Una montagna che cedeva da secoli
Il nome Craco ha una radice antica che dice già tutto: deriva probabilmente dal termine che significa “rotto” o “solcato”, riferendosi al terreno argilloso e instabile su cui il borgo fu costruito. I calanchi della Basilicata — quelle colline di argilla grigia che cambiano forma con le piogge e franano con le siccità — non sono mai stati un terreno sicuro su cui costruire. Eppure Craco ci fu costruito sopra, perché la collina offriva visibilità difensiva, perché il borgo aveva già la sua storia, perché le comunità non si spostano facilmente.
Le prime tracce di insediamento risalgono al VII secolo a.C. — probabilmente una comunità greca che dal mare si era spinta verso l’interno. Dal X secolo c’è la presenza documentata di un insediamento bizantino che diede impulso all’agricoltura della zona. Nel Medioevo la Torre Normanna — quella che i Crachesi chiamano “il castello” — fu costruita attorno al 1400: alta venti metri, domina ancora oggi la valle, e sarà una delle prime immagini che si vedono avvicinandosi in auto.
Per secoli Craco prosperò come centro agricolo — grano, ulivi, pascolo — nonostante i segnali ricorrenti di instabilità del terreno. Piccole frane, cedimenti, case da riparare. Poi il Novecento portò la radio, le automobili, un cinema, una pasticceria, i fabbri, i falegnami, i sarti. Negli anni Cinquanta il borgo viveva come qualsiasi paese del Sud Italia — piazze animate, bambini per i vicoli, famiglie con le finestre aperte.
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Il 1963: la frana che ha fermato il tempo
Il 1963 cambiò tutto in poche ore. Una frana improvvisa rese la collina instabile al punto da rendere il borgo inabitabile. Gli abitanti furono evacuati e trasferiti nel nuovo agglomerato di Craco Peschiera, costruito a valle lungo la strada provinciale. Il borgo rimase deserto, con tutto quello che conteneva.
Non fu un crollo — fu un abbandono. Le case erano in piedi, i negozi avevano ancora le serrande abbassate, le strade erano percorribili. Il paese era semplicemente vuoto. E in quel vuoto, il tempo si è fermato con una precisione che pochi luoghi riescono a trasmettere.
Il terremoto del 1980 — quello che devastò l’Irpinia e le aree limitrofe — completò la destabilizzazione. Alcune strutture crollarono. Altre si aprirono. Gli sciacalli arrivarono e portarono via quello che potevano. Ma la Torre Normanna rimase in piedi, la piazza principale rimase riconoscibile e la struttura complessiva del borgo resistette.
Nel 2010 Craco fu inserita nella lista di sorveglianza del World Monuments Fund — l’organizzazione internazionale che monitora i siti culturali più minacciati al mondo. Quell’attenzione contribuì a costruire il piano di recupero del percorso turistico attuale. Ora è uno dei borghi fantasma più belli del mondo.
Il cinema e la fama internazionale
Craco non sarebbe conosciuta come lo è senza il cinema. Il paesaggio del borgo abbandonato — la torre normanna sulla collina, i calanchi grigi intorno, le case aperte sul vuoto — ha una teatralità che attrae i registi.
Mel Gibson la scelse come location per “La Passione di Cristo” nel 2004: qui fu girata la scena dell’impiccagione di Giuda. Francesco Rosi la usò per “Cristo si è fermato a Eboli”, girando la scena dell’arrivo di Carlo Levi a Gagliano — il personaggio del libro di Levi che nasce dall’esperienza di confino nella vicina Aliano.
Quella presenza cinematografica ha alimentato un turismo che altrimenti non sarebbe mai arrivato — e che oggi porta a Craco decine di migliaia di visitatori ogni anno.
La visita: casco obbligatorio e trenta percento del borgo
L’accesso a Craco è consentito solo con guida autorizzata. Non è una questione burocratica: il terreno è instabile, alcune strutture possono avere cedimenti parziali, e il percorso sicuro è diverso da quello che sembrerebbe praticabile a occhio. All’ingresso viene consegnato un casco da indossare per tutta la durata della visita.
Il tour guidato percorre il corso principale del paese, raggiunge quello che resta della piazza principale — in parte sprofondata dopo la frana — e si addentra nelle vie laterali. È accessibile circa il 30% del sito. Le visite si svolgono ad intervalli regolari durante le ore di apertura. È disponibile anche un tour notturno — una delle esperienze più particolari — con la torre normanna illuminata e le rovine sotto un cielo di Basilicata. Craco è anche al centro di tour in bici della zona. 
Nei pressi del parcheggio si trova il Museo Emozionale di Craco (M.E.C.), con sezioni dedicate alla memoria storica del borgo, alla frana e alla storia cinematografica.
Info pratiche
Dove si trova Craco, provincia di Matera, Basilicata — area dei Calanchi, 390m slm
Come arrivare Solo in auto — non ci sono mezzi pubblici Da Matera: ~60 km, ~1h Da Potenza: ~90 km, ~1h30 Da Napoli: ~250 km, ~2h30
Visita Solo con guida autorizzata — casco obbligatorio (fornito all’ingresso) Biglietteria sul posto — tour ogni ora circa Acquistare la Craco Card per accedere al borgo e al museo
Tour notturno Disponibile stagionalmente — verificare date sul sito del comune o delle guide locali
Periodo migliore Primavera e autunno — estate molto calda e senza ombra, inverno con fascino particolare ma clima difficile
Da abbinare Matera (~1h), Calanchi di Aliano, Tursi, Pisticci
Foto Canva, Basilicata Turistica, Oltrelartecraco.it
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