L’isola che internet ha frainteso, e la storia vera
Cercate “isola più infestata del mondo” su qualsiasi motore di ricerca. Il risultato è quasi sempre lo stesso: Poveglia. Una piccola isola della laguna di Venezia, sette ettari e mezzo di vegetazione selvaggia e edifici in rovina, descritta come un luogo di torture, esperimenti su pazienti psichiatrici, fantasmi di appestati e nebbie soprannaturali. La storia è pittoresca. Il problema è che in gran parte non è vera. 
Il CICAP — il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze — ha studiato la questione: nella tradizione veneziana non esisteva nessuna leggenda sui fantasmi di Poveglia. Le storie cominciano a circolare nel 2001, quando una produzione televisiva americana del Fox Family Channel sbarca sull’isola per girare Scariest Places on Earth, inventando di sana pianta la narrativa horror. Lo studioso di storia veneziana Alberto Toso Fei ha precisato che le navi di appestati in quarantena a Poveglia verso fine Settecento furono solo due, con venti morti di cui si conoscono nomi e cognomi. Nessun manicomio vero — quello era a San Clemente e San Servolo. Una struttura per anziani convalescenti, chiusa nel 1968, con un reparto psichiatrico di dimensioni limitate.
Eppure Poveglia è davvero uno dei luoghi più suggestivi d’Italia. Solo che la sua storia vera è più interessante di quella inventata.
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Duemila anni di storia in sette ettari
Anticamente denominata Popilia — probabilmente per la sua vegetazione di pioppi o per la vicina via Popilia-Annia — dopo l’invasione longobarda del VI secolo divenne uno dei centri di reinsediamento delle popolazioni in fuga verso le coste. Per secoli fu un’isola popolosa, con la sua comunità di pescatori, la sua chiesa, le sue confraternite.
La guerra di Chioggia di fine Trecento la devastò: il borgo venne evacuato, l’isola occupata dall’ammiraglio genovese Pietro Doria che la usò come base per bombardare il monastero di Santo Spirito. Al termine del conflitto era distrutta, e i suoi abitanti — i povegliotti — si trasferirono a Venezia mantenendo per secoli la propria identità culturale.

Dal 1782 le sue strutture servirono al controllo di uomini e merci e, all’occorrenza, da lazzaretto. Poi, nel 1922, venne costruita una struttura sanitaria per anziani convalescenti. Nel 1968 anche questo utilizzo venne dismesso e l’isola fu ceduta al Demanio. Da allora: silenzio, vegetazione, decadenza.
Il campanile dell’antica chiesa di San Vitale — che porta ancora un orologio del 1745 senza lancette, opera di Bartolomeo Ferracina — è rimasto in piedi per secoli perché trasformato in faro. Un reperto architettonico di grande valore, visibile da lontano tra gli alberi, che ha alimentato più di ogni altra cosa l’atmosfera sinistra dell’isola.
La leggenda dei fantasmi: come nasce una storia falsa
La cosa curiosa è che la maggior parte dei veneziani scoprì le leggende sui fantasmi di Poveglia grazie ai turisti stranieri. Fino a quel momento, nessuna leggenda veneziana, antica o moderna, aveva mai fatto riferimento a questo aspetto sinistro dell’isola.
Il meccanismo è documentato: una troupe televisiva americana inventa storie di masse di appestati bruciati vivi, di un medico sadico che pratica la lobotomia sui pazienti e poi impazzisce gettandosi dal campanile, di nebbie soprannaturali che soffocano le vittime. La trasmissione va in onda, internet la amplifica, e nel 2016 cinque ragazzi del Colorado arrivano a Venezia appositamente per trascorrere una notte a caccia di fantasmi. Vengono soccorsi nel cuore della notte dai vigili del fuoco, terrorizzati — e finiscono sulle cronache locali di tutto il mondo, alimentando ulteriormente il mito.
La realtà è più semplice e in un certo senso più onesta: Poveglia è un luogo abbandonato, silenzioso, con edifici che cadono a pezzi e vegetazione che cresce indisturbata. Sono in pochi a conoscere Poveglia per un buon motivo: l’isola è disabitata da molti anni. L’inquietudine che si prova è quella di qualsiasi luogo abbandonato che non si conosce — non di un luogo maledetto.
La battaglia dei cittadini
Nel 2014 l’Agenzia del Demanio mise in vendita l’isola. Base d’asta: zero euro. Lo choc tra i veneziani fu immediato. Un gruppo di cittadini si associò come “Poveglia per tutti” — nome e obiettivo al tempo stesso — e cominciò una battaglia che sarebbe durata undici anni.
In breve tempo quell’idea fece il giro del mondo: migliaia di aderenti, 450mila euro raccolti da veneziani e non solo. Assemblee da centinaia di persone, feste e un fermento tangibile in tutta la città. Per uno strano scherzo del destino, l’associazione si trovò a competere all’asta con la Umana spa di Luigi Brugnaro, allora non ancora sindaco di Venezia, che fece un’offerta di 513mila euro. L’Agenzia del Demanio giudicò entrambe le offerte non congrue. La vendita non andò in porto.
Alla proposta di restituzione delle quote associative, la risposta fu sorprendente: quasi tutti chiesero di tenere in cassa le donazioni per continuare la battaglia. Seguirono anni di attivismo — interventi di pulizia, manutenzione del verde, ricorsi al TAR, vittorie parziali. Fino al 2 luglio 2025, quando è stata firmata la concessione della parte nord dell’isola per sei anni.
Poveglia oggi: il parco e il progetto
A partire dal 1° agosto 2025, l’associazione “Poveglia per tutti” è incaricata di gestire la parte nord dell’isola, con lo scopo di realizzare un parco urbano. Si prevede la costruzione di un pontile per i collegamenti acquei e attività sociali, di pulizia e manutenzione, anche in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, che ha avviato una borsa di dottorato per misurare scientificamente l’impatto del progetto. 
L’associazione può contare su circa 300mila euro rimasti in cassa e si dice pronta a cercare altri finanziamenti, per dimostrare che mantenere i beni comuni aperti a tutti, in modo partecipato e rispettoso dell’ambiente, si può.
È una storia che va in controtendenza rispetto a quanto accade nel resto di Venezia — sempre più stretta tra logiche di privatizzazione e pressione turistica. Un’isola che per decenni era stata simbolo di abbandono e leggenda horror diventa un esperimento di gestione partecipata dei beni comuni. Meno spettacolare, forse, di un medico che si getta dal campanile. Molto più interessante.
Come visitarla
L’isola si raggiunge in barca da Venezia — nessun vaporetto di linea fa tappa a Poveglia. È possibile noleggiare imbarcazioni private o taxi acquei. La parte nord, quella concessa all’associazione, è la prima ad essere aperta e valorizzata. La parte sud, con i resti degli edifici ospedalieri, è ancora in stato di abbandono e di competenza del Demanio.
Per informazioni sulle aperture, le attività e le modalità di accesso: povegliaxtutti.it
Info pratiche
Come arrivare: barca privata o taxi acqueo da Venezia (Riva degli Schiavoni o San Marco). Verificare le modalità di accesso aggiornate su povegliaxtutti.it.
Gestione: associazione “Poveglia per tutti” — parte nord aperta dal 1° agosto 2025.
Periodo consigliato: primavera e autunno per il clima lagunare e la luce migliore.
Nota: la parte sud con i ruderi ospedalieri è ancora di proprietà del Demanio — verificare le condizioni di accesso prima della visita.
Foto Canva, Visitlido, Di Chris 73 / Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7382944
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