Viaggio alla scoperta della sfida millenaria della Valle dei Calanchi e del destino della Città che Muore

Tra il Lago di Bolsena e il Tevere sorge un paesaggio di argilla bianca dominato da Civita di Bagnoregio, borgo unico al mondo destinato a svanire per colpa dell'erosione naturale

Valle dei Calanchi di Bagnoregio

Lazio settentrionale, provincia di Viterbo: una zona geografica che custodisce un segreto geologico che muta sotto lo sguardo dei passanti. Il suo nome è Valle dei Calanchi, area caratterizzata da solchi profondi nati da uno scontro perenne tra acqua e roccia. Delle vere e proprie ferite biancastre nella terra che raccontano 2.000.000 di anni di evoluzione.

Il terreno, infatti, poggia su basamenti di argilla marina, sedimenti accumulati 2 milioni di anni fa quando l’oceano ricopriva queste terre. Sopra tale componente morbida si posano strati di tufo e materiali lavici eruttati dall’antico complesso vulcanico vulsino. Piogge e torrenti (sì, anche adesso) incidono la base argillosa creando fenditure verticali ripidissime. La natura agisce con rapidità estrema, tanto che il borgo di Civita di Bagnoregio perde circa 7 centimetri di perimetro ogni 12 mesi. La rupe su cui sorge l’abitato raggiunge i 443 metri di altitudine, ma le fondamenta tremano sotto la spinta degli agenti atmosferici.

Etruschi e Romani tentarono di domare tale fragilità già tra il 280 e il 265 a.C. attraverso ingegnose opere di canalizzazione. Questi sforzi miravano a ridurre l’impatto distruttivo delle piogge sui versanti ripidi. Col passare dei secoli, però, l’abbandono di tali manutenzioni accelerò il degrado naturale, al punto che oggi l’erosione costante ha ridotto drasticamente la superficie dei centri abitati, inghiottendo nel vuoto palazzi nobiliari e antiche porte cittadine.

Storia della Città che muore e dei suoi confini perduti

Civita di Bagnoregio vanta il soprannome di Città che Muore proprio per la sua inarrestabile riduzione spaziale. Attualmente molti la indicano come la Perla dei Calanchi, ma quel che è certo è che, dalla metà del 1800 ad oggi, la via d’accesso al centro abitato ha subito un abbassamento di ben 25 metri.

Valle dei Calanchi, Tuscia

L’abitato sorge isolato su un blocco di tufo stretto tra i valloni del Rio Chiaro e del Rio Torbido e le frane cicliche hanno trasformato un grande centro medievale in un piccolo scoglio di pietra circondato da un abisso bianco. Raggiungere il cuore pulsante della Città che Muore richiede un approccio lento, partendo dal piazzale del Belvedere a Bagnoregio. Da questa terrazza naturale lo sguardo abbraccia l’intero bacino sottostante, permettendo di distinguere nettamente il confine tra lo strato di tufo bruno e le pareti di argilla biancastra.

Un itinerario ideale prevede l’attraversamento del ponte pedonale lungo 300 metri, unica via di collegamento rimasta per accedere al borgo sospeso. Una volta superata la Porta Santa Maria, intagliata direttamente nella roccia vulcanica dai cittadini secoli fa, ci si ritrova in un labirinto di vicoli medievali in cui i palazzi rinascimentali terminano bruscamente nel vuoto dei calanchi circostanti. È importante sapere che il transito sul ponte di Civita prevede un ticket d’ingresso destinato ai lavori di consolidamento del borgo stesso.

Civita di Bagnoregio, la Città che Muore

Sculture di fango e giganti di pietra della Valle dei Calanchi

Percorrere i sentieri del bacino argilloso permette di ammirare monumenti naturali dai profili bizzarri. Si fanno notare per imponenza il Montione, massiccio dalle sembianze dolomitiche, e la celebre Cattedrale. Quest’ultima appare come un immenso calanco bianco punteggiato da guglie affilate rivolte al cielo. Sono forme, però, che mutano talmente in fretta da stravolgere il panorama nel giro di pochi decenni.

Calanchi della Tuscia, Lazio

Presso le pareti dirupate si trova la Grotta di San Bonaventura, punto di riferimento per la storia religiosa del luogo. Le aree più isolate ospitano gruppi di capre selvatiche, uniche creature capaci di muoversi su creste sottili pochi centimetri. Il contrasto cromatico tra il bianco delle argille e il marrone del tufo mette in scena un effetto visivo tipico dei paesaggi d’alta montagna.

Consigli tecnici per l’esplorazione

I periodi migliori per visitare la Valle dei Calanchi sono la primavera e l’autunno, stagioni che garantiscono temperature miti e una visibilità ottima sui crinali della vallata. Sono consigliate scarpe con suola scolpita, anche perché occorre affrontare i sentieri argillosi che circondano il Rio Torbido. Portare un binocolo può essere interessante perché permette scorgere il volo dei rapaci o il movimento delle capre selvatiche sulle creste più sottili e inaccessibili.

Calanchi di Bagnoregio, Tuscia

Osservare queste terre equivale ad accettare la loro natura transitoria: ogni visita pone di fronte a un paesaggio leggermente diverso dal precedente, poiché la Valle dei Calanchi rimane un organismo vivo, in perenne mutamento sotto la spinta invisibile ma inarrestabile della geologia.

Foto Canva

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