Raymond Isidore era un impiegato comunale. Guadagnava poco, parlava persino meno, e si narra che ogni mattina attraversasse Chartres in bicicletta prima dell’alba. Nel 1938, raccogliendo frammenti di ceramica dal suolo (cocci di stoviglie rotte e pezzi di piatti sbeccati) iniziò a rivestire le pareti della sua casa con quella che lui chiamava semplicemente “la sua decorazione“.
Trent’anni dopo, La Maison Picassiette era diventata uno dei posti più bizzarri e commoventi di tutta la Francia. Il soprannome Picassiette, che in francese suona come pique-assiette, cioè “scroccone di piatti” ma anche un gioco di parole con Picasso, glielo appiccicarono i vicini, inizialmente per prenderlo in giro.
Nonostante questo, Isidore non si fermò e, anzi, continuò a raccogliere, incollare e disporre frammenti su ogni superficie disponibile: i muri interni, quelli esterni, il pavimento, il soffitto, i mobili e persino le tombe del giardino. Smise solo quando morì, nel 1964.
Una vita in frantumi, un’opera intera
La casa si trova al numero 22 di rue du Repos, nel quartiere di Saint-Chéron, a circa 15 minuti a piedi dal centro storico di Chartres. È una costruzione modesta, una di quelle abitazioni operaie con cortile che la Francia di quegli anni moltiplicava ai margini delle città. Dall’esterno, per la precisione già dal cancello, qualcosa cambia: le pareti sembrano pulsare di colore, come se qualcuno avesse sparso su di esse un mosaico impazzito.
Foto: By Zairon – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Isidore non aveva formazione artistica. Lavorava di notte e nei fine settimana, con una pazienza che sfida qualsiasi definizione razionale. Eppure, in quasi 3 decenni di lavoro ininterrotto, ricoprì circa 100 metri quadri di superfici esterne e altrettante interne e con materiale quasi sempre di recupero: stoviglie rotte, mattonelle difettate, frammenti di specchio e porcellane di scarto.
Cocci, madonne e città celesti: il racconto dei muri
Quello che colpisce, avvicinandosi alle pareti, è che i frammenti non sono disposti a caso. Isidore aveva una visione e la riversava nei mosaici con una coerenza narrativa sorprendente. Sulla facciata esterna compaiono scene evangeliche, figure di madonne e angeli stilizzati.
Sulle pareti interne della cappella privata che costruì nel giardino si dispiega invece una Gerusalemme celeste fatta di cocci bianchi e azzurri, con architetture immaginarie che ricordano i fondi dorati dei mosaici bizantini (seppur composte di tazze da tè e piattini da dessert).
Gli storici dell’arte definiscono questa opera come uno degli esempi più straordinari di Art Brut in Europa, quell’arte prodotta fuori dai circuiti accademici da autodidatti, visionari, persone al margine delle istituzioni culturali. Jean Dubuffet, che coniò il termine negli anni ’40, considerava queste creazioni più genuine di qualsiasi avanguardia ufficiale.
Foto: By Zairon – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
La visita alla Maison Picassiette dura in media mezz’ora, ma sono 30 minuti densi. Gli ambienti interni sono rimasti quasi intatti rispetto a come li lasciò Isidore, tutto tappezzato da frammenti. Persino i mobili originali, tavoli e sedie, furono ricoperti pezzo per pezzo.
Il giardino che nessuno si aspetta
La parte più silenziosa e sorprendente è il giardino sul retro. Isidore vi costruì una piccola cappella votiva, il “tombeau de l’esprit” (tomba dello spirito), un trono e una serie di sculture autonome come figure umane, animali fantastici e alberi stilizzati. Anche queste, ovviamente, tutte piene di cocci.
Il sole, nelle ore centrali della giornata, fa brillare i frammenti di specchio incastonati tra le ceramiche, e l’effetto è quello di un presepe permanente e allucinato. Il giardino è piccolo, raccolto, con quella qualità delle cose fatte con cura artigianale: niente è in scala, tutto è personale. Isidore non stava costruendo un’attrazione turistica, stava edificando il suo universo.
Foto: By Zairon – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
Chartres è una città che quasi tutti conoscono per la sua cattedrale gotica, patrimonio UNESCO con le vetrate originali del XII e XIII secolo. La Maison Picassiette aggiunge a quella visita un contrappunto inaspettato: da un lato il vertice dell’arte istituzionale medievale, dall’altro il top dell’arte che non sapeva di essere tale.
Foto di Copertina By Zairon – Own work, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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