Qualcosa di strano succede quando ci si avvicina a Villalago, piccolo borgo di poche centinaia di anime nella provincia dell’Aquila. La strada scende tra pareti calcaree altissime, il cielo si restringe in una striscia luminosa e l’acqua del Lago di San Domenico appare improvvisamente verde smeraldo, quasi artificialmente intensa.
È la Valle del Sagittario, uno di quei posti che l’Abruzzo custodisce con una certa discrezione, lontano dalle rotte più affollate. Al fondo di questa scenografia naturale, aggrappato alla roccia come se la montagna lo avesse semplicemente espulso verso l’esterno, si trova l’Eremo di San Domenico. No, non si è arrivati di fronte a un’abbazia imponente e nemmeno a una cattedrale che ostenta potere. Si è al cospetto di qualcosa di più intimo e, al tempo stesso, più radicale: un edificio minuscolo incastonato letteralmente nella parete rocciosa della montagna, con la facciata che si specchia direttamente sull’acqua del lago.
Per arrivarci si attraversa una diga che collega le due sponde del bacino, una passerella sospesa tra cielo e lago che già da sola vale il viaggio.
La valle che custodisce un segreto medievale
San Domenico di Sora, il santo a cui il luogo è dedicato, visse tra il 951 e il 1031. Monaco benedettino originario di Foligno (Umbria), trascorse parte della sua vita come eremita in grotte e rifugi rupestri nell’Appennino centrale, fondando comunità monastiche in luoghi volutamente impervi. La Valle del Sagittario era esattamente il tipo di paesaggio che cercava, quindi inaccessibile, severo e dotato di quella qualità ascetica che solo le gole profonde e l’acqua fredda sanno dare.
La tradizione vuole che il santo abbia vissuto nella spelonca che ancora oggi si trova all’interno dell’edificio, una cavità naturale nella roccia raggiungibile attraverso una ripida scala in pietra, stretta e buia, che sale verso il cuore della montagna. In quella spelonca, fino a qualche decennio fa, erano conservate le travi di legno su cui dormiva San Domenico durante il suo ritiro, che sono poi state poi trasferite nella chiesa parrocchiale di Villalago. La grotta, tuttavia, ha per fortuna mantenuto intatta la sua atmosfera: buia, fredda, silenziosa e con quella qualità dell’aria che le cavità rocciose sviluppano nei secoli.
Sulla soglia della spelonca: storia e architettura di un luogo impossibile
L’Eremo è un luogo in cui architettura e natura sono praticamente indistinguibili: la roccia è al tempo stesso fondamenta, muro perimetrale e tetto. Il piccolo portico che precede la facciata principale, quella rivolta verso il lago, ospita quattro affreschi raffiguranti altrettanti miracoli attribuiti al santo.
Lo stile pittorico è popolare, non certo raffinato come quello delle grandi basiliche, ma proprio per questo risulta straordinariamente diretto, quasi urgente nella sua narrazione per immagini. L’edificio nel suo insieme è una stratificazione di interventi avvenuti in secoli diversi, tipica dei siti di culto rupestre nell’Italia centrale.
La pietra locale, calcarea e scura, si mimetizza con la parete in modo così efficace che da certa distanza l’eremo sembra semplicemente una protuberanza naturale della montagna. L’architettura, dal canto suo, asseconda il paesaggio fino a piegarlo alla sua logica. Questo è probabilmente il motivo per cui il posto conserva ancora oggi una qualità visiva che pochissimi monasteri più blasonati riescono a eguagliare.
Vale la pena considerare anche il contesto geografico più ampio: la Valle del Sagittario ospita la Riserva Naturale Guidata Gole del Sagittario e la Riserva Naturale Regionale Lago di San Domenico e Lago Pio, aree protette che includono il Lago di San Domenico e una serie di gole carsiche di rara bellezza
Il lago, la diga, il silenzio
Il Lago di San Domenico è un bacino artificiale creato negli anni ’20 del ‘900 con la costruzione di una diga sul fiume Sagittario. L’intervento idraulico ha prodotto per caso una delle scenografie più spettacolari dell’Appennino: l’acqua trattenuta dalla diga ha circondato la base della montagna su cui sorge l’eremo, trasformandolo in un edificio che sembra galleggiare.
Il colore dell’acqua (un verde petrolio intenso che vira al turchese nelle giornate di sole pieno) dipende dalla composizione minerale del fondale calcareo e dalla profondità variabile del bacino. La traversata della diga è obbligatoria per raggiungere l’eremo a piedi, e in questa obbligatorietà c’è qualcosa di sottilmente rituale.
Da un lato la strada asfaltata, il parcheggio, il bar del paese; dall’altro il silenzio dell’acqua, la parete rocciosa e il profumo di pietra umida. A volte basta una grotta, un lago e qualcuno che, mille anni fa, abbia avuto il coraggio di fermarsi proprio lì.
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Dottoressa di Ricerca in Psicologia Cognitiva e viaggiatrice per indole, tutto nasce tra le pagine del suo blog, I Frattempi della Mia Vita, per poi farsi strada nelle collaborazioni con SiViaggia, VDGmagazine, Serenis e altri ancora. Redattrice Web per amore della scrittura, resta una nomade zaino in spalla: assaggia ogni sapore, si immerge nella natura ed empatizza col prossimo, raccontando avventure ed emozioni con il sorriso e la curiosità del primo giorno. Per Sportoutdoor24 scrive di Viaggi, andando alla scoperta di luoghi fuori dai soliti circuiti.
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