La natura nei libri di Cormac McCarthy

Vive a El Paso, Texas, in un isolamento ostinato, e con Thomas Pynchon è considerato uno dei grandi ‘invisibili’ della letteratura mondiale: Cormac McCarthy, premio Pulitzer per La strada, ha scritto pagine memorabili sul rapporto fra l’uomo e la natura. Non una natura idilliaca o indifesa davanti alle aggressioni degli uomini, ma una natura selvaggia e aspra, nei confronti della quale l’uomo vive in condizione di infelicità e sofferenza.

Solo la natura può rendere schiavo l’uomo, e solo quando l’esistenza di ciascun essere sarà stata snidata e denudata di fronte a lui, egli sarà davvero il sovrano feudale della terra.
[da 
Meridiano di sangue]

I paesaggi di Cormac McCarthy sono quelli delle terre di confine tra il Texas ed il Messico, e i suoi personaggi si muovono in ambienti naturali spesso ostili e aridi.

Perché chiunque si faccia un riparo di canne e vi si nasconda unisce il proprio destino al destino comune di tutte le creature e tornerà a sprofondare nel fango primordiale senza neppure un grido. Ma chi costruisce con la pietra e aspira ad alterare la struttura dell’universo e così è stato per questi muratori, per quanto primitive possano apparirci le loro opere.
[da Meridiano di sangue]

Una natura terribile e suggestiva, di una bellezza struggente che anima territori inesplorati.

In lontananza fra i nuvoloni neri balenavano lampi silenziosi che sembravano saldature incandescenti tra fumi di metallo fuso. Pareva che riparassero un guasto nell’oscurità metallica del mondo.
[da Cavalli selvaggi]

All’orizzonte folgori estive scaturivano dal nulla sulle catene montuose immerse nel buio notturno, e i cavalli semiselvaggi correvano davanti a loro sulla pianura illuminati da quei lampi azzurrini come destrieri che emergessero fremendo dall’abisso.
[da Meridiano di sangue]

L’uomo si arrende davanti a questa natura aspra e dura che non gli appartiene.

Che silenzio. Il ronzio sommesso del vento tra i fili. Alte piante di ambrosia lungo la strada. Fienarola e nolina. Più in là, fra le pietre degli arroyos, impronte di draghi. Le montagne di pietra grezza nell’ombra del tardo pomeriggio e verso est l’ascissa scintillante delle pianure desertiche, sotto un cielo dove cortine di pioggia si allungavano scure come fuliggine lungo tutto il quadrante. Vive in silenzio il dio che ha purgato questa terra con sale e cenere.
[da Non è un paese per vecchi]

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