Un fossato colmo d’acqua racchiude una delle meraviglie storiche della pianura padana, situata a pochi chilometri da Parma, nel cuore dell’Emilia-Romagna. La pianura circostante, infatti, custodisce un borgo storico chiamato Fontanellato, dove la vita scorre lenta intorno a un nucleo fortificato medievale giunto intatto fino ai giorni nostri. Molti viaggiatori transitano in questa zona attratti dalla gastronomia, eppure la vera sorpresa emerge dal centro del paese, protetta da un anello idrico perennemente alimentato da risorgive naturali. Questo specchio d’acqua circonda una struttura difensiva quadrata, trasformata nei secoli in una raffinata residenza signorile, scrigno di opere d’arte uniche al mondo e di stanze che sfidano la percezione visiva: la Rocca Sanvitale.
La metamorfosi da torre di difesa a residenza nobiliare
Le origini della Rocca Sanvitale di Fontanellato risalgono all’anno 1124, epoca in cui i marchesi Pallavicino decisero di innalzare una torre quadrata con funzioni puramente militari. Quel nucleo primitivo costituisce l’odierno mastio centrale, l’avamposto fortificato che funge da portale d’accesso al complesso, raggiungibile oggi tramite un solido collegamento in pietra che ha sostituito l’antico sistema levatoio.
La svolta storica avvenne nel 1386, momento del passaggio della proprietà alla dinastia Sanvitale, la famiglia aristocratica che legò indissolubilmente il proprio nome al destino del borgo. Nel 1404 il territorio ottenne lo status di contea, evento che spinse i signori locali ad avviare radicali lavori di ammodernamento. I bastioni originari persero la severità militare per accogliere eleganti loggiati interni, decorazioni araldiche e ampi saloni, mantenendo la proprietà privata fino al 1948, quando l’ultimo conte Giovanni scelse di cedere il bene al comune.
Un itinerario tra capolavori manieristi e proiezioni ottiche
Il percorso espositivo si snoda attraverso ambienti disposti su diversi livelli, partendo dal piano terra dove risiede il tesoro artistico più celebre della struttura. Francesco Mazzola, pittore rinascimentale universalmente noto con il soprannome di Parmigianino, dipinse nel 1524 la minuscola Camera Picta, raffigurando il mito classico di Diana e Atteone ripreso dai testi di Ovidio. Questa saletta, commissionata dalla nobildonna Paola Gonzaga per la riflessione personale, mostra una fitta vegetazione affrescata che sembra sfondare il soffitto. La visita prosegue al piano nobile tra i mobili d’epoca dell’appartamento dei conti, toccando la Galleria degli Antenati arricchita da 74 ritratti ufficiali della dinastia.
Poco oltre si trova la Camera Ottica, un dispositivo tecnologico risalente al XIX secolo, singolare esempio funzionante sul suolo nazionale. Si tratta di una stanza che sfrutta un gioco di prismi posizionati nella torre per riflettere le immagini in tempo reale della piazza del paese sopra uno schermo concavo di legno, permettendo di spiare la vita esterna restando invisibili nell’oscurità. Nelle ali adiacenti risaltano lo Stendardo della Beata Vergine, un immenso drappo in damasco rosso lungo 5 metri e alto 4 metri datato tra il 1654 e il 1656, presumibilmente impiegato come bandiera di guerra navale nel Mediterraneo, e la sfera armillare della Sala da Ricevimento.
Il mistero di Maria Costanza e i piccoli tesori della fortezza
I saloni interni conservano pure piccoli dettagli intimi della vita familiare, come il teatrino in legno con marionette ottocentesche appartenuto ai nipotini della duchessa Maria Luigia d’Austria. Proprio a questa stirpe si collega il racconto tradizionale legato a Maria Costanza Sanvitale, una fanciulla dotata per le arti che perse la vita alla tenera età di 5 anni, 7 mesi e 7 giorni. Testimonianze locali riportano piccoli rumori di passi e ombre fuggitive localizzate nella Sala del Biliardo, alimentando il fascino misterioso del luogo.
Per chi desidera un’esperienza ravvicinata con l’arte, l’amministrazione concede la possibilità di prenotare l’accesso esclusivo e solitario alla saletta del Parmigianino al di fuori degli orari di apertura ordinari. Gli spazi dell’ultimo piano, identificati come Sala dei Merli e Sala delle Gelosie, ospitano convegni e cerimonie private, mentre la Sala delle Donne Equilibriste, decorata con affreschi cinquecenteschi, accoglie i riti civili.
Il borgo esterno completa l’esperienza dei visitatori grazie a circa 140 mercati periodici coordinati dal Centro Commerciale Naturale, integrando la sosta culturale con la vivacità della comunità locale.
Foto di ENIT SpA
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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