Negli anni Settanta, il lupo era rimasto in Italia in circa 100 esemplari, concentrati sull’Appennino meridionale tra Calabria e Basilicata. Era una specie sull’orlo dell’estinzione locale.
Oggi i dati del monitoraggio nazionale ISPRA, condotto tra il 2018 e il 2022 con metodi statistici avanzati, stimano circa 3.300-3.500 esemplari, con una crescita ulteriore di circa 150 unità sull’arco alpino negli anni successivi.
È una delle storie di recupero faunistico più significative d’Europa degli ultimi cinquant’anni.
Ed è anche una delle più complesse da gestire.
Dove sono arrivati
Il lupo non è più confinato all’Appennino. La specie si è espansa verso nord lungo la dorsale appenninica, ha colonizzato le Alpi occidentali negli anni Novanta partendo dal confine francese, e da lì ha progressivamente occupato tutto l’arco alpino.
Oggi è presente in Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige e Friuli, oltre che in tutta la dorsale appenninica da nord a sud.
Ma l’espansione ha superato i confini montani. Avvistamenti documentati segnalano la specie in pianura padana, con branchi che si spostano attraverso il Po e le campagne emiliane. Nei pressi di Roma la presenza è confermata da anni. Sulle spiagge pugliesi sono stati segnalati passaggi di individui solitari. Secondo Piero Genovesi dell’ISPRA, responsabile del coordinamento sulla fauna selvatica, i dati indicano una specie che ha ormai saturato i principali habitat montani e sta esplorando i margini.
Il problema degli allevatori
Dietro l’espansione numerica c’è una realtà economica concreta. Una pecora vale fino a 300 euro, ma il rimborso regionale per la predazione è spesso intorno ai 180 euro. La differenza è a carico dell’allevatore, insieme ai costi non rimborsati: animali dispersi durante l’attacco, aborti tra le femmine gravide, latte non prodotto, spese veterinarie e smaltimento delle carcasse.
Le misure di prevenzione esistono e funzionano: i cani da guardiania, in particolare il pastore abruzzese maremmano, riducono significativamente le predazioni. Le recinzioni elettrificate interrate e i ricoveri notturni rialzati sono gli altri strumenti raccomandati dall’ISPRA. Ma applicarle ha un costo, e non tutte le aziende zootecniche di montagna hanno le risorse per farlo.
La pressione degli allevatori sull’opinione pubblica e sulle regioni è cresciuta proporzionalmente alla popolazione di lupi. In Toscana l’Appennino aretino e la Val d’Orcia sono tra le zone con la densità più alta, e i conflitti con gli allevatori locali sono documentati da anni. Emilia-Romagna, Marche e Umbria registrano situazioni simili.
La nuova normativa europea
Nel 2025 l’Unione Europea ha modificato la Direttiva Habitat, declassando il lupo da “specie altamente protetta” a “specie protetta”. La differenza è sostanziale: con il vecchio status, ogni abbattimento richiedeva una deroga ministeriale. Con il nuovo, le regioni possono autorizzare abbattimenti selettivi sulla base di un parere tecnico, senza passare per Roma.
L’Italia ha recepito la direttiva a marzo 2026 e dovrà adeguare le norme regionali entro gennaio 2027. Le regioni stanno predisponendo i propri piani di gestione. La Germania ha già iniziato ad applicare abbattimenti selettivi. La Francia abbatteva circa 250 lupi l’anno già prima della modifica normativa.
Luigi Boitani, professore emerito de La Sapienza e tra i massimi esperti mondiali di lupo, e Marco Antonelli del WWF Italia mantengono posizioni più caute: la predazione sul bestiame riguarda lo 0,6% del totale in Europa, dato che in Italia si replica con valori simili. Il punto critico, secondo questa prospettiva, non è il numero di lupi ma l’adeguatezza delle misure preventive e dei rimborsi.
Cosa fare se si incontra un lupo
I dati ISPRA tra il 2017 e il 2024 registrano 19 episodi di aggressione all’uomo attribuibili al lupo in Italia. In 11 di questi casi era coinvolta una singola lupa con comportamento anomalo. Non sono numeri che giustificano allarme, ma indicano che la specie, quando si abitua alla presenza umana, può perdere la diffidenza naturale.
Il protocollo ISPRA per i lupi confidenti classifica i comportamenti per livello di pericolosità e guida le autorità locali nella gestione dei casi. Chi frequenta la montagna, in pratica, ha più probabilità di vedere le tracce di un lupo che di incontrarne uno. E se l’incontro avviene, la regola è sempre la stessa: non fuggire di corsa, fare rumore, allontanarsi lentamente.
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