verde acceso, e si cammina in un silenzio che a questa latitudine sembra improbabile.
La direzione è chiara, la segnaletica del parco è affidabile, e l’arrivo — quando appare tra gli alberi — ha la qualità visiva di quelle cose che si trovano senza sapere esattamente cosa si stava cercando.
La Basilica di Agliate: mille anni in quaranta metri quadri
Il complesso romanico di Agliate, frazione di Carate Brianza, è composto da due elementi distinti e complementari: la Basilica dei Santi Pietro e Paolo e il Battistero di San Giovanni Battista. Insieme formano uno dei rari casi in cui l’architettura altomedievale lombarda è arrivata fino a noi quasi intatta — il che spiega perché il Ministero della Pubblica Istruzione la dichiarò monumento nazionale già nel 1875, in anticipo su molti altri siti ben più celebri.
La Basilica: pietre di fiume e secoli sovrapposti
La costruzione della basilica è collocata tra il IX e l’XI secolo, ma alcuni studi spingono la datazione originaria al IX secolo pieno, in pieno Alto Medioevo. Quello che colpisce dall’esterno è la materia: le pareti sono costruite con ciottoli di fiume legati da malta — la stessa pietra che il Lambro portava e depositava sui greti, riutilizzata a pochi chilometri di distanza.
La facciata ha il tetto a spioventi, i portali in corrispondenza delle navate, una navata centrale sopraelevata che segue la logica spaziale delle basiliche paleocristiane.
L’interno è ancora più stratificato: le colonne che separano le navate sono di reimpiego romano, datate tra il IV e il V secolo — il che significa che qualcuno, nell’Alto Medioevo, smontò strutture romane preesistenti per costruire qualcosa di nuovo con quello che c’era.
Le pareti conservano porzioni di affreschi che in origine dovevano rivestirle completamente: quel che rimane è abbastanza per capire la qualità pittorica dell’insieme, e abbastanza per rimpiangere il resto.
Il Battistero: la pianta a nove lati
A pochi metri dalla basilica sorge il Battistero di San Giovanni Battista, con la sua pianta a nove lati — una geometria insolita anche nel panorama dei battisteri romanici lombardi, che pure non mancano.
La forma non è casuale: le piante poligonali dei battisteri altomedievali avevano una simbologia precisa legata al numero otto (simbolo di resurrezione e rigenerazione), e le varianti a nove lati come questa di Agliate rappresentano una rarità documentata.
All’interno, una piccola nicchia absidale completa lo spazio con una semplicità che dice più di molte decorazioni successive.
Perché andare in primavera
La basilica di Agliate è visitabile tutto l’anno, ma la combinazione con il percorso boschivo da Albiate raggiunge il suo equilibrio migliore tra aprile e maggio. Il bosco del parco in questo periodo è nel momento di massima espressione — carpini in foglia, fioritura del sottobosco, luce laterale che entra tra i tronchi nelle ore mattutine. Vale la pena esplorare il Bosco del Chignolo (foto) e i suoi percorsi didattici.

Arrivare al complesso romanico dopo quaranta minuti di sentiero nel verde cambia completamente la percezione del luogo: non è una visita a un monumento, è una scoperta.
La differenza non è da poco. Nei giorni feriali, in particolare, il silenzio attorno alla basilica è quasi totale. Non ci sono folle, non ci sono comitive, non ci sono audio guide. C’è la pietra, la luce, e il fatto che quell’edificio era già vecchio di quattrocento anni quando Colombo salpava per le Americhe.
Info pratiche
Partenza: parco di Villa Campiello, Albiate (MB).
Arrivo: complesso romanico di Agliate, Carate Brianza (MB).
Lunghezza: 4,56 km — solo a piedi, non percorribile in bici.
Difficoltà: facile (T); nessun dislivello significativo, fondo misto sterrato/sentiero.
Tempo stimato: circa 1h–1h15 in senso lineare; considerare il ritorno a piedi o con secondo mezzo ad Agliate.
Attrezzatura: scarpe da trekking o da passeggio robuste, acqua, strati in primavera.
Orari basilica: apertura variabile con gestione parrocchiale — verificare prima sul sito del Parco Valle Lambro o contattare la parrocchia di Carate Brianza.
Come arrivare: in auto da Milano circa 40 minuti (SS36 direzione Lecco, uscita Carate Brianza); in treno linea Milano–Canzo/Asso, stazione di Carate-Besana, poi circa 2 km a piedi o in bici fino ad Albiate.
Costo: gratuito.
Foto Canva, Scruch – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6155813
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Giornalista e autore, scrive di viaggi e ambiente per importanti testate internazionali come National Geographic e BBC. Ama andare alla ricerca di luoghi nascosti e storie inedite, e ama praticare gli sport outdoor – tendenzialmente male. È co-fondatore di Sportoutdoor24.
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