Ogni anno, la rivista Fodor’sTavel analizza l’impatto globale dei viaggiatori, evidenziando dove il peso delle visite sta superando la capacità di carico della terra. Nel 2026, l’attenzione si sposta dai “soliti sospetti” come Venezia o Barcellona verso hotspot meno scontati ma altrettanto in crisi. L’obiettivo è spingere verso un turismo responsabile che non consumi i luoghi, ma li preservi per le generazioni future. Nella gallery potete scoprire quali sono le mete da evitare nel 2026.
Antartide: l’ultima frontiera in pericolo
L’ultimo vero deserto bianco della Terra, l’Antartide, ha accolto 120.000 visitatori nell’ultima stagione, un numero destinato a raddoppiare entro il 2033. Nonostante gli sforzi degli operatori, l’aumento di navi private e il passaggio dal turismo scientifico a quello di massa minacciano un ecosistema unico. Qui la natura è troppo fragile per sostenere numeri elevati: riconsiderare questa meta significa dare una chance ai ghiacciai.
Isole Canarie: il limite è stato superato
Dietro le spiagge da cartolina, la tensione sociale è alle stelle. Nel 2025 gli abitanti sono scesi in piazza per gridare “Canarias tiene un límite”, esasperati dai costi degli affitti alle stelle e dalla scarsità d’acqua. Il turismo “mordi e fuggi” a basso costo sta erodendo l’identità locale, trasformando borghi storici in scenografie finte ad uso e consumo dei visitatori.
Glacier National Park: il turismo dell’ultimo istante
In Montana assistiamo al paradosso del “last-chance tourism”: migliaia di persone accorrono per vedere i ghiacciai del Glacier National Park prima che spariscano definitivamente entro il 2030. Questo afflusso record accelera paradossalmente il degrado del parco, aumentando le emissioni e disturbando la fauna selvatica. Forse il modo migliore per onorare questi giganti di ghiaccio è lasciarli riposare nel loro silenzio.
Isola Sacra: la minaccia delle grandi navi
A Fiumicino, vicino Roma, un progetto per un nuovo porto crocieristico sta mobilitando residenti e ambientalisti. L’arrivo di mega-navi da 6.000 passeggeri minaccia un ecosistema delicato di dune e zone umide. Il dragaggio dei fondali e l’invasione di turisti diretti verso la Capitale rischiano di distruggere definitivamente la magia di questo litorale ancora autentico.
Regione della Jungfrau: le Alpi diventate un parco giochi
Nelle Alpi svizzere, più precisamente nella regione della Jungfrau, l’estrema facilità di accesso grazie a funivie ultra-veloci ha trasformato le cime in “mordi e fuggi” fotografici. Oltre 2 milioni di persone usano gli impianti ogni anno, spesso restando solo poche ore per uno scatto. Questo modello svuota i villaggi della loro anima e mette sotto pressione sentieri delicati, mentre i residenti faticano a trovare alloggi a prezzi sostenibili.
Città del Messico: la rivolta contro la gentrificazione
La capitale messicana sta vivendo una profonda crisi sociale legata ai nomadi digitali e alle piattaforme di affitto breve. In quartieri come Roma e Condesa, i prezzi sono ormai in dollari e gli abitanti storici vengono sfrattati. La tensione è sfociata in proteste accese: i residenti chiedono regole più severe per evitare che l’anima della città venga venduta al miglior offerente straniero.
Mombasa: la crescita senza dati
Il Kenya sta spingendo forte sul turismo crocieristico, con un aumento record del traffico portuale. Tuttavia, manca un’analisi reale sulla capacità di carico di città come Mombasa. Senza dati certi sull’impatto ambientale delle grandi navi sulle coste africane, il rischio è quello di avviare uno sviluppo aggressivo che le comunità locali potrebbero non essere in grado di gestire nel lungo periodo.
Montmartre: il villaggio perduto di Parigi
L’iconico quartiere parigino accoglie ormai 11 milioni di visitatori l’anno, più della Torre Eiffel. I residenti descrivono la situazione come “invivibile”: i prezzi delle case sono volati del 35% e persino le zone un tempo tranquille sono invase da negozi di souvenir. Il rischio è che il quartiere si svuoti dei suoi abitanti, diventando una “Venezia del nord” priva di autenticità.
Foto Canva
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