Foreste, silenzio, mistero e storia: Itaca è l’isola greca del mito dove trovi stranamente poca gente

Tutti conoscono Itaca grazie all'Odissea. Pochissimi ci sono stati, perché non c'è un aeroporto, i traghetti non sono frequenti e l'isola non fa niente per farsi trovare facilmente.

Con 96 chilometri quadrati, tremila abitanti e una capitale che si distende ad anfiteatro in fondo a una baia naturale considerata tra le più belle del Mediterraneo, Itaca è il tipo di posto dove si arriva per una notte e si rimane una settimana senza capire bene come sia successo.

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L’isola che tutti conoscono e quasi nessuno visita

C’è un paradosso geografico e culturale che riguarda Itaca: è probabilmente l’isola più citata della letteratura mondiale — Omero, Foscolo, Kavafis — e una delle meno visitate del Mar Ionio. La ragione è pratica prima che poetica. Non c’è un aeroporto. Non ci sono voli low cost, non ci sono trasferimenti organizzati, non ci sono resort con piscina che fanno da calamita per il turismo di massa.itaca-spiagge
Per arrivarci bisogna volere davvero arrivarci — e questo filtro naturale ha preservato l’isola da un destino che ha travolto buona parte delle Cicladi. Kavafis scrisse che Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei non ti saresti messo in cammino. Il senso del poema è che la destinazione conta meno del percorso.
Arrivando sull’isola si capisce che in questo caso le due cose non si escludono.

La forma dell’isola: due mondi separati da un istmo

Itaca ha una forma geografica insolita: è composta da due penisole di dimensioni simili collegate da un istmo stretto — quello di Aetos — largo poche centinaia di metri. La penisola meridionale è più arida, bruciata dal sole, coperta di macchia mediterranea bassa e profumata. Quella settentrionale è più verde, con vigneti, mandorli e uliveti che scendono verso il mare.
Il risultato è un’isola che cambia carattere ogni volta che si passa dall’una all’altra, e che Omero descrisse con una precisione sorprendente: “rocciosa, impraticabile ai cavalli, un’isola buona per l’allevamento delle capre”. La citazione regge ancora, tremila anni dopo.

Vathy: la capitale che si nasconde nella baia

Vathy è il capoluogo di Itaca e uno dei porti naturali più protetti del Mediterraneo. La baia è talmente profonda e riparata che la città non si vede dal largo — si piega dopo un promontorio e improvvisamente appare, distesa ad anfiteatro sulle colline sopra l’acqua, con le case color pastello riflesse nel porto. I velisti di tutto il Mar Ionio la conoscono come ancoraggio d’elezione. Il lungomare è una sequenza di taverne con i tavoli sull’acqua, barche ormeggiate a pochi metri, gatti che dormono sulle reti da pesca.itaca-vathyNon c’è niente di costruito apposta per i turisti — c’è un paese che funziona per i propri abitanti e che accetta i visitatori senza trasformarsi per loro.
centro storico fu quasi completamente distrutto dal terremoto del 1953 — lo stesso che devastò Cefalonia e Zante — ma la ricostruzione seguì fedelmente l’architettura veneziana originale. Il risultato è una città che sembra più antica di quanto sia, e che conserva una coerenza visiva rara nelle isole ioniche.

Kioni e Frikes: il nord che vale il viaggio

La penisola settentrionale ha tre villaggi costieri. Kioni è il più bello in assoluto — case tradizionali colorate che si specchiano in un porto naturale minuscolo, circondato da cipressi e uliveti. In estate diventa pedonale: le auto rimangono nel parcheggio fuori dal paese e il porto si riempie di barche a vela ormeggiate.
Nonostante questo, Kioni non ha mai perso la sua dimensione umana: le taverne sono gestite dalle stesse famiglie da decenni, i bambini giocano sul molo, la sera gli anziani occupano le sedie fuori dai bar come hanno sempre fatto. Frikes è più piccola, meno scenografica, più autentica nel senso che non è ancora entrata in nessun itinerario ufficiale.itacaun porto funzionale con qualche barca da pesca, due taverne e una spiaggia di ciottoli. È il tipo di posto dove ci si ferma per caso e poi non si riesce a ripartire.
Da qui partono i traghetti per Lefkada e Cefalonia.

Exogi e Anogi: i villaggi dell’interno

Exogi è il villaggio più a nord dell’isola e probabilmente il più antico. La posizione — su un promontorio alto, difficile da raggiungere — non è casuale: fu costruito così per sfuggire ai pirati, una preoccupazione concreta per secoli nel Mar Ionio.
Quasi nessun turista ci arriva. Chi ci va trova una chiesa, qualche casa, il silenzio e una vista sull’arcipelago ionico che nelle giornate limpide arriva fino a Lefkada e Cefalonia. Anogi è l’antica capitale medievale dell’isola, arroccata a 500 metri di quota nell’interno.
La chiesa principale conserva un ciclo di affreschi di scuola epirota della fine del XVII secolo — uno dei patrimoni artistici meno visitati di tutta la Grecia. A tre chilometri da Anogi si trova il Monastero di Kathara, costruito nel XVI secolo, ristrutturato nel 1696, con icone bizantine di notevole qualità e una terrazza panoramica sulla baia di Molos e su Vathy.

Le spiagge: quasi tutte di ciottoli, quasi tutte bellissime

Itaca non è l’isola giusta per chi cerca lunghe distese di sabbia fine. Le spiagge sono quasi tutte di ciottoli chiari o rocciose, piccole, incastonate tra le colline. Il mare compensa abbondantemente: è di un turchese che vira al verde smeraldo nelle calette più riparate, con una trasparenza che rende visibile il fondo a tre metri di profondità. Gidaki è la spiaggia più famosa e più bella dell’isola.itaca-mareSi raggiunge a piedi con un sentiero panoramico di 45 minuti da Vathy, oppure in barca con i taxi boat che partono dal porto. È un lungo arco di ciottoli chiari con tamarici e cedri che arrivano fino all’acqua, mare caraibico, quasi nessun servizio. Non delude mai.
Sarakiniko ha il fondale più sabbioso dell’isola — è una delle poche spiagge adatta anche ai bambini. Skinari, lungo la strada tra Frikes e Kioni, è una caletta piccola e quasi sempre deserta con acque che passano dal verde smeraldo al turchese intenso nell’arco di pochi metri.
Mnimata e Piso Aetos, sulla costa orientale, si raggiungono solo in barca e mantengono una quiete che le spiagge accessibili su strada non possono più garantire.

Il mito di Ulisse: cosa rimane davvero

La letteratura turistica su Itaca tende a sovrapporre il mito alla geografia con un entusiasmo che le prove archeologiche non sempre giustificano. Va detto con onestà: non è certo che l’Itaca di Omero fosse questa isola. Alcuni studiosi sostengono che la patria di Ulisse fosse l’attuale Cefalonia, o una combinazione di isole della regione. Il dibattito è aperto e probabilmente irrisolvibile.
Questo non toglie niente all’isola — anzi, la libera da un obbligo di corrispondenza impossibile. I luoghi citati nell’Odissea che si trovano a Itaca — la Grotta delle Ninfe vicino a Vathy, la Fonte Aretusa nel sud dell’isola, i resti di quello che alcuni identificano come il palazzo di Ulisse a Stavros — sono luoghi interessanti e belli a prescindere dalla questione omerica.itaca-foreste
La Grotta delle Ninfe è un antro naturale con stalattiti usato come luogo di culto dall’antichità. La Fonte Aretusa, raggiungibile a piedi con un’ora di cammino nel paesaggio brullo del sud, è ancora attiva e in estate è frequentata dalle capre più che dai turisti.

Come arrivare: il viaggio che fa parte del viaggio

Non c’è un volo per Itaca. Questa è la notizia. Le opzioni sono due. La prima: volo su Cefalonia (aeroporto EFL, con voli diretti dall’Italia in stagione da Milano, Roma, Bologna, Napoli e Bari), poi traghetto da Sami o Poros per Itaca — traversata di 20-30 minuti. È la soluzione più rapida.
La seconda: traghetto dall’Italia (Ancona, Bari o Brindisi) fino a Patrasso o Igoumenitsa, poi percorso su strada fino a Patrasso e traghetto per Itaca. Più lenta, più scenografica, adatta a chi porta l’auto e vuole girare le isole con più libertà.
Dall’isola si raggiunge anche Lefkada con traghetto da Frikes — un’opzione interessante per chi vuole combinare le due isole in un unico itinerario.

Quando andare

Maggio e giugno sono i mesi migliori: l’isola è verde dopo le piogge invernali, il mare è già balneabile, le spiagge sono quasi vuote e i prezzi degli alloggi sono ancora ragionevoli. La capacità ricettiva di Itaca è limitata — pochi hotel boutique a Vathy, pensioni tradizionali, appartamenti in affitto — e si esaurisce in fretta in luglio e agosto.
Luglio e agosto portano i velisti italiani e le barche a vela che affollano il porto di Vathy e quello di Kioni. L’atmosfera è piacevole ma i posti letto si trovano solo prenotando con mesi di anticipo. Le spiagge, trattandosi di calette piccole, si saturano più in fretta che altrove.
Settembre è il mese ideale: mare caldo, isola più tranquilla, prezzi in discesa.
Ottobre è ancora godibile per chi non cerca il mare — l’isola è bellissima con la luce autunnale e i pochi turisti rimasti sono quelli che sanno cosa stanno facendo.

Info pratiche

Dimensioni: 96 km², 3.500 abitanti. Si gira tutta in un giorno con l’auto, comodamente in due.
Auto a noleggio: disponibile a Vathy, indispensabile per raggiungere i villaggi del nord e le spiagge meno accessibili. Poche agenzie — prenotare in anticipo in alta stagione.
Alloggio: Vathy offre la maggior parte delle strutture. Kioni ha qualche appartamento di charme sul porto. Perachori e i villaggi dell’interno hanno agriturismi e case tradizionali. Capacità ricettiva totale dell’isola molto limitata.
Cibo: cucina ionica classica — pesce fresco, formaggi locali, vino della regione. A Vathy alcune taverne sul lungomare hanno qualità costante. A Kioni i ristoranti sul porto sono più cari ma l’atmosfera giustifica il prezzo.

Foto Canva

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