Se vi fermate a Ponte Serra in una bella giornata di sole, vedrete una meravigliosa gola scavata dalla roccia e un getto d’acqua che sgorga solitario da una parete laterale. Un panorama da cartolina, certo, ma la verità è che è assolutamente incompleto. La fragorosa Cascata del Cismon, infatti, nasconde un’anima mutaforma: basta un’ondata di maltempo o il disgelo primaverile per trasformarla del tutto.
È in quei momenti che il livello del torrente sale e scavalca la storica diga del 1909, dando vita a una maestosa seconda cascata a velo che sovrappone la geometria perfetta dell’ingegno umano all’impeto cieco della natura. Un’illusione ottica e temporale che pochissimi turisti riescono a cogliere.
Ma la magia di questo canyon sospeso tra Sovramonte e Lamon (provincia di Belluno) non finisce dove nebulizza l’acqua: sotto le colate di vapore giace uno dei passaggi più contesi e sfortunati d’Italia: un ponte strategico che per secoli ha visto scorrere merci, tronchi e battaglie, finendo per essere distrutto e fatto saltare in aria per ben due volte nel corso delle due Guerre Mondiali. Mettetevi comodi: vi portiamo a scoprire il posto in cui l’acqua cambia forma e la storia rifiuta di farsi dimenticare.
Quando l’acqua prende il comando
Il momento migliore per vedere la cascata nella sua versione più generosa è la tarda primavera, quando il disgelo delle Dolomiti alimenta il Cismon con costanza. Le pareti calcaree che stringono la gola riflettono la luce in modi sempre diversi, e la nebbia fine sollevata dall’impatto dell’acqua avvolge tutto in una luce diffusa che ricorda certi paesaggi nordici.
Foto: ENIT SpA
D’estate la portata cala, ma la scena non perde interesse e, anzi, la diga emerge nella sua interezza e si capisce la scala dell’opera. L’impianto idroelettrico di Pedesalto, costruito a inizio ‘900, è tra i più antichi della zona e ancora oggi alimenta la rete locale. Guardare la diga con la cascata sullo sfondo è un modo diverso di leggere il paesaggio alpino, dove la natura si intreccia con la storia industriale delle vallate.
Autunno e inverno portano colori e silenzi diversi. Il bosco che fiancheggia la gola si tinge di ocra e ruggine, e il ponte (quello su cui si cammina oggi) diventa un punto d’osservazione privilegiato, sospeso a 35 metri sopra il fiume.
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Il ponte che è morto due volte
Il ponte di Ponte Serra ha una biografia densa. Lungo la Via Paolina, l’antica strada romana che collegava la pianura veneta con il Trentino attraverso Lamon, questo punto di passaggio era già sede di dazi nel Medioevo, e dal XV secolo fu al centro di dispute confinarie prolungate, spesso accese. Nel 1880 il vecchio ponte ligneo venne sostituito con uno in pietra, alto 35 metri sul fiume. Ma la storia non lo lasciò in pace.
Nel 1917, durante la ritirata italiana dopo la disfatta di Caporetto, il ponte fu fatto saltare per rallentare l’avanzata austriaca. Ricostruito nelle forme originali, nel maggio del 1945 toccò ai tedeschi in ritirata farlo brillare una seconda volta. Per due anni un ponte Bailey in ferro tenne uniti i due versanti, fino a quando nel 1947 fu inaugurato l’attuale struttura in calcestruzzo.
Quello che si vede oggi è quindi un oggetto del dopoguerra, ma che poggia su una memoria molto più lunga. Vale la pena fermarsi al centro del ponte e guardare verso monte: la diga si vede bene da lì, e il canyon sottostante regala la prospettiva giusta per capire la forza del fiume.
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Guardando verso Sovramonte la strada sale rapida tra i boschi; dalla parte di Lamon la vallata si apre un poco. Un dettaglio curioso riguarda il nome stesso del luogo: prima si chiamava Ponte Alto o anche Pontetto. Solo dopo l’alluvione del 1748, quando un masso enorme si fermò sotto l’arco del ponte e agevolò la costruzione di uno sbarramento per il trasporto del legname, la struttura divenne la serra del Cismon, e il nome rimase.
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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