Il borgo sull’Appennino con un bosco di faggi a forma di candelabro: Pescocostanzo è il meglio dell’Abruzzo, a novembre

Pescocostanzo è uno dei borghi più belli d’Italia per decreto — è nella lista ufficiale — ma funziona meglio di molti altri che ci sono finiti dentro. Sta nel cuore dell’Alto Sangro, in Abruzzo, a quota 1.395 metri, con un centro storico che le maestranze lombarde ricostruirono dopo il terremoto del 1456 e una tradizione del merletto a tombolo che va avanti da cinque secoli. Fuori dal paese, a dieci minuti a piedi, c’è il Bosco di Sant’Antonio: faggi e aceri con forme contorte che sembrano usciti da un illustratore di libri medievali.

pescocostanzo

Pescocostanzo non si scopre per caso. Sta nell’Alto Sangro, provincia di L’Aquila, a 1.395 metri di quota, sull’Altopiano delle Cinquemiglia, incastonato tra il Parco Nazionale della Majella e quello d’Abruzzo.
Per arrivarci si sale, e si continua a salire. Ma una volta in quota, il paese si presenta con una compattezza e una coerenza architettonica che pochi centri storici dell’Italia appenninica riescono a mantenere.pescocostanzo-borgo
Fa parte dei Borghi più belli d’Italia, ma questa è la parte meno interessante della storia. La parte interessante è che il centro storico che si vede oggi è il risultato di un trauma: il terremoto del 1456 distrusse gran parte del paese, e la ricostruzione fu affidata a maestranze lombarde che lasciarono un’impronta stilistica precisa, riconoscibile ancora adesso nei portali, nei balconi in ferro battuto, nelle facciate dei palazzi nobiliari.

Il borgo e la Basilica

Il punto di partenza di qualsiasi visita è piazza Municipio, dominata dalla Basilica di Santa Maria del Colle, chiesa parrocchiale elevata a basilica minore nel 1978. L’interno è quello che si ricorda: soffitto ligneo dorato, tele di pregio, una luce che cambia completamente a seconda dell’ora e della stagione. Con il cielo grigio di novembre, la navata interna diventa quasi teatrale.pescocostanzo-centro
Poco distante, sul Colle di Santa Maria, c’è la chiesa di Santa Maria delle Grazie, a navata unica, con una data incisa nella pietra: 1524. E sulla rupe del primo nucleo abitato, la chiesa di Sant’Antonio Abate, di origine duecentesca, appartenuta agli Antoniani fino al 1777.

Palazzo Fanzago e il merletto a tombolo

In piazza Municipio si affaccia anche Palazzo Fanzago, costruito a partire dal 1624 come convento di clausura. Ha una particolarità che lo distingue da qualsiasi altro palazzo barocco dell’Appennino: al posto delle finestre ha nicchie barocche, come se la facciata fosse stata pensata per essere guardata da lontano più che da vicino. Oggi ospita il museo dell’artigianato artistico e la scuola di tombolo.pescocostanz-maiella
Il merletto a tombolo a fuselli è la specialità artigianale per cui Pescocostanzo è conosciuta in Italia e fuori. La tecnica è quella del tombolo: una struttura a cuscino imbottito su cui si intrecciano fili di lino o cotone avvolti intorno a fuselli di legno, seguendo un cartone forato con aghi. Le merlettaie lavorano ancora oggi in alcune botteghe del centro, e vederle all’opera è qualcosa che vale il viaggio anche da solo.
Il Museo del Merletto a Tombolo raccoglie pezzi storici e documenta la tradizione con continuità. È uno dei pochissimi musei italiani dedicati esclusivamente a questa tecnica.

Il Bosco di Sant’Antonio

A pochi minuti dal centro, seguendo la SP55 verso la scuola di sci di fondo, si raggiunge il parcheggio di partenza per il Bosco di Sant’Antonio: 550 ettari di faggeta e acereto all’interno del Parco Nazionale della Majella, a circa 1.300 metri di quota.
Il bosco ha origini cultuali antiche: in epoca romana era un bosco sacro dedicato a Giove. Nel Medioevo divenne un sito legato al culto di Sant’Antonio, e al suo interno si trova ancora un eremo del XIV o XV secolo con chiesa e campanile a vela. Dal 1985 è riserva naturale regionale.bosco-s-antonio
La caratteristica visiva che lo distingue da qualsiasi altra faggeta appenninica sono i faggi e gli aceri a forma di candelabro: tronchi che si dividono dal basso in più rami principali, risultato di una tecnica di potatura medievale chiamata capitozzatura, praticata per secoli per raccogliere legna senza abbattere l’albero. L’effetto è quello di una galleria di sculture vegetali, specialmente in novembre quando le foglie sono ancora in parte attaccate ai rami.
Il sentiero più accessibile è il numero 10, circa 2,85 km, 70 metri di dislivello, un’ora di cammino. In autunno il fondo è scivoloso: scarpe con suola robusta.

La cucina dell’Alto Sangro

A Pescocostanzo si mangia bene, e in modo specifico: gli arrosticini sono un riferimento fisso, ma il piatto che racconta meglio la quota e il clima è la pasta e fagioli con le cotiche, o in alternativa i maccheroni alla chitarra con ragù di agnello. I ristoranti del centro storico lavorano su prodotti del territorio e raramente deludono.

Come arrivare e quando andare

In auto da Roma si percorre l’A25 (autostrada dei Parchi) fino all’uscita di Pratola Peligna, poi si sale verso Sulmona e si continua per circa 40 km verso l’Alto Sangro. Da L’Aquila la distanza è di circa 104 km. Da Pescara si sale per la SS17 via Sulmona.
In pullman, le autolinee ARPA (Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi) collegano Pescocostanzo con Sulmona e Castel di Sangro, con frequenza limitata nei giorni feriali. Per chi arriva in aereo, lo scalo più vicino è Pescara.
Il momento migliore per visitare il borgo è ottobre e novembre per il foliage nel bosco e la luce radente sulle facciate del centro storico, oppure febbraio e marzo per la neve, che copre i tetti in pietra e trasforma piazza Municipio in qualcosa che non assomiglia a nessun altro posto in Italia.

foto https://www.abruzzoturismo.it/, parcomajella.it

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