Sostenibilità o Greenwashing? Cosa dicono le Certificazioni eco-green dei capi sportivi

Prodotti e marchi sportivi e outdoor grondano certificazioni eco-green, ma è davvero sostenibilità o solo greenwashing? Vediamo cosa significano precisamente le varie etichette che possiamo trovare sui capi sportivi e fino a che punto tutelano ambiente, persone, animali e comunità locali

Sostenibilità o Greenwashing? Cosa dicono le Certificazioni eco-green dei capi sportivi

Come ogni marchio di ogni settore anche i produttori di capi sportivi e outdoor stanno seguendo l’onda del marketing della responsabilità. Basta entrare in qualunque negozio di prodotti sportivi o outdoor o visitare i siti web dei marchi per notare che è tutto un fiorire di cartellini, label e icone di certificazioni eco, green, D&I e chi più ne ha più ne metta. Insomma, sembra che anche i brand outdoor e sport siano impegnati a salvare il mondo e a renderlo più giusto ed equo. E se per qualcuno può anche essere vero, perché certe scelte, prese di posizione e decisioni strategiche le ha assunte in un passato in cui non erano né comuni né vantaggiose per il proprio business, e quindi ha avuto un ruolo di pioniere anche scomodo, per altri il dubbio sorge davvero spontaneo: stiamo parlando davvero di sostenibilità ambientale e sociale o è solo Greenwashing? Stanno davvero facendo quello che comunicano o è solo “bla bla bla“?

Sostenibilità o Greenwashing? Cosa dicono le Certificazioni eco-green dei capi sportivi

Verificare è difficile, tanto per chi compra quanto per chi comunica e dovrebbe fare le pulci alle informazioni che escono dagli uffici marketing delle aziende. Ma uno strumento oggettivo c’è, e sono le Certificazioni che sempre più spuntano tra i cartellini dei capi sportivi, al loro interno o con un bollino su scatole e confezioni. Il meccanismo è lo stesso di qualunque certificazione: si tratta di enti e associazioni indipendenti e spesso nonprofit che verificano tramite un protocollo ben preciso se quel capo, o quell’azienda, rispondono davvero ai requisiti di responsabilità sociale e/o ambientale e/o economica comunicati.
Le certificazioni però sono tantissime, forse pure troppe, con mille sfumature tra l’una e l’altra, e pur dando per scontata la loro correttezza, etica e indipendenza, per un consumatore è difficile verificare al momento dell’acquisto cosa comporta esattamente e precisamente quell’etichetta in più sul capo che ha scelto. Ci abbiamo provato, partendo dalle più diffuse, note e comuni certificazioni di responsabilità sociale, ambientale ed economica che si possono trovare sui capi sportivi e outdoor.

Bluesign

Bluesign

Forse la più nota, sicuramente la più riconoscibile certificazione eco-friendly nel settore della moda e dei capi sportivi e outdoor: è un’etichetta blu con scritta bianca (tipicamente Bluesign approved o Bluesign product) solitamente attaccata in modo ben visibile.
Bluesign è una società indipendente Svizzera, nata nel 1997 per promuovere prodotti tessili con il minor impatto ambientale possibile sia ai consumatori che ai lavoratori del settore. Questo non significa che il capo in sé è riciclabile ma che lungo tutta la filiera di produzione – dalle materie prime al capo finito – sono state adottate misure per minimizzare l’impatto ambientale. Uso di prodotti chimici, di energia, di acqua, protezione dei lavoratori, emissioni ambientali, spreco di risorse: tutto rientra nella certificazione Bluesign lungo tutta la suplly chain.
Ma vedere il cartellino può non bastare per fare una scelta consapevole: a volte è l’intero capo a essere certificato, altre volte solo alcuni suoi componenti (per esempi l’imbottitura di una giacca ma non la zip), ma di sicuro è una delle certificazioni di sostenibilità ambientale più affidabili ed estese che si possono trovare.

FairTrade Certified

Non bisogna confondere “fair trade“, il commercio equo, con FairTrade che è il marchio registrato della certificazione indipendente. I primi sono i prodotti cosiddetti equosolidali che non è detto siano certificati da un ente terzo e indipendente. FairTrade indica invece prodotti che lungo tutta la filiera hanno visto verificare il rispetto dei diritti umani, pratiche di lavoro eque e protezione ambientale. Che sia un prodotto alimentare o un capo sportivo la certificazione FairTrade significa che sono stati rispettati criteri di sicurezza e salute sul posto di lavoro, che i diritti dei lavoratori sono tutelati, che c’è un uso responsabile delle materie prime e in generale dell’ambiente di loro provenienza, che si fanno investimenti a favore delle comunità locali e che, più in generale, non c’è sfruttamento lungo tutta la catena di produzione.
La verifica di questi criteri è affidata a FLOCERT, un’azienda indipendente certificata ISO 65 (la norma di qualità internazionale per chi si occupa di certificazione) a sua volta soggetta a controlli da parte di DAKKS, un ente di accreditamento tedesco.
La certificazione FairTrade si può applicare tanto al materiale – il cotone di una t-shirt come il caffè – quanto alle intere fabbriche dove i prodotti sono lavorati o confezionati.

FSC – Forest Stewardship Council

FSC

La FSC è la certificazione internazionale e indipendente specifica per le foreste e i prodotti derivati da esse. L’obiettivo è quello di promuovere un uso delle foreste socialmente, ambientalmente ed economicamente appropriato. Normalmente il logo FSC si trova sulla carta, con 3 diverse etichette: la FSC 100% che significa che tutta la carta rispetta gli standard di tutela dell’ente di certificazione; FSC Recycled, ovvero che la carta è prodotto 100% riciclato; FSC Mix che è una combinazione di foreste certificate, riciclo e legno controllato. I brand sportivi possono utilizzarlo per il packaging ma lo si può trovare anche su capi d’abbigliamento che usano fibre vegetali o in alcuni prodotti di gomma, per esempio i materassini fitness o yoga o le tute da immersione.

Rainforest Alliance Certified

Rainforest-Alliance

Sempre a proposito di foreste c’è anche la Rainforest Alliance, il cui logo certifica che il prodotto che abbiamo in mano (alimentare, tessile o altro) è stato confezionato tutelando le foreste, il clima, i diritti umani delle popolazioni locali e indigene e le loro fonti di reddito e sostentamento. Talvolta può capitare che le certificazioni RAC e FSC si sovrappongano oppure certifichino parti diverse di uno stesso prodotto.

B Corp

BCorp

La certificazione B Corp viene rilasciata ai marchi e aziende che agli obiettivi di profitto aggiungono quelli di performance sociali e ambientali, trasparenza e accountability, cioè la responsabilità e regolarità dell’uso delle risorse finanziarie. La B sta per “benefit” e la certificazione è rilasciata da un ente nonprofit, B Lab, network nato con l’intento di trasformare l’economia globale a beneficio di tutte le persone, le comunità e il pianeta. Al momento sono certificate B Corp circa 4600 aziende al mondo, e 130 in Italia, e la certificazione è rilasciata in base a dimensione dell’azienda, settore in cui opera, utilizzo delle fonti energetiche e delle materie prime nonché politiche inclusive per i dipendenti, sostegno sociale e molto altro. Il tutto con il vincolo e il controllo sulla disponibilità pubblica dei documenti che comprovano queste azioni.

Textile Exchange

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Textile Exchange non è una certificazione in sé ma una organizzazione nonprofit globale che sviluppa, promuove e gestisce standard qualitativi per aiutare le aziende a gestire al meglio l’uso delle fibre e materie prime nel settore tessile.
Le certificazioni che fanno capo a Textile Exchange sono diverse: Organic Content Standard (OCS) che certifica materie prime provenienti da agricoltura organica, Global Recycled Standard (GRS) e Recycled Claim Standard (RCS) che certificano l’uso e la gestione di materiali di riciclo e l’impatto ambientale dei processi di lavorazione, Responsible Down Standard (RDS) che garantisce che le piume non provengono da animali che hanno subito maltrattamenti, Responsible Wool Standard (RWS) che assicura il rispetto delle pecore e dei loro pascoli, Responsibile Mohair Standard (RMS) relativamente alle capre e Responsible Alpaca Standard (RAS) per gli alpaca, e Content Claim Standard (CCS).Per avere la certezza che il capo che si ha in mano sia prodotto con solo fibre naturali da agricoltura biologica con criteri ambientali e sociali molto restrittivi applicati a ogni fase della produzione bisogna invece cercare il Global Organic Textile Standard (GOTS), che fa sempre riferimento a Textile Exchenge.

Textile Exchange

Sono tutte sigle che si possono trovare su capi di abbigliamento in fibre naturali o tecniche, dalle t-shirt ai sacchi a pelo o giacche imbottite, di piumino o imbottitura sintetica.

Climate Neutral Certified

CertifiedClimateNeutral

Climate Neutral Group è una organizzazione nonprofit attiva dal 2002 e impegnata ad aiutare le aziende e i marchi a raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi e la cosiddetta net-zero emissions, cioè il punto di equilibrio tra le emissioni di gas introdotte nell’atmosfera e quelle compensate. Sostanzialmente la certificazione Climate Neutral misura la carbon footprint, il parametro utilizzato per stimare le emissioni gas serra causate da un prodotto, da un servizio, da un’organizzazione, da un evento o da un individuo, espresse generalmente in tonnellate di CO2 equivalente, e aiuta le aziende a sviluppare progetti di riduzione o compensazione.

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