Arrampicata per tutti: la Lombardia “adotta” le falesie del lecchese

Ieri mattina, a Lecco, è stato firmato un “Accordo di programma per la valorizzazione del sistema delle falesie lecchesi”. Vi risparmiamo il burocratese e traduciamo subito la sostanza: in pratica degli enti pubblici ‘adottano’ un bene comune, la montagna, e lo fanno con il fine di renderla più accessibile, fruibile e di conseguenza più attrattiva anche dal punto di vista del turismo sportivo outdoor. Ovvero da parte di chi, come noi, ama passare il proprio tempo facendo sport all’aperto.

Perché vi parliamo di questa cosa? Perché a memoria di Luca Biagini, il presidente del Collegio Guide Alpine Lombardia, è la prima volta che una cosa del genere accade in Italia.

Promotore di questo accordo è Antonio Rossi, l’olimpionico della canoa che in Lombardia è assessore regionale allo Sport e Politiche per i Giovani, e che ha messo insieme comunità montane, comuni interessati e camera di commercio: c’è un bel gruzzoletto da spendere (totale 450mila euro, di cui 400mila da parte di Regione Lombardia nelle more del programma per Expo 2015) in interventi di sistemazione delle strutture tecniche delle falesie, di miglioramento dell’accessibilità a quelli che per loro natura sono luoghi ‘nascosti’, di implementazione della segnaletica e di miglioramento delle aree circostanti e della loro fruibilità.

Lecco è un territorio pionieristico per l’arrampicata sportiva in Italia ed è pure la sede dei celebri Ragni, ma questa volta, almeno nelle intenzioni, non stiamo parlando di un giochino per pochi, esperti, impallinati duri. Questa volta le intenzioni sono di permettere anche agli arrampicatori della domenica, alle famiglie con bambini e ai principianti di avvicinarsi a quello che, in Italia, è un territorio indubbiamente tra i più ricchi di possibilità per praticare l’arrampicata sportiva (parliamo nel complesso di una cinquantina di falesie e di 1800 itinerari di arrampicata).

Ovviamente il modello è Arco di Trento, che a partire dal suo Rock Master Festival ha saputo valorizzare sia la pratica dell’arrampicata che il proprio territorio. E altrettanto ovviamente il fine ultimo è migliorare l’attrattività turistica del territorio lecchese. Turismo di nicchia, certo, turismo di qualità e di – relativamente – numeri piccoli se rapportato ad altre realtà del nostro Paese, ma in ogni caso turismo buono, considerando anche il fatto che nel ventaglio delle attività outdoor l’arrampicata è tra quelle che stanno vivendo trend di crescita tra i più alti.

L’altro aspetto che ci piace sottolineare è che delle questioni ‘tecniche’ si è incaricato il Collegio delle Guide Alpine Lombardia, dando un indirizzo estremamente rispettoso della storia di ciascuna delle falesie interessate dagli interventi di valorizzazione. Tradotto: le falesie nel lecchese sono state attrezzate a partire dalla fine degli anni Settanta da pionieri dell’arrampicata sportiva che hanno dato un’impronta e un carattere ben precisi a ciascuna di esse. Questa impronta e questo carattere non saranno snaturati né stravolti, ma semplicemente tutto sarà reso più fruibile. O in sicurezza, se è possibile usare questo termine parlando di attività a stretto contatto con gli elementi naturali.

Insomma: è un progetto pilota, che riguarda uno sport ‘di nicchia’ certamente, ma di questi tempi, con i pochi budget che ci sono, l’idea che degli enti pubblici facciano rete per valorizzare uno sport outdoor e un territorio in modo rispettoso e potenzialmente virtuoso ci è parsa una buona notizia.

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