Risveglio primaverile nel mitico Regno dei Fanes, tra specchi d’acqua e il Parlamento delle Marmotte

Un itinerario affascinante che parte dal Rifugio Pederü verso i Rifugi Lavarella e Fanes, svelando i segreti geologici del Parco Naturale Fanes-Senes-Braies nel cuore delle Dolomiti Ladine

Parlamento delle Marmotte, Alpe di Fanes

La Val Marebbe custodisce un accesso privilegiato verso uno dei luoghi più carichi di mistero di tutto l’arco alpino orientale. Risalendo da San Vigilio di Marebbe, il paesaggio muta radicalmente appena si raggiunge la conca del Rifugio Pederü, situato a 1.548 metri di quota. Questa zona rappresenta la porta d’ingresso per l’Alpe di Fanes, un vasto altopiano che la tradizione popolare identifica come il centro del Regno dei Fanes.

I racconti del giornalista Karl Felix Wolff hanno reso celebri queste maestose vette, descrivendo un popolo antico legato a doppio filo con la fauna locale. La primavera trasforma radicalmente l’aspetto di questi pendii, poiché il bianco invernale lascia spazio ai primi germogli di pino mugo e ai prati che riemergono dopo il disgelo.

Salita dal Pederü verso il Parlamento delle Marmotte

L’escursione prende il via imboccando il sentiero numero 7, che si snoda inizialmente su un terreno caratterizzato da un ripido cono detritico. Superata la fatica del primo strappo, il cammino procede con pendenze meno marcate attraversando un ampio bacino vallivo. Sulla destra brilla il Lago Piciodel, un piccolo specchio d’acqua che riflette le pareti calcaree circostanti. Proseguendo lungo la traccia, si raggiungono i pascoli della malga Munt de Pices Fanes, un’area di rara bellezza in cui la fioritura primaverile inizia a punteggiare il verde dei prati.

Lago Piciodel, Alpe di Fanes

Foto: By Bbruno – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

Poco distante dal Rifugio Lavarella, posto a 2.042 metri, prende vita una formazione geologica naturale chiamata “Parlamento delle Marmotte” (foto di copertina). Si tratta di un anfiteatro roccioso che presenta gradinate di pietra disposte in modo regolare da millenni di erosione.

Il soprannome deriva dalla presenza costante di numerosi roditori che utilizzano i terrazzamenti naturali per sorvegliare il territorio. Ascoltare i loro fischi acuti, che risuonano tra le pareti del Sas dla Crusc e del Col Becei, regala la sensazione di partecipare a una vera assemblea della natura alpina.

Specchi d’acqua alpini e il Passo Limo

Un breve raccordo collega la zona del Lavarella al Rifugio Fanes, storica struttura risalente al 1928 che custodisce l’anima della cultura ladina. Il percorso prosegue verso il punto più elevato del tragitto, il Passo Limo, situato a quota 2.171 metri. Qui giace il Lago Limo, una perla alpina nota per le sue acque che variano dal giallo intenso al verde smeraldo a seconda dell’inclinazione della luce solare. Le vette del Cunturines e del Lagazuoi sorvegliano questo valico strategico, un tempo fondamentale per le comunicazioni tra le valli.

Lago di Limo, Alpe di Fanes

Foto Canva

Il rientro verso la Val di Tamores segue lo stesso sentiero dell’andata, permettendo di osservare con una luce diversa le formazioni carsiche che rendono unico questo Parco Naturale. Le 5 ore necessarie per completare i 14,9 km dell’itinerario donano una panoramica completa sulla biodiversità delle Dolomiti di Braies. La primavera, tra le altre cose, aiuta a godere di queste altitudini senza l’affollamento tipico dei mesi caldi, garantendo un contatto diretto con il silenzio dei giganti di pietra.

Foto di Copertina: By Yreen – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia

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