La chiesa più panoramica di Matera ne nasconde un’altra: il mistero di Santa Maria de Idris

Su uno sperone di roccia calcarea che domina il Sasso Caveoso, Santa Maria de Idris è una delle chiese rupestri più suggestive di Matera — per metà scavata nella pietra, per metà costruita dopo un crollo del Cinquecento. Un cunicolo la collega alla cripta di San Giovanni in Monterrone, dove gli affreschi bizantini raccontano mille anni di storia in poche stanze.

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Tra i vicoli del Sasso Caveoso, lo sguardo finisce sempre lì.
Su uno sperone di roccia calcarea — il Monterrone — sorge una chiesa che dalla città sembra quasi scolpita nell’aria, con una croce di ferro alta quattro metri che la rende visibile da diversi punti panoramici di Matera, in particolare dalla piazzetta Pascoli.
È Santa Maria de Idris, e per arrivarci bisogna affrontare una scalinata breve ma decisa, che parte vicino alla chiesa rupestre di Santa Lucia alle Malve.

Un nome che arriva da Costantinopoli

Il nome Idris non ha nulla a che fare con l’italiano: deriva dal greco Odigitria, che significa “colei che mostra la via”.Santa-Maria-de-Idris-matera-basilicata
A Costantinopoli era il titolo con cui si venerava la Vergine Maria, un culto portato nell’Italia meridionale dai monaci bizantini e poi radicato profondamente nel materano.
Alcune fonti locali lo collegano anche all’acqua che sgorgava dalla roccia, un dettaglio che a Matera — città costruita sul controllo millenario dell’acqua tra cisterne e ipogei — non sorprende affatto.

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Una chiesa per metà scavata, per metà costruita

Santa Maria de Idris ha una pianta irregolare, frutto di secoli di rimaneggiamenti: una parte è scavata direttamente nella roccia, l’altra è costruita in tufo.
La struttura attuale risale al Trecento-Quattrocento, ma la facciata — con il suo piccolo campanile a vela — fu rifatta nel Quattrocento dopo che la volta a botte originaria crollò.

L’interno è un unico vano, raccolto, con una luce soffusa che cambia tutto.
Sull’altare, datato 1804, è custodita una tempera del Seicento con la Madonna in trono col Bambino.
Intorno compaiono Sant’Antonio, la Sacra Famiglia, e Sant’Eustachio — patrono di Matera — raffigurato nella scena della sua celebre visione del cervo.
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Sulla sinistra un’Annunciazione, sulla destra una Crocifissione dai tratti più essenziali.
Nel Novecento parte degli affreschi venne staccata per ragioni conservative: oggi molti di quei dipinti si trovano al Museo di Palazzo Lanfranchi, mentre quelli rimasti in loco portano ancora i segni dell’umidità — danneggiati, ma proprio per questo affascinanti.

Il cunicolo che porta a un’altra chiesa, più antica

Quello che rende questo posto davvero speciale si scopre attraversando un piccolo passaggio a sinistra dell’altare.
Un cunicolo collega Santa Maria de Idris alla cripta di San Giovanni in Monterrone, un ambiente ancora più antico, con affreschi che spaziano dal XII al XVII secolo.Santa-Maria-de-Idris-matera-chiesa

Lo stile bizantino qui è evidente: figure statiche, sguardi ieratici, l’assenza di profondità tipica dell’arte orientale.
Sull’altare domina il Cristo Pantocratore, datato al XII secolo, che regge un Vangelo aperto — una delle testimonianze più chiare dell’influenza bizantina sul territorio materano.
Intorno, San Nicola in abiti vescovili del XIV secolo, San Giacomo del Duecento, l’Arcangelo Michele, e i resti di una Madonna con Bambino nella tipologia della Glykophilousa, anch’essa databile alla fine del XII secolo.
Curiosamente, nel cunicolo d’accesso, l’affresco di San Giovanni Battista nasconde sotto di sé un altro affresco dello stesso Santo — uno strato pittorico sopra un altro, come spesso accade nelle chiese rupestri materane, dove il tempo si è sovrapposto sulla pietra invece di passarci sopra.

La croce di ferro visibile dall’esterno, alta quattro metri, fu realizzata nel 1937 dal maestro Cosimo Losito in occasione delle Missioni Paoline — originariamente era in legno.

Il panorama, e l’orario giusto per viverlo

Uscendo, accanto al campanile a vela, il panorama si apre senza ostacoli.
La Gravina — il canyon che separa la città dall’altopiano murgiano — si mostra in tutta la sua profondità, e Matera si distribuisce davanti agli occhi su più livelli, dal Sasso Caveoso fino al Sasso Barisano.

Gli orari di apertura seguono le stagioni: nei mesi più caldi, in particolare ad agosto, l’orario continuato si estende fino a sera, permettendo di vivere il sito con una luce completamente diversa da quella diurna.
In autunno e inverno l’orario si riduce.
La visita si svolge in autonomia, con materiale informativo disponibile all’ingresso, oppure si può scegliere un tour guidato che comprende anche Santa Lucia alle Malve e San Pietro Barisano, le altre due chiese rupestri gestite dalla stessa cooperativa.Santa-Maria-de-Idris-matera-chiesa-roccia

Chi raggiunge la cima del Monterrone porta con sé qualcosa che va oltre la semplice visita — quella sensazione precisa di aver toccato un punto dove natura, storia e spiritualità si intrecciano senza soluzione di continuità, proprio come accade lungo il Parco della Murgia Materana, dove decine di altre chiese rupestri restano nascoste tra la vegetazione delle gravine.

Info pratiche

Dove: Sasso Caveoso, Matera, sullo sperone roccioso del Monterrone
Come arrivare: a piedi da via Buozzi o piazza San Pietro Caveoso, imboccando via Madonna dell’Idris; scalinata breve ma ripida
Orari: variabili per stagione — da Pasqua a settembre 10:00-19:00, agosto orario continuato fino a tarda sera, autunno-inverno fino alle 16:00
Biglietto: acquistabile sul posto, spesso combinato con le chiese rupestri vicine
Da abbinare: Chiesa di Santa Lucia alle Malve, Cripta di San Giovanni in Monterrone, belvedere di piazzetta Pascoli
Consiglio: scarpe comode con suola antiscivolo, i vicoli e gli scalini dei Sassi sono spesso lisci e irregolari

Foto Canva

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