Nicolò Balducci: l’arrampicata, il Coronavirus e tutti i miei progetti in stand-by

Nicolo Balducci

Nicolò Balducci, 17 anni piemontese, è la promessa dell’arrampicata italiana nonché il più giovane arrampicatore del Vibram Climbing Team. Ha scoperto il climbing per caso da bambino, dopo aver praticato judo e sci, ed è stato amore a prima vista: in 5 anni è passato dal non sapere dell’esistenza né delle gare né dell’arrampicata su plastica al vincere competizioni in sequenza a livello giovanile, firmando anche due exploit di assoluto livello: Lapoterapia (l’unico 8c dell’Ossola, ci ha lavorato 4 mesi) e Gondo Crack (8c, che al tempo non era ancora stata liberata e l’ha fatta in soli 3 giorni). Ora come tutti Nicolò è chiuso in casa in attesa che passi l’emergenza Coronavirus, ed è lì che l’abbiamo raggiunto per chiedergli come sta passando queste giornate inedite e strane.

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Nicolò sei molto giovane e questa emergenza Coronavirus oltre che sull’attività sportiva pone molte limitazioni anche a livello sociale: come stai vivendo questo periodo?
Sinceramente mi sembra di vivere in un film, uno di quelli di fantascienza visti prima di questa emergenza. All’inizio mi sembrava una cosa lontana da me ed ero contento di essere a casa da scuola ma, con l’aggravarsi della situazione e con l’aumento delle giuste restrizioni, mi sono trovato ad avere un sacco di tempo, senza poter far nulla. Mi sento in gabbia, non posso scalare, non posso stare con i miei amici e inizia a mancarmi la vita normale. Fortunatamente c’è la tecnologia che mi aiuta a non sentirmi troppo isolato ma non è la stessa cosa.

Cosa ti manca di più in questo momento dell’arrampicata su roccia?
Eh… Cosa mi manca? Mi manca la vita all’aria aperta, il sole, la roccia calda sotto le mani, gli amici, i soliti gesti automatici ai quali normalmente non dai importanza come mettersi le scarpette, legarsi, smagnesare, scalare, arrabbiarmi perché cado o gioire percée chiudo il tiro… Mi manca la mia vita, quella normale quella che davo per scontata.

Riesci comunque ad allenarti in qualche modo? Hai una parete a casa? Hai qualche attrezzo che usi per tenerti allenato?
All’inizio dell’emergenza, quando le limitazioni non erano così restrittive, cercavo di scalare nella mia valle o in palestra con il mio allenatore Davide Barone. Inoltre avevo trovato un bel progetto vicino a casa, “Mandragore”, un blocco di 8b+ nel comune di Premosello. Purtroppo ora non posso muovermi dal mio comune e tutto è andato in stand-by. Mi sto organizzando per allenarmi a casa, vivo in condominio e gli spazi sono pochi, ma mio papà mi ha ordinato un trave e siamo in attesa che arrivi. Qualche peso ce l’ho, seguo la scheda del mio coach e vedrò di fare quello che posso, anche se penso che per un climber serva più che altro scalare.

Nicolo Balducci

Cosa stai facendo in generale per rimanere positivo e motivato in questo periodo
Per rimanere motivato la vedo dura, per rimanere positivo rivedo quei film di fantascienza dei quali parlavo prima, perché hanno sempre un lieto fine.

Come te, ci sono oggi tanti ragazzi e ragazze che sono a casa, che non possono allenarsi né vedere amici. Hai la possibilità di mandare un messaggio a queste persone, sia come atleta che come giovane. Cosa ti sentiresti di dirgli?
Forse non sono il più adatto per dare consigli saggi ma ormai non sono più un bambino e capisco che questa situazione sia molto grave e tutti abbiamo delle responsabilità verso gli altri. Direi che il sacrificio di oggi ci permetterà di ritrovarci tutti insieme domani e per chi come me ha ancora i nonni di riabbracciarli ancora.

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