Metti sempre la protezione solare però ti scotti lo stesso. C’è un motivo

C\'è un motivo psicologico preciso per cui chi si sente \"protetto\" dalla crema solare finisce per esporsi di più al sole. Succede soprattutto durante trekking, running e uscite in bici — ed è più comune di quanto pensi.

Metti sempre la protezione solare però ti scotti lo stesso

La metti sempre, magari anche con un fattore di protezione alto, eppure a fine estate ti ritrovi comunque scottato dopo una lunga camminata in quota o una pedalata di ore sotto il sole. Non è un caso isolato: alcuni studi internazionali hanno osservato che chi usa più crema solare non necessariamente si scotta di meno — e in certe analisi risulta perfino associato a un rischio più alto di tumori cutanei rispetto a chi ne usa poca.

Gli addetti ai lavori l’hanno chiamato “paradosso della crema solare”. Prima di allarmarti: non significa che la crema faccia male. Significa qualcos’altro, e per chi passa ore all’aperto capirlo è più utile di qualsiasi fattore di protezione scritto sul flacone.

Cosa dice davvero la ricerca sulla protezione solare

Il fenomeno è stato descritto in modo sistematico da un gruppo di ricercatori della McGill University, che ha analizzato dati su centinaia di migliaia di persone nel Regno Unito insieme a un’indagine qualitativa in Canada. Il risultato: l’uso di crema solare risultava associato a un rischio più che raddoppiato di sviluppare un tumore della pelle. Ma la spiegazione non è chimica, è comportamentale.

Chi si scotta facilmente, chi si abbronza in modo aggressivo o chi passa più ore al sole tende anche a usare più crema solare, proprio perché sa di essere più esposto. È quello che in statistica si chiama fattore di confondimento: non è la crema a causare il rischio, è il tipo di esposizione al sole che porta sia a usare più crema sia ad accumulare più danno UV nel tempo.

A questo si aggiunge il meccanismo psicologico vero e proprio: la crema solare diventa quello che i ricercatori hanno descritto come un “lasciapassare” per restare al sole più a lungo. Il prodotto è percepito come una barriera quasi totale, e questo porta a due errori molto comuni — restare esposti per più ore di quanto si farebbe senza crema, e non riapplicarla con la frequenza necessaria.

Chi è più esposto a questo bias

Se fai trekking, running o cicloturismo il paradosso ti riguarda più della media. Un’uscita in montagna o un giro in bici di 3-4 ore comporta un’esposizione UV continuativa, spesso nelle ore centrali della giornata e spesso in quota — dove l’intensità dei raggi UV è più alta che a livello del mare. La sequenza tipica è: applicazione unica prima di partire, sudorazione abbondante che riduce l’efficacia del prodotto, nessuna riapplicazione durante il percorso, e la convinzione di essere comunque coperti per tutta la durata dell’attività.

Metti sempre la protezione solare però ti scotti lo stesso

La quantità applicata è un altro punto debole diffuso: la protezione dichiarata sull’etichetta si ottiene solo con una quantità di prodotto che quasi nessuno usa davvero — un’unità di misura di riferimento comune tra i dermatologi è circa un bicchierino da liquore di crema per coprire tutto il corpo di un adulto. Applicarne meno riduce il fattore di protezione reale, spesso in modo drastico.

La protezione che funziona per chi sta ore all’aperto

• Riapplica ogni due ore, e comunque subito dopo aver sudato molto o fatto un bagno — non basta metterla al mattino prima di partire
• Usa una quantità generosa: sul viso e collo, l’equivalente di due dita di prodotto; sul corpo, non lesinare
• Affianca sempre altre protezioni: capi tecnici leggeri a manica lunga, cappello a tesa larga, occhiali con lenti a norma — soprattutto su percorsi in quota o senza ombra
• Evita le ore centrali (11-16) per le uscite più lunghe, quando possibile, o cerca percorsi con tratti ombreggiati nelle fasce più intense
• Ricorda che l’esposizione UV resta significativa da metà marzo a metà ottobre in Italia, anche con cielo nuvoloso o temperature non altissime — non è un rischio solo da spiaggia d’agosto

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Un chiarimento necessario

Nelle scorse settimane è circolata online una versione distorta di questi studi, secondo cui la crema solare “aumenterebbe drasticamente” il rischio di tumori cutanei di per sé. Diverse verifiche indipendenti hanno chiarito che non è quello che i dati mostrano: i medesimi ricercatori hanno ribadito l’importanza di un uso adeguato e frequente della protezione solare, non il contrario. Il paradosso non è un argomento contro la crema — è un argomento contro l’idea che basti la crema.

Se hai nei o macchie cutanee che cambiano forma, colore o dimensione, o dubbi sulla tua fotoesposizione personale, parlane con un dermatologo: la fotoprotezione va calibrata anche su fototipo, età ed eventuali terapie in corso.

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