Scuola di vela: quante lezioni servono per poter andare in barca?

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Andare in barca a vela in estate (ma non solo) è bellissimo: anche i principianti possono, una volta capito che scuola di vela scegliere e quante lezioni servono per poter andare in barca a vela. Lo sciabordio del mare, la barca cullata dalle onde, le albe sull’orizzonte, la compagnia degli amici, le cene sotto le stelle, la brezza… Moltissimi fanno le vacanze in barca a vela pur non possedendone una. Meglio noleggiarla: una volta a bordo, puoi scegliere se fare il turista passivo che sta solo a guardare, se dare una mano a navigare o addirittura se fare il capitano e prenderti al responsabilità del mezzo, in piena autonomia. Esistono corsi di 3 livelli per imparare progressivamente a condurre una barca. Ecco i nostri consigli, sviluppati insieme su perché e come affrontare un corso presso una scuola di vela.

 

 

 

Iscriversi ad una scuola di vela

Ci sono corsi di diversi livelli. “Non temete di intraprendere una strada troppo lunga”, ci dice Pippo Erroi, fondatore del Centro Velico Horca Myseria di Milano, uno dei più importanti di tutta Italia. “Per seguire un corso di vela, non dovrete prendervi ferie. Basta un impegno di due weekend da due giorni, con lezioni che durano dalla mattina alla sera”.

 

Il corso di vela primo livello

Continua Erroi: “Che tu faccia il corso al lago o al mare, al mattino bisogna aspettare il vento che arriva di solito intorno all’ora di pranzo: c’è quindi tempo per dedicarsi al momento della preparazione del mezzo che può apparire noioso ma è determinante per conoscere la barca. E poi c’è una piccola ma fondamentale parte teorica che spiega i concetti sostanziali della vela: meglio seguirla con attenzione seduti in un luogo tranquillo e non farla in spiaggia in mezzo alla confusione dei bagnanti. In queste ore si impara a tracciare e a tenere una rotta, a capire da dove arriva il vento, quali sono le andature, tutta la teminologia della vela, come funzionano le manovre, come si usano le attrezzature che poi troveremo sulla barca…”.
E poi c’è la parte pratica in acqua: “all’inizio un’istruttore sale a bordo con gli allievi ma – appena possibile – è buona norma che scenda per seguirli da lontano su un gommone. È importante lasciar andare gli allievi da soli in modo che imparino a cavarsela da soli, anche se in piena sicurezza. Così si fa esperienza. Nel peggiore dei casi, la barca scuffia – cioè si ribalta – un’esperienza da fare che di solito finisce con una risata”.
Fare un corso di primo livello, con spese iniziali piuttosto contenute, ti consente di capire se la vela ti piace veramente. Alla fine il corso ti dà una certa autonomia – sufficiente per portare una piccola barca in un’uscita diurna in un tratto di mare sicuro e vicino alla costa.
Se il corso si tiene al lago (i milanesi vanno spesso sul Lago di Como che è a solo un’ora di distanza), solitamente si usa una deriva, una barca piuttosto piccola dove salgono tre o quattro persone che non consente di dormire a bordo ma che dà una estrema sensibilità che sarà poi utile per portare anche altre barche più grandi in futuro. Sono barche molto reattive, se fai un errore lo capisci.
Se il corso si tiene in mare (anche d’inverno), si usa un piccolo cabinato che, volendo, può anche ospitare di notte i partecipanti al corso.

 

 

Chi può iscriversi a un corso di vela

Chi si iscrive ad un corso di vela? Chi scopre la passione del mare e vuole praticarla ma soprattutto chi è già stato in vacanza con gli amici in barca o con uno skipper e vuole imparare come muoversi, per fare attivamente la propria parte sul ponte, con l’ambizione di essere autosufficiente a breve.
Un corso di primo livello quindi insegna le manovre elementari che poi sono replicabili anche su barche molto più grandi. È un primo approccio che, più o meno, può costare tra i 240 e 280 euro.

 

 

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Il corso di vela di secondo livello

E poi ci sono i corsi superiori. Il secondo dà una maggiore consapevolezza. Solo il settore dell’agonismo insiste delle derive. I cabinati sono più impegnativi solo in funzione della massa da spostare. Quello che fa la differenza, salendo di livello, è il concetto di responsabilità. Finchè un velista rischia in proprio, sa quali sono i suoi limiti e si regola di conseguenza; oppure può essere solo un membro dell’equipaggio e limitarsi a fare il proprio dovere, quando però si diventa skipper – l’obiettivo finale di chi fa un corso di vela è poter noleggiare una barca da portare per tutta la vacanza e quindi essere uno skipper – ci si prende la responsabilità (peraltro penale) di chi si porta in barca e questo cambia la visione delle cose. Ci sono persone che fanno molti anni di corso ma scelgono di non noleggiare in prima persona una barca per non doversi prendere la responsabilità di portare qualcuno.

 

 

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Il corso di vela di terzo livello

Il corso di terzo livello serve per avere un apprendimento superiore. Con i quattro weekend del primo e del secondo corso l’allievo si rende conto dei propri limiti: “Personalmente non consiglierei a nessuno che abbia in tasca un corso di secondo livello di portarsi in giro la famiglia attraversando il Tirreno. Il secondo livello basta per fare un giretto al largo con una barchetta piccola che metti sul tetto della macchina. Navigare su un cabinato è una questione di esperienza”. Tutte le scuole propongono un ventaglio di corsi intensivi che durano una settimana e che solitamente si tengono durante un periodo di vacanza: navigare per una settimana a fianco di un velista esperto ti regala un’esperienza di gestione della barca a più ampio spettro perché puoi assistere in prima persona a tutte le manovre, puoi studiare il meteo sul campo, puoi apprendere la piccola manutenzione – fondamentale quando si sta fuori in mare per diversi giorni – per essere realmente autonomi. Anche la semplice gestione della cambusa va imparata a fondo: “Fare questa full immersioni per una settimana è un passo formale e definitivo verso l’obiettivo di poter portare una barca ed essere indipendenti ma non è ancora sufficiente. Prima di attraversare da soli il Mediterraneo, servirebbe un affiancamento di diverse settimane ad uno skipper esperto, per vedere come lavora la barca in tutti i contesti e con tutte le condizioni meteo”.

 

 

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