From Zero to Elbrus: Nico Valsesia ce l’ha fatta ancora

Nico Valsesia From Zero to Elbrus

31 ore e 55′ per andare, in bicicletta e a piedi, dalle rive del Mar Caspio alla vetta del monte Elbrus: è stata più dura del previsto e di altre volte, ma anche questa volta Nico Valsesia ce l’ha fatta, completando la tappa europea del suo “From Zero to”, la salita non stop, in bici e a piedi, di alcune delle più importanti vette del mondo.

Questa volta la cima da raggiungere era quella del monte Elbrus, il tetto d’Europa e seconda vetta del circuito internazionale delle Seven Summits: Nico è partito alle 4:33 del mattino del 25 giugno da Sulak, sul mar Caspio a – 29 metri di quota, e ha pedalato per 510 km fino al villaggio di Azau, ai piedi dell’Elbrus, a 2350 metri di altitudine. Caldo opprimente, traffico, strade in condizioni disastrate hanno reso tutto più complicato e Nico è stato costretto a fermarsi per 2 ore e mezza per recuperare dai problemi di stomaco. Una minestra calda e l’osteopata Luca Vismara lo hanno rimesso in sesto e alle 3:20 Nico è ripartito per raggiungere i 5642 metri dell’Elbrus, conquistati alle 12:28.

> Leggi anche: Aconcagua 7000: la sfida di Nico Valsesia

Le altre ascese From Zero To di Nico Valsesia

From Zero To Elbrus si aggiunge alle precedenti ascese dalla serie “From Zero To” compiute da Nico Valsesia in modalità non stop bike + run dal livello del mare fino a una cima montana: Genova – Monte Bianco (0 – 4810 metri) nel 2013 in 16h35′ e Vina del Mar – Aconcagua (0 – 6963 metri) nel 2015 in 22h41′.

> Leggi anche: Salita all’Elbrus, la montagna più alta d’Europa

La prestazione è stata preceduta da un lungo viaggio di avvicinamento di oltre 4000 km attraverso Italia, Grecia, Turchia, Georgia e Russia a bordo di una Subaru Forester e di un camper Laika Ecovip 310, nel corso del quale Nico ha effettuato una serie di allenamenti “on the road” salendo su una serie di vette in Grecia e Turchia e pedalando per svariate centinaia di km al seguito dei mezzi di appoggio.

Dal punto di vista della preparazione fisica – ha commentato Nico – forse non è stata esattamente la soluzione ideale: il percorso è stato lungo e tutt’altro che riposante, e molte volte (per mancanza di tempo, strade inadeguate o altri imprevisti sul percorso) non mi è stato possibile allenarmi come avrei voluto. D’altro canto il viaggio, l’attraversare e scoprire luoghi nuovi e affascinanti, è una parte integrante ed essenziale di tutti i miei progetti; e anche in questa occasione, conoscere da vicino delle realtà bellissime (e al tempo stesso difficili e tormentate sotto l’aspetto socio-politico) ha regalato all’intera esperienza un valore aggiunto insostituibile, tanto più potendo condividere queste emozioni con i miei figli.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA