Il maestoso Appennino Lucano conserva nel proprio ventre verdeggiante un fenomeno idrogeologico di grande fascino, situato nella provincia di Potenza, precisamente nel perimetro protetto del Parco Regionale del Vulture. Qui sorge il comune di San Fele, un borgo circondato da boschi densi di castagni, faggi e abeti, in cui la natura manifesta la propria potenza attraverso l’azione del torrente Bradanello. Questo corso d’acqua, dopo aver avuto origine in località Matise, solca il territorio montano con vigore prima di confluire nella fiumara di Atella e, successivamente, nel fiume Ofanto, terminando la propria corsa nel Mare Adriatico. Lungo lo scorrimento, la corrente incontra dislivelli significativi che danno vita alle Cascate di San Fele, un fulcro di attrazione ambientale valorizzato inizialmente grazie allo sforzo dei residenti storici.
Gli abitanti, infatti, si sono uniti nell’associazione U Uattënniérë per ripulire le vecchie vie di accesso, trasformando l’area in uno dei siti più visitati della regione. Opere recenti di manutenzione straordinaria gestite dall’ente Parco e dal Comune stanno garantendo la sistemazione dei ponticelli e delle passerelle per permettere il transito in totale sicurezza. Quel che è certo, comunque, è che lo spettacolo è assicurato.
Origine geologica e peculiarità delle Cascate di San Fale
I fragorosi salti d’acqua si sono formati a causa della differente resistenza del terreno all’azione erosiva della corrente. Il suolo posizionato a valle cede in tempi più rapidi rispetto alla roccia situata a monte. Questo processo crea un dislivello che aumenta di altezza nel corso dei millenni. L’ambiente montano subisce spesso variazioni repentine del flusso idrico, accelerando la nascita di queste strutture naturali senza richiedere ere geologiche prolungate.
Foto: By Aester88 – Own work, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia
La particolarità storica del sito risiede nel termine dialettale Uattënniérë, soprannome locale che definisce la Gualchiera, struttura rurale che in passato era un macchinario utilizzato negli opifici costruiti a ridosso dei balzi d’acqua per sfruttare l’energia idraulica. Il getto metteva in movimento pale di legno collegate a pesanti martelli verticali, detti folloni.
Contemporaneamente, i magli battevano la lana tessuta per renderla resistente, compatta e pronta alle lavorazioni successive. L’attività è cessata negli anni ’40 del secolo scorso, prima di una breve ripresa nel secondo dopoguerra guidata dall’artista Angelo Gallicchio. La Soprintendenza ai Beni Culturali ha dichiarato il rudere bene culturale nel 2014 e oggi i resti dei mulini idraulici testimoniano l’ingegno dei vecchi artigiani della zona.
Itinerari del torrente, chilometri e consigli escursionistici
Le Cascate di San Fele sono circondate da una rete di sentieri che si sviluppa per 8 chilometri complessivi, ripartiti in tracciati con differenti livelli di difficoltà escursionistica. Il percorso U Urtone ha inizio direttamente dal paese e si snoda per 1 chilometro nel vallone Corbola. Lungo la via verde si fanno notare briglie in cemento e gabbioni in pietra posizionati tra gli anni ’50 e ’60 per frenare l’erosione, conducendo i visitatori alla cascata U Urtone. Questa è quella che vanta l’altezza maggiore del complesso con i suoi 22 metri di salto, sebbene presenti una portata idrica minore.
Foto Canva
Il sentiero Il Paradiso richiede circa 15 minuti di percorrenza per coprire 600 metri di percorso turistico. L’attrazione principale è il silenzio che viene disturbato solo dallo scroscio idrico, mentre il bacino inferiore si riduce in estate a un pozzo profondo più di 6 metri. L’itinerario Le Gemelle si sviluppa per 300 metri e mostra il punto di incontro tra il torrente Acquafredda e il Bradanello, i quali uniscono le proprie acque in un laghetto.
Sentieri alternativi includono la Pineta, la Conca d’Oro e la via boschiva di Fosso d’Anna. L’esplorazione richiede scarpe in gomma da trekking, pantaloni lunghi leggeri e un cambio completo di abbigliamento nello zaino.
Il salto cinematografico e i rifugi storici dei ribelli lucani
La Cascata degli Innamorati è così chiamata perché rappresenta una sezione del torrente legata a una precisa vicenda televisiva e storica: il nome deriva dalla scena del bacio della fiction Il generale dei briganti, miniserie diretta da Paolo Poeti e trasmessa su Rai 1 nel 2012. La produzione ha celebrato i 150 anni dell’unità d’Italia narrando la storia di Carmine Crocco, personaggio risorgimentale lucano.
L’intera area boschiva subì il fenomeno del brigantaggio subito dopo l’unificazione nazionale. I luogotenenti Giovanni Fortunato, detto Coppa, Vito Di Gianni, noto come Totaro, e Francesco Fasanella, soprannominato Tinna, operavano attivamente in queste valli. La combinazione tra l’ambiente isolato dell’Appennino e le memorie della guerriglia ottocentesca attribuisce al sito un valore culturale singolare.
Foto di copertina: Archivio fotografico APT Basilicata
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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