Il cammino più piccolo d’Italia attraversa 3 borghi antichissimi e porta a scoprire i segreti degli Etruschi

20 chilometri ad anello tra borghi medievali, vie cave etrusche e forre selvagge nella Tuscia viterbese: il C3V è un viaggio lento che stupisce in una sola giornata

Cammino dei Tre Villaggi, Tuscia

Nell’Italia dei grandi cammini da settimane e centinaia di chilometri, si annida un percorso che ribalta qualunque aspettativa: il Cammino dei Tre Villaggi, noto anche come C3V, si compie in una sola giornata di marcia e si fregia ufficialmente del titolo di cammino più piccolo d’Italia. Cosa si potrà mai ammirare in un territorio così minuto? La domanda è lecita, ma la risposta è che in quei 20 chilometri ad anello nella Tuscia viterbese si concentra una densità di storia, paesaggio e autenticità che molti itinerari ben più blasonati farebbero fatica a uguagliare. Del resto, questa porzione di Lazio un tempo era il cuore pulsante della civiltà etrusca.

Nato nel maggio 2021 per iniziativa dell’Associazione Freedom APS, il C3V ha attirato in pochi anni migliaia di viandanti, riuscendo a trasformarsi da evento annuale a percorso aperto tutto l’anno. È un caso citato a livello nazionale come esempio virtuoso di turismo lento rispettoso del territorio.

L’anello che unisce tre borghi dimenticati dal turismo di massa

Il cammino parte e torna a Villa San Giovanni in Tuscia, attraversando nell’ordine Barbarano Romano e Blera, tre borghi della provincia di Viterbo che i grandi flussi turistici hanno sistematicamente ignorato. La partenza è la scelta migliore per capire subito in che tipo di territorio ci si trova: colline argillose modellate dall’erosione dei millenni, pascoli aperti che si alternano a boschi fitti di lecci e querce, e poi le forre (gole scavate dai torrenti nella roccia tufacea) che rappresentano il tratto più spettacolare e selvaggio del paesaggio laziale etrusco.

L’intero tracciato si sviluppa all’interno e nei dintorni del Parco Regionale Marturanum, un’area protetta che tutela uno degli ecosistemi meglio conservati del Lazio centrale. Prati fioriti a primavera, ruscelli sempre limpidi, foreste che in autunno si tingono di colori intensi compongono un quadro di straordinaria varietà.

Parco Regionale Marturanum, Tuscia

Foto: Mac9 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Via Wikimedia

La zona è, nel complesso, scarsamente antropizzata, il che significa che è culla di silenzi veri, aria pulita e la sensazione concreta di muoversi in un paesaggio che non ha ancora ceduto alla pressione del cemento.

Pietre millenarie sotto i piedi: il patrimonio etrusco del percorso

Una delle ragioni per cui il C3V è considerato un percorso esemplare in ambito nazionale riguarda la concentrazione di testimonianze storiche che si incontrano senza bisogno di deviazioni: si passa letteralmente sopra e accanto a strutture che risalgono a più di 2.000 anni fa. Le vie cave etrusche, quelle straordinarie strade incassate nella roccia tufacea che gli Etruschi scavarono per collegare i loro insediamenti, sono tra le presenze più evocative del cammino.

Lungo il percorso si incontrano anche necropoli etrusche, ponti romani, colombari (tombe a colombaio scavate nel tufo), mulini abbandonati, antiche fonti e cascate. Chi ha tempo e curiosità può visitare due musei e un erbario, tutti compresi nell’area dei tre borghi. Al termine del tragitto, il viaggiatore riceve un attestato che porta un nome dal sapore antico e un po’ ironico: “Viandante etrusco”, riconoscimento ufficiale di chi ha completato l’anello.

Colombario a Blera, Tuscia

Foto: Di Robin Iversen Rönnlund – Opera propria, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia

Vale la pena sottolineare che l’approvvigionamento d’acqua lungo il cammino non è un problema grazie alla presenza dei tre centri abitati, ma partire con una borraccia da 1-2 litri resta la scelta più saggia, specie in estate.

I tre villaggi uno ad uno: cosa aspettarsi ad ogni arrivo

  • Villa San Giovanni in Tuscia: è il punto di partenza e di ritorno. Si tratta di uno dei comuni più piccoli del Lazio per popolazione, adagiato su una dorsale tra due colline nella fascia di territorio che un tempo era percorsa dall’antica Via Clodia e dalla Via Cassia. Il borgo risale al 1300, ma l’area custodisce stratificazioni molto più antiche. Tracce etrusche e soprattutto romane affiorano dall’archeologia locale.
  • Barbarano Romano: è la seconda tappa dell’anello ed è arroccato sul tufo. Possiede un carattere medievale ancora leggibile nei vicoli e nelle architetture civili. Infine, è anche il punto di accesso privilegiato al Parco Marturanum e al suo museo naturalistico.
  • Blera: forse il villaggio più sorprendente dei tre. Un abitato di origini etrusche con un centro storico compatto e integro, circondato da necropoli rupestri che restano in gran parte inesplorate dal turismo convenzionale.

Villa San Giovanni in Tuscia, Lazio

Foto: By Luca Aless – Own work, CC0, via Wikimedia

Ciascun paesino regala un incontro diverso con chi vive e presidia il territorio tutto l’anno, e questo contatto diretto con la comunità locale è parte integrante dell’esperienza del C3V. Portare a casa l’attestato di “Viandante etrusco” dopo una giornata sui tufi della Tuscia significa aver camminato su uno dei tratti di territorio più antichi e meno narrati d’Italia.

Foto di copertina Canva

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