Sulle alture piemontesi della Valle Soana resiste allo scorrere del tempo un mistico edificio religioso. Ci troviamo tra le vette magnetiche del Parco Nazionale del Gran Paradiso ai piedi del Monte Fautenio e, incastonato contro un monolite ciclopico (pietra sacra che la tradizione considera il palcoscenico del martirio di un soldato della legione Tebea) prende vita il Santuario di San Besso.
Breve storia del Santuario di San Besso
Le cronache documentano la presenza di una cappella già nel Medioevo, sebbene l’aspetto attuale rifletta i rifacimenti del XVII secolo resi necessari dai crolli e dalle valanghe. Entrando nell’edificio, l’occhio cade immediatamente sulla statua lignea del patrono, icona portata in processione con estrema solennità. Risulta interessante osservare i numerosi ex-voto lasciati dai fedeli nel corso dei decenni, in quanto sono testimonianze silenziose di grazie ricevute e di un legame viscerale con il territorio.
La scalata esterna che conduce alla sommità della “pietra santa” permette di ammirare l’altare all’aperto, un punto di preghiera situato tra terra e cielo. Questo settore del santuario conserva un fascino primordiale dovuto alla fusione perfetta tra l’opera muraria e il granito vivo.
Un legame millenario tra fede e geologia nel Vallone di Campiglia
Raggiungere il Santuario di San Besso richiede pazienza lungo i sentieri che partono dalla frazione di Campiglia Soana, risalendo pendii dove l’aria si fa sottile e i pascoli dominano lo sguardo. La struttura attuale attira folle di pellegrini provenienti da due versanti montani differenti, unendo le genti piemontesi della Valle Soana a quelle valdostane di Cogne.
Tale connubio umano trasforma la solitudine dei picchi in una festa corale durante le celebrazioni estive. Risulta affascinante osservare la facciata bianca della chiesa che sembra quasi voler sostenere l’immensa mole scura del Monte Fautenio, soprannominato dai locali semplicemente “la rupe”, un elemento naturale che funge da altare naturale e riparo eterno per le reliquie.
La marcia dei fedeli e il rituale della pietra santa
Il rito collettivo raggiunge il suo apice il 10 di agosto, data dedicata alla memoria del santo guerriero. Uomini e donne trasportano la statua del patrono sulla sommità del masso, e lo fanno seguendo una gerarchia di onori antica quanto i borghi circostanti. Molti visitatori scelgono di toccare la superficie fredda della roccia cercando un contatto fisico con il sacro: sostengono che quel minerale sprigioni energie benefiche.
Osservando l’architettura, si nota un porticato basso pensato per offrire protezione dalle bufere improvvise, tipiche di questo quadrante alpino. All’interno, l’essenzialità degli arredi lascia spazio alla suggestione delle pareti, le quali confinano direttamente con il cuore della montagna. Le leggende narrano che Besso venne scaraventato giù dalla cima proprio dai pastori locali, contrariati dal suo proselitismo, rendendo quel precipizio un simbolo di sacrificio estremo.
Flora d’alta quota e biodiversità intorno al Rifugio Bausano
Attorno alla zona sacra si estende un ecosistema protetto che vanta la presenza costante di stambecchi e camosci. Pochi metri sotto il santuario c’è invece il Rifugio Bausano, struttura dedicata alla memoria di un pioniere dell’alpinismo canavesano, punto di appoggio fondamentale per chi desidera esplorare i valichi superiori. I prati circostanti ospitano fioriture di arnica e genziana, tipiche delle praterie d’alta quota, mentre i corsi d’acqua che solcano la valle producono un mormorio costante percepibile fin sul sagrato.
Un isolamento geografico che, inevitabilmente, ha preservato l‘autenticità del sito.
Foto Canva
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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