Una vera e propria voragine nel cuore delle Murge: geologia estrema e civiltà rupestri nel Pulo di Altamura

È la dolina di crollo più spettacolare della Puglia, un anfiteatro naturale di 700 metri di diametro dove l'archeologia preistorica incontra un ecosistema raro protetto da pareti verticali

Dolina di Altamura, Puglia

Sarà “per colpa” della bella stagione in arrivo, ma quando si legge (o si sente nominare) il nome “Puglia” il pensiero va subito al mare e alle spiagge immense. Non c’è niente di sbagliato in tutto ciò, ma allo stesso tempo è certamente riduttivo perché questa regione d’Italia è davvero un tesoro prezioso da vari punti di vista.
Vi basti pensare che l’altopiano pugliese custodisce una voragine imponente che interrompe bruscamente la linearità dell’orizzonte. Si chiama Pulo di Altamura ed è una vera e propria depressione circolare che rappresenta la massima espressione del carsismo epigeo del Mezzogiorno, un fenomeno naturale generato dallo sprofondamento di antiche cavità sotterranee.

Sì, avete capito bene: è un enorme buco naturale nel terreno. Sebbene la forma perfetta possa ricordare un cratere vulcanico, la genesi del sito risiede nell’azione millenaria delle piogge sulle rocce calcaree. Con una profondità di 90 metri e un diametro superiore ai 700 metri, questa dolina di crollo costituisce un geosito di rilevanza internazionale.

Ecosistemi protetti e rifugi del Paleolitico

L’integrità ambientale dell’area viene preservata dalla sua classificazione come zona A del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, una riserva integrale che tutela la biodiversità locale. Le pareti rocciose aggettanti creano un microclima particolare, riparato dai venti secchi dell’altopiano, permettendo la vita a specie vegetali altrimenti rare in contesti così aridi.

Parco Nazionale dell'Alta Murgia

Lungo i costoni crescono rigogliosi alberi di fico e la campanula pugliese, mentre le fessure della roccia ospitano la nidificazione del falco grillaio, piccolo rapace migratore tipico di queste latitudini. Le numerose cavità naturali che si aprono sui fianchi della voragine raccontano una presenza umana costante, grazie a reperti archeologici che testimoniano frequentazioni che partono dal Paleolitico superiore fino a giungere al Medioevo, trasformando le grotte in dimore, luoghi di culto o ricoveri per animali.

La necropoli arcaica

Oltrepassando il margine settentrionale del baratro, il paesaggio si trasforma in una distesa ondulata punteggiata da asfodeli e tracce di antichi tratturi. Seguendo le piste della transumanza si raggiunge la collina di La Mena, sede di una vasta area sepolcrale estesa per oltre 50 ettari. Si incontrano decine di tombe a cista dolmenica, strutture risalenti a 3000 anni fa composte da cumuli circolari di pietre con al centro pesanti lastroni calcarei a protezione della sepoltura.

L'enorme Pulo di Altamura

Queste testimonianze silenziose degli antichi popoli murgiani regalano una prospettiva autentica sulla storia del territorio, arricchita dalla presenza di allineamenti lapidei e strutture ancora inesplorate. Poco distante, i fabbricati di uno jazzo testimoniano la continuità dell’uso del suolo per il pascolo delle greggi, attività cardine dell’economia storica regionale.

Sentieri panoramici tra rocce rosse e orizzonti marini

L’itinerario perimetrale permette di osservare la maestosità della voragine da angolazioni differenti, donando scorci cromatici intensi grazie alle sfumature rossastre della roccia nuda. Un sentiero situato nell’angolo sud-est consente di scendere verso il fondale della depressione, in cui la percezione delle dimensioni diventa ancora più precisa.

Altamura, Puglia

Risalendo verso i ripiani superiori, lo sguardo può spaziare sui boschi cedui di quercia, relitti della vegetazione originaria della zona. Nelle mattine di aria limpida, la vista si spinge oltre i confini dell’altopiano fino a rintracciare la linea del mare Adriatico. Il viaggio sensoriale termina idealmente tra i claustri del centro storico di Altamura, piccoli cortili urbani unici nel loro genere, permeati dal profumo del celebre pane a denominazione di origine protetta, simbolo gastronomico della Murgia nel mondo.

Foto Canva

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