Bicicletta e mobilità urbana: il futuro è a pedali

Bicicletta e mobilità urbana: il futuro è a pedali

Aumentano ciclabili e ciclisti. L’emergenza sanitaria ha accelerato un processo già in corso, ma attuato con troppa lentezza per soddisfare le esigenze ambientali, come la lotta ai cambiamenti climatici e la riduzione delle concentrazioni di inquinanti in città. “La pandemia”, ha spiegato Alessandro Tursi, presidente di Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), “ha innescato quella Rivoluzione Bici che nel nostro paese si faceva ancora attendere. La salute è diventata una priorità e la bicicletta rende la vita quotidiana salutare, in più consente anche il distanziamento, indispensabile finché perdurerà l’epidemia. Anche a livello istituzionale c’è una inedita attenzione in tema di mobilità e sviluppo della ciclabilità urbana, come dimostrato dal bonus bici e dalle novità normative varate negli ultimi mesi. L’introduzione nel Codice della Strada di corsie ciclabili, strade ciclabili, case avanzate bici ai semafori, doppio senso ciclabile e strade scolastiche ci avvicinano finalmente ai paesi europei più virtuosi”. Una serie di provvedimenti destinati a mutare il volto delle città e, soprattutto, la modalità per muoversi al loro interno.

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Cescono i Comuni bike friendly

La tendenza a ridefinire le città a misura degli utenti deboli della strada è, come anticipato, già in atto. Lo conferma la 4° edizione di ComuniCiclabili, l’iniziativa di Fiab pensata per stimolare gli amministratori locali a intraprendere un percorso per rendere le città bike friendly. Una finalità perseguita assegnando da 1 a 5 “bike smile” in base alle valutazioni ottenute su diversi parametri delle quattro sezioni monitorate: “mobilità urbana”, “governance”, “comunicazione & promozione” e “cicloturismo”. Giudizi che alla prima edizione del 2018 avevano premiato 69 Comuni, numero raddoppiato a tre anni di distanza arrivando nel 2021 a 140 località dove abitano quasi 9,5 milioni di cittadini pari al 15,64% della popolazione. Tra questi ci sono tredici capoluoghi (Torino, Trento, Arezzo, Bergamo, Bolzano, Ferrara, Grosseto, Parma, Pesaro, Piacenza, Pisa, Verona) e quattro Comuni a raggiungere il massimo punteggio: Bolzano, Ferrara, Pesaro e Cavallino Treporti in provincia di Venezia.

La Covid Lines nate con la pandemia

Più focalizzato a verificare l’evoluzione in corso è il dossier Covid Lanes di Legambiente, un documento che valuta gli interventi a favore della ciclabilità effettuati durante il periodo di pandemia, in particolare verificando la realizzazione delle cosiddette ciclabili pop-up o ciclabili d’emergenza. I nuovi percorsi realizzati nei 21 capoluoghi considerati hanno uno sviluppo complessivo di 194 km e vede al primo posto Milano con 35 km di nuove ciclabili “leggere”. Sul podio salgono anche Genova con 30 km e Roma con 15,7 km, mentre altre tre città allungano la propria rete di più di 10 km: Torino (15,5 km), Brescia (15) e Cagliari (11). A sfiorare la soglia dei 10 km sono Bologna (9,7 km) e Firenze (9,6 km) seguite da altre tre città virtuose, Venezia (8), Napoli (7,6) e Padova (7,2). I prolungamenti ciclabili sono inferiori ai 5 km in altre 9 località (Ferrara, Lecce, Bari, Arezzo, Pescara, Verona, Parma, Palermo e Pesaro), mentre Perugia è l’unico capoluogo con segno “0” in classifica. Alla realizzazione delle Covid Lines si sono aggiunti, in alcuni casi, altri interventi a favore della mobilità dolce. Ad Arezzo, ad esempio, il centro è stato interdetto alle auto, a Bari si è potenziato lo sharing e ridefinite le Zone 30, a Napoli ampliata la ZTL, a Padova realizzati interventi di moderazione del traffico, a Ferrara migliorata la sicurezza stradale nell’ambito del progetto “bike to work”.

Raddoppio delle ciclabili urbane

Il maggiore interesse del rapporto di Legambiente, però, non riguarda il recente passato, ma il futuro. I responsabili dell’associazione ambientalista, infatti, hanno analizzato i contenuti dei Pums, i Piani Urbani di Mobilità Sostenibile che anticipano gli sviluppi urbani in tema di spostamenti, di 22 città. Un esame dal quale emerge il possibile raddoppio delle ciclabili con, nel complesso, 2.626 km ad aggiungersi ai 2.341 km esistenti. Il piano più ambizioso è a Bologna con gli attuali 248 km che dovrebbero crescere di 721 km per arrivare a una rete ciclabile di 969 km (area metropolitana). Di rilievo sono pure i progetti previsti dall’amministrazione di Roma, grazie anche a un Piano Straordinario annunciato dai vertici capitolini, che dovrebbero aggiungere ai 254 km attuali altri 293 km per un totale di 547 km di ciclabili. La terza città con previsioni di sviluppo più ampio è Milano, con i 186 km inseriti nel Pums a portare a 406 km i percorsi per muoversi attorno alla Madonnina. Capoluoghi con crescite superiori ai 100 km sono pure Bari (dagli attuali 45,7 km fino 202,7), Napoli (da 21,3 a 184,3), Padova (da 168 a 300 km), Palermo (da 48 a 155), Parma (da 125,5 a 296 km) e Prato (da 55 a 165). Tra le altre città meritano una citazione per la futura estensione dell’infrastruttura per ciclisti anche Firenze (108,5) e Torino (270), nonché due delle tre località (l’altra è Bolzano) dove gli spostamenti a pedali già rappresentano il 30% del totale: la città delle biciclette Ferrara (233) e quella celebre per la bicipolitana, Pesaro (180).

Alla ricerca di fondi

L’incognita per future città a misura di bicicletta sono, come sempre, la disponibilità di risorse per la realizzazione delle opere. Secondo i tecnici di Legambiente il raddoppio dei percorsi ciclabili richiederebbe un investimento di un miliardo di euro in cinque anni per diventare realtà. Risorse che al momento non ci sono, malgrado recenti stanziamenti, come quello di oltre 123 milioni di euro destinato per lo sviluppo di ciclovie urbane e ciclostazioni. Si spera che altre risorse arrivino dal Recovery Fund, il fondo per la ripresa che negli intenti dei responsabili dell’Unione europea destina una parte consistente dei fondi (il 37%, pari a circa 80 miliardi di euro per l’Italia) agli interventi a favore dell’ambiente come, appunto, la mobilità sostenibile.

Il contributo delle e-bike

Con le infrastrutture si attende pure l’incremento degli utenti, già cresciuto durante la pandemia con percentuali a doppia secondo molte analisi. A favorirne l’aumento saranno pure la diffusione delle e-bike, modelli ideali per spostarsi in modo rapido, poco faticoso e senza l’incomodo del sudore, poco apprezzato da chi si deve recare al lavoro. A conferma di una possibile diffusione delle bici elettriche ci sono diversi studi, compreso il Bike Market Outlook & Perspectives elaborato da Cycling Industries Europe (CIE), Confederation of the European Bicycle Industry (CONEBI) ed ECF. La ricerca prevede una crescita del settore bici del 47% tra il 2019 e il 2030, anno nel quale si dovrebbero raggiungere i 30 milioni unità vendute in Europa. Di queste, circa 17 milioni dovrebbero essere e-bike, segmento “fermo” a 3,7 milioni nel 2019.

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