Mentre si percorre la valle del Salzach verso sud lasciandosi Salisburgo alle spalle, c’è un preciso istante in cui il paesaggio compie qualcosa di inaspettato: si drizza. Uno sperone di roccia alto 155 metri emerge con prepotenza tra le pieghe alpine, e su quella roccia (aggrappato come un’aquila sul suo posatoio) si staglia con un’incredibile eleganza il Castello di Hohenwerfen. Sì, è esattamente un’immagine da cartolina, ma anche un’irruzione del passato nel presente, così nitida da far dubitare che quasi dieci secoli siano davvero trascorsi da quando queste mura furono erette per la prima volta.
Il Castello di Hohenwerfen: una roccia, un’epoca, un destino
Siamo nel 1075. L’Europa è scossa dalla lotta per le investiture, la riforma gregoriana ridisegna i confini del potere tra papato e impero, e l’arcivescovo di Salisburgo Gebhard von Salzburg sceglie uno sperone roccioso nella regione del Pongau per costruire una fortezza difensiva che protegga le sue terre. Nasce così Hohenwerfen, ed è un nome che in tedesco risuona già come una dichiarazione di forza.
La costruzione avvenne tra il 1075 e il 1078 in forme ancora semplici e grezze, tipiche delle prime architetture difensive in muratura. Il primo castello completo prese forma tra il 1127 e il 1142, mentre nei secoli successivi la struttura si arricchì di feritoie, torri, barbacane e garitte, trasformandosi da avamposto militare in complesso residenziale e amministrativo sotto il controllo dei principi vescovi di Salisburgo.
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Il 1525 rappresentò una cesura drammatica: durante la rivolta dei contadini, la fortezza fu data alle fiamme e gravemente danneggiata. La successiva ricostruzione introdusse elementi nuovi, come il corpo di guardia alla prima porta, la torre Wallerturm e il camminamento coperto Riemergang, ridisegnando il volto del castello in risposta anche alle crescenti minacce di invasioni ottomane. Fu poi il principe vescovo Johann Jakob Khuen von Belasy ad affidare a architetti italiani una ristrutturazione che avrebbe conferito alla fortezza sostanzialmente il suo aspetto attuale. C’è quindi un tocco di italianità nelle Alpi austriache, che pochi immaginerebbero.
Nel 1898, l’arciduca Eugenio d’Asburgo lo acquistò trasformandolo in residenza principesca: un ultimo capitolo aristocratico prima che la struttura abbracciasse la sua vocazione culturale e turistica contemporanea.
Dalla fortezza arcivescovile al set cinematografico: secoli di trasformazioni
Hohenwerfen è anche cinema. Le sue mura hanno fatto da sfondo a produzioni cinematografiche di risonanza internazionale, tra cui il celebre “Where Eagles Dare” (Agenti, morte in solitudine), il film d’avventura del 1968 con Clint Eastwood e Richard Burton. Difficile immaginare un set più evocativo: la fortezza a 623 metri di altitudine, con il panorama delle Alpi di Berchtesgaden a fare da fondale, offre una scenografia che nessuna ricostruzione in studio potrebbe replicare.
Ma le trasformazioni di Hohenwerfen non si esauriscono nella settima arte. Nel corso dei secoli, il castello ha assunto funzioni radicalmente diverse: da presidio militare a caserma, fino al suo ruolo attuale di museo vivente dell’esperienza medievale. Le mostre permanenti esplorano “i tempi del castello” e la storia della rivolta contadina del 1525-1526, mentre il Museo dell’Aquila Austriaca avvicina i visitatori alla storia dell’araldica e del simbolismo imperiale asburgico.
Falconeria, cavalieri e notti mistiche: il Castello di Hohenwerfen oggi
Se il passato di Hohenwerfen è stratificato e affascinante, il suo presente è vivace, sorprendente e (bisogna dirlo) decisamente in grado di conquistare grandi e piccini. Più volte al giorno, aquile, falchi e avvoltoi decollano dalla falconeria di Stato, uno degli spettacoli di volo più suggestivi delle Alpi. Non si tratta di un semplice esercizio folkloristico: l’UNESCO tutela la falconeria come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, e la dimostrazione spiega con chiarezza i motivi di questo riconoscimento.
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Per le famiglie con bambini, la fortezza ha costruito un’offerta esperienziale ricca e coinvolgente. Il sito ufficiale del castello invita esplicitamente i più piccoli al torneo dei cavalieri, disponibile nei weekend e ogni giorno dal 20 luglio al 21 agosto, dove storia e gioco si fondono in un pomeriggio indimenticabile. Non può di certo mancare la visita all’inquietante camera delle torture o la salita al campanile panoramico, mentre i più avventurosi possono cimentarsi con il menu cavalleresco da tre portate nella taverna del castello.
Il calendario degli eventi, costantemente aggiornato, propone iniziative straordinarie: cinema estivo nel cortile, notti mistiche in cui gli ospiti siedono alla tavola del castello tra candele e leggende, passeggiate fiabesche, rappresentazioni teatrali e pomeriggi di folklore.
Come visitare il castello di Hohenwerfen: informazioni pratiche
Il Castello di Hohenwerfen si trova a Werfen, nel distretto di St. Johann im Pongau, a circa 40 km a sud di Salisburgo. In auto si raggiunge facilmente percorrendo l’autostrada A10 (Tauern Autobahn) fino all’uscita Werfen/Pfarrwerfen; dal casello, il paese è a pochi minuti. Per chi preferisce i mezzi pubblici, la stazione ferroviaria di Werfen è servita da collegamenti regolari dalla stazione centrale di Salisburgo (Hauptbahnhof): il viaggio dura circa 45 minuti. Dal paese, invece, a piedi ci vogliono più o meno 20 minuti attraverso un sentiero nel bosco, oppure con la funivia che parte dal parcheggio in quota.
La fortezza è aperta da aprile a novembre, con orari variabili a seconda del mese. Si consiglia di verificare il calendario aggiornato sul sito ufficiale prima della visita, soprattutto per gli eventi speciali e gli spettacoli di falconeria. In estate, specie tra luglio e agosto, è opportuno arrivare di mattina per evitare le code nei momenti più affollati.
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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