Nel punto più settentrionale della penisola dello Jutland si nasconde il Råbjerg Mile che, dal nome, potrebbe sembrare qualsiasi cosa tranne quello che è: un deserto vero e proprio, fatto di sabbia bionda, silenzio e infinito, dove il vento è padrone assoluto mentre la vegetazione (quasi) si arrende senza combattere. Letteralmente “il miglio di Råbjerg”, è la duna migrante più grande di tutta la Danimarca, un fenomeno naturale unico nel paesaggio del Nord Europa.
La duna misura circa un chilometro per un chilometro, raggiunge i 40 metri di altezza e contiene all’incirca 3,5 milioni di metri cubi di sabbia. Ogni anno avanza di più o meno di 15 metri verso nord-est, in direzione di Grenen, la punta estrema del Paese. Le proiezioni dicono che, tra un paio di secoli, la massa di sabbia finirà per coprire la strada principale che porta a Skagen. Un’invasione silenziosa, dunque, ma decisamente inarrestabile.
Una duna in marcia da tre secoli
La storia del Råbjerg Mile comincia oltre 300 anni fa, nella zona costiera chiamata Råbjerg Stene, sul lato ovest dello Jutland affacciato allo Skagerrak. Il vento strappava la sabbia dalla riva e la spingeva verso l’entroterra, seppellendo campi coltivati e abitati. Gli abitanti del territorio lottarono a lungo, poi furono costretti ad abbandonare le case.

Fallirono anche i tentativi di fermare la duna con il rimboschimento, al punto che gli alberi piantati ai bordi della massa sabbiosa vennero inglobati, per poi riemerge sul lato opposto dopo circa 40 anni: un viaggio sepolto nella sabbia, lento quanto l’avanzata della duna stessa.
Verde che cede il passo alla sabbia
La brughiera danese, fatta di erica, muschio e ginepro, arriva fino ai bordi della duna e poi si interrompe di colpo. Il contrasto cromatico è estremamente evidente, con il verde cupo della vegetazione nordica contro il beige chiaro della sabbia e con il cielo grigio perla o azzurro acceso a fare da sfondo (a seconda della stagione).
Tra la sabbia si formano piccole depressioni umide, laghetti temporanei legati alle variazioni della falda freatica. All’inizio sono sterili, ma col tempo le piante ricolonizzano gli specchi d’acqua ricreando un microecosistema fragile e affascinante.

Salire in cima alla duna a piedi richiede qualche sforzo, ma la vista ripaga ogni passo nella sabbia. Portare via un po’ di granelli nelle scarpe è praticamente inevitabile, consideratela una tassa d’ingresso informale.
Raggiungere il Råbjerg Mile
Il Råbjerg Mile si trova a circa 15 chilometri a sud di Skagen, sulla strada statale che attraversa lo Jutland del Nord. L’accesso più comodo è in auto, percorrendo la route 40 verso nord fino a seguire le indicazioni per la duna. Sul posto c’è un parcheggio gratuito; da lì un sentiero sabbioso porta direttamente alla base della duna in circa dieci minuti a piedi.
In treno si arriva fino a Skagen e poi ci si sposta in bicicletta o con i mezzi locali. La bici, infatti, è un’opzione piuttosto utilizzata: le piste ciclabili dello Jutland del Nord sono ben segnalate e il tragitto è pianeggiante fino ai piedi della duna.
Nei dintorni: Skagen e il faro che sparirà in mare
A nord del Råbjerg Mile, Skagen vale una sosta per più di un motivo. A Grenen, la punta estrema della Danimarca, il Mar Baltico e il Mare del Nord si incontrano in una linea d’acqua visibile a occhio nudo, due correnti di colore diverso che si scontrano sulla stessa riva. Poco prima di arrivare a Skagen c’è la Den Tilsandede Kirke, la chiesa sepolta nella sabbia di cui emerge solo il campanile.
Qualche chilometro a ovest, invece, ecco il Rubjerg Knude, un faro abbandonato che ogni anno si avvicina pericolosamente al bordo della scogliera: l’erosione costiera lo inghiottirà entro qualche decennio (se non verrà spostato nuovamente). Sì, vale assolutamente la pena vederlo finché (ovviamente) c’è ancora.

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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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