Non fare il bagno dopo mangiato è una bufala gigantesca

Non fare il bagno dopo mangiato è una bufala gigantesca

Non c’è nessun motivo valido per non fare il bagno dopo mangiato. La questione dell’aspettare 3 ore per la digestione è una bufala gigantesca. E tutto il tempo che abbiamo passato soffrendo il caldo in spiaggia in attesa di tuffarci in acqua e rinfrescarci è tutto tempo perso che non tornerà mai più. Quindi almeno evitiamo di farlo perdere ai nostri figli, o di perderlo ulteriormente noi, privandoci del piacere supremo di un bagno in mare, al lago o in un fiume, anche se abbiamo appena mangiato.

Perché non fare il bagno dopo mangiato è una bufala gigantesca

Quella di non fare il bagno dopo aver mangiato è una credenza popolare mondiale che si perpetua negli anni, estate dopo estate, e che però è stata smentita anche scientificamente. Smentita nientemeno che dalla International Life Saving Federation con la MEDICAL POSITION STATEMENT – MPS 18 che recita espressamente:

There is no evidence that eating before swimming increases risk for drowning. While eating has been associated with nausea, vomiting, and abdominal pain, the causal relationship between these phenomena and drowning risk has not been reported nor well studied. Therefore, recommendations on amounts, timing, and food type when eating prior to swimming or water activities cannot be based on scientific evidence.

Non ci sono prove che mangiare prima di nuotare aumenti il rischio di annegamento. Sebbene l’alimentazione sia stata associata a nausea, vomito e dolori addominali, la relazione causale tra questi fenomeni e il rischio di annegamento non è stata riportata né studiata a fondo. Pertanto, le raccomandazioni sulle quantità, sui tempi e sul tipo di cibo da mangiare prima del nuoto o delle attività acquatiche non possono essere basate su prove scientifiche.

Sostanzialmente non esistono prove scientifiche o statistiche per cui fare il bagno immediatamente dopo aver mangiato sia pericoloso, e nemmeno lo è farlo a distanza di qualche tempo.

Il mito delle 3 ore per la digestione

Corollario della bufala sulla pericolosità del fare il bagno dopo aver mangiato è il mito delle 3 ore per la digestione. Un tempo che servirebbe per digerire una bistecca di manzo (dalle 3 alle 4 ore) o una ingente quantità di gorgonzola (4 o 5 ore) per non parlare di un cotechino (almeno 5 ore). Mentre in realtà ci vuole molto meno tempo per digerire un panino o un piatto di pasta o un piatto di pesce (1 ora) per non parlare della frutta e della verdura per cui bastano 30′.

E la leggenda metropolitana della congestione

Non fare il bagno dopo aver mangiato, aspettare le fatidiche 3 ore per la digestione, sono tutte conseguenze della leggenda metropolitana della congestione. Ora, la congestione esiste, ed è il blocco della digestione dovuto a uno sbalzo termico e tale da provocare uno squilibrio nella circolazione del sangue.

Non fare il bagno dopo mangiato è una bufala gigantesca

Ma da qui al pericolo di morte per annegamento paventato per anni ce ne passa. In primis perché la congestione non è uno shock improvviso ma uno stato di malessere che eventualmente si acuisce nel tempo, e comunque in un tempo tale da consentire di uscire dall’acqua. Poi perché lo sbalzo di temperatura dovrebbe essere tale, tra il caldo della spiaggia e la temperatura dell’acqua, da provocare effettivamente un minore afflusso di sangue allo stomaco durante la digestione perché richiamato nelle aree periferiche del corpo per mantenere la temperatura basale. Ma oggettivamente in qualunque località balneare, in estate, la temperatura dell’acqua non è tale da provocare tale reazione e normalmente la differenza è intorno ai 10°C / 15°C. E infine perché ci sono più rischi di congestione nel passare da una strada rovente in città a un negozio con aria condizionata che da una spiaggia al mare. Oppure che per correre davvero il rischio congestione bisognerebbe aver effettuato un pasto pantagruelico.

Il reale rischio idrocuzione

Più probabile, oltre che possibile, è invece il rischio idrocuzione, che è uno dei malori tipici di chi pratica immersioni subacquee. Anche in questo caso il responsabile è lo shock termico tra la temperatura corporea e quella dell’acqua, che può provocare una reazione nervosa automatica tale da ridurre bruscamente la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, provocando un arresto della circolazione e di conseguenza dell’ossigenazione cerebrale.
In caso di un attacco di idrocuzione si potrebbe avere perdita di conoscenza che, in acqua, potrebbe risultare letale per il rischio di annegamento.

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