Una scoperta nel fondo di una dolina
La dolina della Spipola è la più grande dell’intero complesso dei gessi bolognesi: un imbuto naturale di oltre 700 metri di diametro che si apre all’improvviso tra i boschi e i prati delle colline di San Lazzaro di Savena, come se il terreno avesse ceduto su se stesso.
Al fondo, dove l’acqua si concentra e scompare nel sottosuolo, c’era un buco che i locali avevano da sempre chiamato Bus d’la Speppla — il Buco del Calzolaio, in dialetto bolognese. Il primo tentativo di esplorazione sistematica risale al 1903, quando lo speleologo Giorgio Trebbi vi scese fino al secondo salto senza riuscire a proseguire.
Ci volle Luigi Fantini — speleologo bolognese, fondatore del Gruppo Speleologico Bolognese nel 1932 — per entrare davvero. Pochi giorni dopo aver fondato il gruppo, Fantini scese nel Bus d’la Speppla con altri colleghi e percorse oltre 700 metri di gallerie, scoprendo un sistema sotterraneo di dimensioni inaspettate. L’anno successivo, nel 1933, le esplorazioni proseguirono fino alla risorgente — il punto soprannominato “Buco del Prete Santo” dove le acque superficiali si immettono nel sottosuolo e scavano le grotte. La grotta venne inaugurata ufficialmente nel 1936 con un ingresso artificiale, aperto dallo stesso Fantini, che permetteva ai cittadini di visitarla sotto la guida degli speleologi.
Quello che succede durante la guerra, e dopo
Durante l’ultimo anno del secondo conflitto mondiale, con la Linea Gotica attestata sulle colline bolognesi e i bombardamenti alleati diretti sul nodo ferroviario della città, la Spipola tornò a essere quello che le grotte sono sempre state nei momenti di crisi: un rifugio. Tra 100 e 200 persone vi cercarono riparo, portando con sé rifiuti e causando danni alle formazioni interne. Nel dopoguerra, senza un cancello di protezione, i vandali completarono il lavoro: fuochi accesi, formazioni spezzate, quintali di immondizia ammassata nelle gallerie.
Il cancello attuale fu installato nel 1994. L’anno prima erano iniziati i lavori di bonifica sistematica condotti dal GSB-USB — la fusione tra il Gruppo Speleologico Bolognese del 1932 e l’Unione Speleologica Bolognese del 1957 — che portarono via a mano e in spalla tutto quello che era stato lasciato dentro nel corso di cinquant’anni. La bonifica si concluse nel 1995. Da allora la Spipola è protetta, monitorata da cinque stazioni di rilevamento di temperatura e umidità, e visitabile solo con guida autorizzata.
Cosa si vede, e perché è diverso da qualsiasi altra grotta
La prima cosa che sorprende è l’assenza di quello che ci si aspetta. Niente stalattiti di calcare, niente stalagmiti bianche e appuntite. La Spipola è una grotta di gesso — di selenite per essere precisi — e il gesso si comporta in modo completamente diverso dal calcare. I cristalli di selenite emergono dalle pareti in forme che i geologi descrivono “a ferro di lancia”: trasparenti, lucidi, capaci di catturare la luce di una torcia e restituirla amplificata.
Il soffitto della Sala dei Canali di Volta ha una forma a U rovesciata — il risultato di un processo di erosione dal basso verso l’alto, prodotto dall’acqua che scorreva sotto pressione nelle fasi in cui la galleria era allagata. I mammelloni sono rocce sferiche che affiorano dal soffitto come bolle solidificate: sono la parte inferiore degli strati di selenite, formatisi circa 6 milioni di anni fa quando il bacino del Mediterraneo si stava evaporando.
Nel mezzo del percorso c’è uno scivolo di fango da affrontare aiutandosi con palmi e fondoschiena. C’è un cunicolo da percorrere in ginocchio. C’è il greto di un fiume sotterraneo che scompare in un inghiottitoio finale. Questo non è un percorso da visitatori passivi — è un’esperienza speleologica a tutti gli effetti, strutturata per essere accessibile ma abbastanza fisica da lasciare il segno.
Nel 2009 sono stati trovati all’interno della grotta numerosi fossili di specie vegetali del Messiniano — la stessa era geologica in cui si formarono i cristalli di gesso. Quello che si calpesta nel percorso è letteralmente il fondo di un mare antico.
Il Parco dei Gessi Bolognesi: cosa c’è intorno
La Spipola fa parte del Parco Regionale dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell’Abbadessa, un’area protetta che si estende sulle prime colline a est di Bologna. C’è un cammino che passa da qui, ed è uno dei più belli d’italia, come abbiamo raccontato: il Cammino dei gessi e dei Calanchi, da Bologna a Faenza.

A pochi minuti si trova la Grotta del Farneto — scoperta nel 1871 da Francesco Orsoni, più accessibile della Spipola, rifugio per chirotteri e laboratorio biologico, con reperti dell’Età del Rame rinvenuti da Fantini in una seconda fase di esplorazione. L’accesso si trova accanto al Centro Visita “Casa Fantini”, la casa colonica dove nel 1895 nacque lo stesso Luigi Fantini — speleologo, naturalista, figura fondamentale per la conoscenza di questi gessi.
Fuori dalle grotte, il parco si percorre su sentieri che portano all’inghiottitoio delle Candele, alla cava a filo di gesso con vista su Bologna e la pianura, e attorno alla grande dolina con i cristalli di selenite che affiorano tra l’erba. Il paesaggio carsico — doline, inghiottitoi, scarpate di gesso bianco — è a sé stante rispetto all’Appennino classico e vale la visita anche senza scendere sottoterra.
Info pratiche
Dove si trova Parcheggio “La Palazza”, Via Benassi angolo Via La Palazza — Ponticella di San Lazzaro di Savena (BO)
Come arrivare in auto Tangenziale di Bologna, uscita San Lazzaro — seguire il fiume Savena, alla rotonda svoltare verso Ponticella — il parcheggio è in salita al bivio con Via La Palazza
Come arrivare in autobus Linee 11, 13 o 27 da Bologna, fermata Ponticella Brizzi — poi ~1 km a piedi
Prenotazione Obbligatoria entro il venerdì precedente — tel. 051/6254821 — email infea.parcogessi@enteparchi.bo.it Calendario eventi: parks.it/parco.gessi.bolognesi
Costo Intero (18+ anni): €16 — Ridotto (8-17 anni e over 65): €8 Comprende guida speleologica e casco
Visita Solo con guida autorizzata — percorso ~500 m — durata totale 3-5 ore
Età minima 8-9 anni per la grotta — il sentiero esterno è accessibile da 5 anni
Temperatura interna 10-12°C tutto l’anno — portare felpa o giacca anche d’estate
Abbigliamento Pantaloni lunghi, scarpe impermeabili antiscivolo, scaldacollo o bandana sotto il casco, borraccia da almeno 1 litro
Non ammessi Bambini in braccio o in marsupio — cani — chi soffre di claustrofobia
Foto Gessi Bolognesi, Ente Paerchi Bo
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