Bianchi Aria e-Road: il nostro test al Giro-E, il Giro d’Italia per bici elettriche

Bianchi Aria e-Road: il nostro test al Giro-E, il Giro d'Italia per bici elettriche

Con la Bianchi Aria e-Road abbiamo partecipato per 6 tappe al Giro-E, la manifestazione parallela al Giro d’Italia riservata alle bici elettriche per gli amatori, di cui Bianchi è main sponsor. La Aria e-Road è esteticamente elegante e fascinosa, proprio come la sua sorellina muscolare, la Sprint, ma in molti storceranno il naso pensando a una bici da strada elettrica: ha senso? È indubbio che il binomio e-bike e bicicletta da corsa è forse uno dei più difficili da digerire. Perché la bici da strada (o da corsa) è fatta principalmente per un motivo: andare veloci. Se una e-bike, per legge, dopo i 25 km/h smette di spingere, a cosa serve una e-bike da corsa? La Bianchi Aria e-Road prova a dare una risposta, e lo fa in maniera molto convincente.

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Ad un primo sguardo la bici è fatta bene ed è bella (soprattutto nel colore cangiante) con linee che riprendono quelle della bicicletta muscolare da cui deriva, e che lasciano intendere fin da subito l’uso per cui è stata concepita: una stradale che punta tutto sulle prestazioni.
Motore e batteria ci sono, ma sono camuffati molto bene e l’unica cosa che tradisce la sua anima è il piccolo pulsante a led sulla canna orizzontale, che controlla l’accensione e il livello di assistenza e il motore sul mozzo posteriore (il X35 V.2 di Ebikemotion). Della batteria invece nemmeno l’ombra, nascosta all’interno del telaio. Ad un primo sguardo è una e-bike camuffata (molto bene) da bici da strada con il tubo obliquo leggermente più gonfio, per accogliere la (piccola) batteria Panasonic da 250 W. Ovviamente il telaio è in carbonio, cerchi Vision Trimax e i componenti sono al top (Ultegra e freni idraulici Shimano).
Dicevamo dei fatidici 25 km/h, velocità oltre la quale la bici torna ad essere una bici normale, “muscolare”. Insomma, ci vuole la gamba per sostenere la pedalata sui tratti pianeggianti. La E-road è una bici utile per affrontare le salite, anche impegnative. Certo bisogna stare attenti perché i 250W della piccola batteria non permettono grossi dislivelli. Bianchi dichiara un’autonomia di 1.200 mt di dislivello con l’assistenza Power al 100%, valori molto simili a quanto verificato da noi durante il Giro-E. A motore acceso ci si muove in maniera naturale, come con una muscolare tradizionale.
Il segreto della Aria E-road è quello di imparare a dosare la spinta dell’assistenza nella lunga distanza, specie sui tapponi montani. Non è possibile farsi sempre spingere dalla terza velocità (l’ultima, la power con assistenza al 100%) perché altrimenti si rimarrebbe senza carica e il che significherebbe spingere la bici con la sola forza delle gambe. Quindi, bene usare l’assistenza, ma sempre in maniera blanda, mai sfacciata usando la modalità Eco (assistenza al 30%, o al più la modalità Comfort con assistenza al 60%, che viene in aiuto sulle salite lievi, piccoli scollinamenti e sovrappassi, favorendo la pedalata e il mantenimento della velocità). In modalità Power, invece, la spinta si avverte tutta ed è la modalità preferita sulle pendenze accentuate.

Bianchi Aria e-Road: il nostro test al Giro-E, il Giro d'Italia per bici elettriche

Quando la batteria si scarica niente paura: la bici diventa una bici quasi normale, grazie al peso contenuto a poco più di 12 chili (la sorella muscolare pesa 8 kg) ed è molto maneggevole, grazie ad una distribuzione dei pesi studiata ad arte. Il motore posto sul mozzo è il giusto compromesso per non irrobustire la linea della bici e, con sorpresa da parte mia, non influenza più di tanto il bilanciamento della bicicletta, salvo richiedere un po’ di decisione in più nell’inserimento sui tornanti e un piccolo sforzo in più quando si affrontano i passaggi in piedi sui pedali.

PRO
• Leggerezza della bici
• Frenata potente
• Cambiata fluida
• Maneggevolezza

CONTRO
• Sistema di cambio assistenza un po’ macchinoso.

Credits Foto LaPresse

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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